Capitolo 2 : Il Quartier Generale (II)

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“Ehi, aspetta, ma dove mi porti?”

“Fidati di me. Davvero. Ti fidi di me?”

Lo fermò. Possibile che quel ragazzo che conosceva da un vita avesse dovuto domandarglielo? A lei, a sua sorella?

“Ho una scelta?” disse scherzando, mentre, nel sorriso, in realtà le saliva la malinconia.

“Che domanda!? -pensò- Io non ho una scelta”

Le cose erano molto cambiate da quando giocavano insieme; allora avrebbe potuto scegliere se giocare da sola o con qualcun altro, volendo, sebbene poi finisse per scegliere sempre il suo fratellone. Ora, invece, le era rimasto soltanto lui. Ma come tutte le volte, da un po' di mesi a quella parte, diceva a se stessa di resistere ai quei pensieri, così come aveva cominciato a guardare alla Cupola con occhi diversi. Dopotutto, le ultime braccia in cui avesse potuto rifugiarsi erano quelle affidabili di Umberto. Un porto sicuro, che trovava conferma nei suoi occhi leali, incapaci di mentire.

“No”

“Bene. Allora che si fa?”

“Torniamo indietro nel tempo...Ricordi come si gioca a nascondino?”

“Si, perché?”

“Ti porto nel posto più sicuro che conosco per farti vincere il tuo regalo di compleanno.”

Ben presto lasciarono quel lungo viale artificiale e desolato che tagliava in due la foresta, l'unica cosa che da anni, tra alberi, foglie e fiori, le ricordava il passaggio di altri esseri come lei. La foresta si riprendeva i suoi spazi ad ogni passo che compivano in avanti, come fossero nuove conquiste. Non si era mai avventurata così tanto lontano dalla Cupola, come stava facendo ora; dopo anni stava ricominciando a vedere alberi secolari di cui non si vedeva nemmeno la fine, tanto diversi da quelli cui era abituata e che, evidentemente, non erano antichi come lo erano quelli che aveva ora di fronte.

Foglie. Foglie del sottobosco sotto le suole delle scarpe. Nel silenzio quasi le si poteva sentire scricchiolare.

Il profumo dei fiori estivi, poco più in là della sua destra un campo di girasoli.

Dalla bocca le uscì un esclamazione indistinta di stupore, un qualcosa che assomigliava a un “Ooh”, detto sottovoce per non disturbare quella quiete. Umberto guardava compiaciuto sua sorella, era davvero come tornare indietro nel tempo: una bambina.

“5...4...3...2...1...Sei pronta per giocare?”

“Si, che posto hai in mente?”

“Vieni con me”

Le prese la mano, ma non come aveva fatto prima; ora aveva un tocco dolce e violento contemporaneamente, una mano che tira impazientemente l'altra per portarla a vedere qualcosa di sorprendente. Fu allora che furono davvero vicini a uno di quei grandi alberi, dal tronco possente, dai rami intricati, dalla corteccia impenetrabile. La tentazione di toccarlo e di sentire sulle dita la resina appiccicosa.

“Guarda su, Vera. Saliamo, che le sorprese non sono ancora finite”

Non se lo fece ripetere due volte, le mani erano già sulla corteccia. E lei era pronta a vedere la fine di quei tanti rami che da terra non avrebbe mai visto.

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Come sempre fatemi sapere eventuali opinioni, correzioni e tutto quello che volete! Grazie mille. Celebriamo (se così si può dire dire) con questa II parte del Capitolo 2 l'arrivo in Terza Posizione nella classifica Fantascienza di Wattpad. Senza di voi, non sarebbe possibile, è incredibile. Davvero mille grazie, anche se non saranno mai abbastanza!

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