Avevo già fatto circa tre ecografie da quando avevo scoperto di essere incinta. Mi ero trasferita a vivere nell'edificio e Bradley mi teneva d'occhio, senza però essere troppo invadente.

Ero al quarto mese di gravidanza e i miei pantaloni stavano diventando sempre più stretti. Il mio fisico mi era sempre piaciuto e ora si stava deformando e probabilmente non sarebbe neanche più tornato come prima.

Le giornate stavano diventando veramente noiose. Il cambiamento radicale mi aveva dato alla testa. Non ero abituata a stare ferma e rilassata tutto il giorno, ma almeno avevo smesso di vomitare.

Stando in questo silenzio e in questa perenne solitudine, però, non facevo altro che riflettere e pensare. E io odiavo riflettere e pensare. Avevo anche perso il conto delle volte in cui avevo quasi preso il telefono per chiamare i quattro ragazzi che avevo lasciato a Boston.

Ma grazie a dio il buonsenso arrivava al momento giusto, in modo da farmi poggiare il telefono. In fondo più li tenevo alla larga da me, più erano salvi.

Al momento ero poggiata sul letto a mangiare del gelato, mentre, questa volta, pensavo al bambino. Cosa avrei dovuto fare?

Lui o lei che fosse stato, non potevo tenerlo con me. Sapevo che non potevo affezionarmici, ma il pensiero che tra cinque mesi non sarebbe più stato mio, mi dava la nausea.

Ma se fosse rimasto con me, non avrebbe vissuto a lungo. Questa era la triste verità che non si poteva negare.

Mi resi conto di star piangendo quando le mie gambe scoperte cominciarono a riempirsi di lacrime.

Così, mi alzai e andai ad asciugarmi il viso. Avevo le occhiaie, nonostante non facessi altro che dormire. Non bevevo più e non fumavo più. Non che ne sentissi più il bisogno, onestamente, ma non sapevo più come passare il tempo.

Appena uscii dal bagno, la porta bussò. Andai velocemente ad aprire, senza neanche fermarmi a pensare se la stanza fosse in ordine o meno.

-Ciao, Tris. - mi spostai per lasciar entrare Bradley.
-Cosa ti porta qui? È la prima volta che vieni nella mia stanza.
-Dobbiamo parlare. - continuò come se non avessi aperto bocca.
-E cos'è così urgente da venire fino a qui?
-Due mesi fa, Jason è stato qui.

Sentii il respiro mancarmi e dovetti sedermi o sarei caduta e avrei fatto del male al bambino. Mi appoggiai delicatamente al letto e con gli occhi spalancati guardai verso Bradley.

-E lui...
-Sarò sincero. Non posso prometterti niente. Non so se lui sa che tu sei incinta, ma dobbiamo stare cauti. D'ora in poi tutti i controlli medici li farai qui dentro.
-Sarò in galera quindi!
-Preferisci questo o che ti facciano fuori appena metterai piede fuori da queste mura?

Rimasi in silenzio. Aveva ragione e inoltre questo continuo cambio d'umore mi stava dando alla testa. Stupidi ormoni del cavolo!

-Bene, riposati. - disse lui, uscendo - E, a proposito, la dottoressa ti aspetta.
-Si, vado subito.

Non appena lui uscì dalla mia stanza, mi togli i pantaloncini della tuta e ne indossai un paio di jeans e una canotta un po' più decente.

Uscii e mi diressi verso lo studio della dottoressa. Appena entrai notai il cambiamento. C'erano più attrezzi e si potevano anche fare le ecografie ora. Fantastico.

-Allora, Tris, come andiamo oggi?
-Al solito...
-Allungati sul lettino, per favore. Se siamo fortunate oggi potremo vedere il sesso del bambino.
-Oh...
-Non vuoi saperlo?

Avrei voluto saperlo? In fondo questa informazione in più mi avrebbe solo permesso di avere un contatto maggiore con il bambino. E più mi avvicinavo, più non sarei stata in grado di allontanarmi al momento della nascita.

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