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Il modo in cui pronunciò quella frase, il modo in cui pronunciò quel nome, il mio nome, mi mise i brividi. Non mi ero neanche resa conto che avessi fatto un passo indietro.

-Non è quello il mio nome. - sibilai a denti stretti.
-Si, invece, lo è. Lo sanno tutti che è quello il tuo nome.

Sarò onesta. Una parte di me ha sempre saputo che la mia privacy non era mai stata così segreta, ma comunque quelle parole mi colpirono.

-Se proprio vuoi tornare a Boston, allora, io verrò con te.
-Cosa? No!
-Tris, non ho intenzione di lasciarti andare. Hai bisogno della mia protezione, ora più che mai.
-Bradley, è una cosa che devo fare io, da sola.
-Dio mio! Sei testarda come tuo padre. - sussurrò lui, più a se stesso che a me, con una note quasi sentimentale della sua voce.
-Tu c...conoscevi mio padre? - quell'uomo non finiva mai di stupirmi.
-Eccome se lo conoscevo. Comunque vai a preparare le borse. Partiamo questa sera.

Questa volta non replicai neanche. Forse perché ero troppo scioccata per il fatto che conoscesse mio padre o perché tanto sapevo che anche lui era testardo e non avrebbe mollato la presa.

Appena arrivati in camera mia, cacciai un borsone da sotto il letto e lo poggiai su di esso. Presi delle maglie e dei pantaloncini e li misi dentro. Cacciai anche la mia vecchia divisa, non sapevo se mi entrasse e sapevo che non l'avrei usata, ma portarla con me mi dava sicurezza.

Infilai dentro tutto ciò che mi servisse, e una volta pronto il borsone lo poggiai ai piedi del letto e decisi di riposarmi. Era passata da poco l'ora di pranzo eppure mi sembrava che fosse passato un secolo da quando andai all'ufficio di Bradley quella stessa mattina.

-Andrà tutto bene, tesoro. - sussurrai davanti allo specchio, mentre mi massaggiavo la pancia -Non dovresti vivere tutto questo, ma ti prometto che ne uscirai. E non ti trascinerò indietro come è successo a me. Te lo giuro. Ti proteggerò sempre, amore mio.

Sentii bussare di colpo e saltai letteralmente per lo spavento. Mi asciugai in fretta una lacrima e andai ad aprire la porta, rivelando dietro di essa Bradley.

-Dobbiamo andare in aeroporto, è tutto pronto?
-Si, la borsa è sul letto.

Mi superò e prese la borsa al posto mio. Giusto, meno sforzi facevo e meglio era. Arrivammo al parcheggio fuori l'edificio e lui, dopo aver caricato i nostri borsoni nel cofano, si mise al posto di guida.

-Sei sicura di volerlo fare?
-Si. - dissi senza rifletterci un attimo, ed era vero.

Con il sorriso di una che la sa lunga, Bradley mise in moto e partì, per fermarsi solo una volta che fummo arrivati al parcheggio dell'aeroporto di LAX.

Arrivati all'aeroporto di Boston, senza perdere tempo, seguii Bradley che aveva tutte e due le nostre borse, fino all'uscita. Proprio di fronte all'ingresso, ci aspettava un'auto che ci avrebbe portati alla destinazione tanto attesa.

Appena salii in macchina, Bradley mi porse una felpa, decisamente più grande della mia solita taglia.

-E questa?
-Indossala. Ti aiuterà a coprirti.

In effetti la mia canotta era parecchio stretta e la pancia non era più piatta come tre mesi prima, quindi si, aveva avuto un'ottima idea. La indossai ed era davvero comoda.

Era buio quando l'auto si fermò a Somerville, davanti alla casa in cui ero solita abitare quando ancora lavoravo per Jason, con la mia squadra e con il padre di mia figlia.

Bradley scese dalla macchina e poi venne ad aprire la mia portiera e mi porse una mano per aiutarmi. Prese i bagagli dal cofano e poi fece segno all'autista di ripartire.

-Sei pronta?
-Devo esserlo. I miei lo sono stati, giusto?
-Giusto.

Presi un respiro profondo e mi incamminai verso il porticato, sempre tenendo una mano sulla pancia. Ormai mi veniva spontaneo, come se quel gesto bastasse a proteggere mia figlia. Bussai due volte, prima che qualcuno venne ad aprire la porta.

-Tris?
-Justin. - la mia voce uscì quasi come un sussurro, ma comunque non potei evitare di sorridere.
-Facci entrare. - Bradley spezzò il momento quasi romantico che stavamo vivendo io e il biondo di fronte a me.

Ancora senza parole, si spostò per lasciarci entrare. Arrivati in salotto, tolsi subito la mano dal mio ventre e appena Katherine, Logan ed Aimee mi videro mi corsero incontro. Non si accorsero subito di Bradley, ma appena lo fecero si scambiarono sguardi stupiti e confusi tra di loro.

-Quindi è per lui che sei andata via? - finalmente Justin parlò.
-Cosa? No!

Io ero sconvolta, e per poco non lo fulminavo con lo sguardo. Ero viva, davanti a lui e tutto ciò a cui pensava era se c'era qualcosa tra me e Bradley. Quest'ultimo, invece, se ne stava in piedi, dietro di me appoggiato al muro con le braccia conserte che rideva.

-Cosa c'è di così tanto divertente? - chiese Katherine.
-Tris e io non abbiamo una relazione. Il che non credo che sarebbe neanche legale. - rise ancora.
-E questo che vorrebbe dire? - chiese una voce familiare alle mie spalle.

Mi girai a guardarla e quasi mi venne l'impulso di lanciarle le braccia al collo. Jenna era viva, stava bene, e... E mi aveva rimpiazzata. E dal modo in cui si avvicinò a Justin capii che non aveva preso solo il mio posto nella squadra.

Scossi la testa e tornai a concentrarmi su Bradley. A quanto pareva c'era qualcos'altro che mi teneva segreto e non vedevo l'ora di scoprire di cosa si trattava.

-Perché non rispondi? - Logan insistette.
-Per lo stesso motivo per cui ho deciso di stare dalla vostra parte. Tris è mia nipote.

Allora, visto che ci avviciniamo sempre di più alla fine, volevo chiedervi una cosa.
Come pensate che finirà questa storia?
Secondo voi morirà qualcun altro oppure no? E se si chi?
Non so il perché di questo interrogatorio, ma vorrei sapere le vostre opinioni!
(Passate a leggere le alte mie storie)
Xx

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