Introduzione

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Noia. Una profondissima e claustrofobica noia, ecco cos'era la mia vita. Potrebbe sembrare lo sfogo di un'adolescente qualunque, una di quelle che passano la vita a correre dietro ai ragazzi, a fare spese e dicono di annoiarsi solo per attirare l'attenzione dei genitori, i quali prontamente compreranno loro qualcosa di nuovo per farle felici. Ma quando si vive in un'ampolla di cristallo da soli per centinaia di anni, beh quello è tutto un altro tipo di noia. Certo avere poteri magici pressochè illimitati ed una vita immortale potrebbe valerne il prezzo, ma non per me!
"Cosa darei per uscire da qui" sospirai rannicchiata sulla mia splendida poltroncina rosa fluo.
Uno dei pochi divertimenti che mi erano concessi era ridecorare magicamente la mia stanzetta quante volte volevo. Anche se dopo più di mille anni avevo provato tutti gli stili e le combinazioni possibili.
Al momento possedevo un bellissimo tappeto persiano circolare che occupava l'intero pavimento; un morbido divano scarlatto (faceva a pugni con la poltrona, ma nn mi importava! Qualunque cosa rompesse quella monotonia era ben accetta) una cassettiera di prezioso legno di mogano decorato con tutti i suppellettili luccicanti immaginabili e, in un angolino, un letto tondo circondato da morbide tende, unico elemento che nn avevo mai cambiato e che mai cambierò, probabilmente.
L'ultima volta che ero stata fuori di lì era stato per troppo poco tempo. Nemmeno un mese! Quello sciocco del mio ultimo padrone si era fatto uccidere dal suo cosiddetto migliore amico, lasciando la mia lampada nascosta chissà dove.
Che frustrazione! Potevo fare praticamente tutto, tranne uscire da quella cella, dorata va bene, ma pur sempre cella!
Feci comparire una fetta della mia torta preferita, mandorle e cannella, e la sgranocchiai lentamente. Okay, non avevo tecnicamente bisogno di mangiare, ma era un piacevole diversivo. Ero una cuoca disastrosa, ma sapevo sempre dove trovare il cibo più prelibato. Trucchi del mestiere. E in mille anni se ne imparano parecchi, se si vuol sopravvivere.
In quel momento avrei affrontato volentieri uno dei miei padroni più sanguinari pur di sfuggire da quella noia opprimente.
Finita la torta mi alzai e sfilai alcuni abiti dalla cassettiera, sperimentando nuovi stili. Alla fine scelsi lunghi pantaloni rosa e un corpetto rigido in tinta con tanti laccetti sul davanti; forse un po' stravagante, ma in fondo che ne sapevo della moda là fuori io?! Niente. Avrebbero anche potuto vestirsi tutti a pois o nn vestirsi affatto. Odiavo l'isolazione totale dal mondo a cui ero condannata!
Mentre finivo di legare i miei lunghi capelli scuri in una coda alta, tutto inizió a tremare. La camera sfumó davanti ai miei occhi, o meglio io divenni fumo, e in un batter di ciglia mi ritrovai fuori. Ero confusa e leggermente disorientata, aprii piano gli occhi sperando di non stare sognando.
I miei occhi incontrarono lo sguardo d'ambra del mio nuovo padrone.

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