Canzone per il capitolo: La differenza tra me e te- Tiziano Ferro

LISA POV

“Come hai fatto ad entrare?” la sorpasso velocemente avvicinandomi alle scale. Mi blocco immediatamente ricordandomi di Harry al piano superiore. Lascio un piede poggiato al legno, come in bilico. Batto le dita sul passamano, voltandomi poco dopo per controllare che non mi stia seguendo.

“Harry non ha perso il vizio di lasciare aperta la porta sul retro” sogghigna. La sua altezza mi intimorisce, così salgo sul gradino per sembrare più alta.

“E’ su a fare la doccia” la informo.

“Lo raggiungerò dopo, grazie” dice allegra. Mi trattengo dal metterle due mani attorno al collo. In questo momento non abbiamo bisogno anche di lei che cerca di strapparmi la felicità.

“Vattene da casa mia” indico arrabbiata la porta, marcando le ultime due parole. Il suo sguardo compassionevole mi brucia il sangue; lo sento ribollire fin dentro le vene. Sento il volto infiammarsi e la rabbia trasferirsi alle mani. Cerco di calmarmi infilando le unghie nella pelle.

“Volevo solo parlare con te” alza le mani in segno di resa.

“Io no”

“Andiamo, Lisa” mi prega. “Sono venuta in pace” ridacchia.

Guardo l’orologio appeso alla parete. Sono trascorsi quindici minuti esatti e tutto il tempo non ho fatto altro che guardare senza interruzione le scale pronta a vedere Harry da un momento all’altro.

“Quindi..” ricapitolo, riconducendo l’attenzione a lei. “Sei venuta perché eri preoccupata per me, ho capito bene?” mi acciglio. Annuisce sorridendo.

“Sono ingenua ma non stupida, Alice.
Dimmi cosa vuoi” serro i pugni mettendoli in bella vista sul tavolo. Allenta le mie dita prendendo le mani tra le sue, gesto che ovviamente non faccio durare a lungo. Stiamo parlando delle stesse mani che hanno toccato il mio uomo, più volte. Caccio via quel pensiero che mi fa arrabbiare ancora di più.

“Perché mi tratti così?”

“Perché ti tratto così?” le faccio l’eco. Batto nervosamente le mani sulle gambe, alzandomi. Percorro tutto il perimetro della cucina, avanti e indietro, non so quante volte. “Davvero vuoi farmi credere che sei venuta qui per sapere come sto ora che Niall è tornato?” dico burbera.

“Io non voglio farti credere niente. Sono davvero preoccupata per te”  finge sincerità.

“Che cazzo te ne fotte di come sto. Sto come una persona che ha appena visto un fantasma” sbotto.

“Credevo che fossi tornata con lui” dice piano.

“Ti avverto” le vado vicinissima puntandole un dito contro, “fatti. I cazzi. Tuoi, Alice”. Perché mi sono ritornati i sensi di colpa? “Io amo Harry ormai”. Cosa fai, convinci lei o te stessa?

“E allora perché stai piangendo?”. Porto le dita sotto gli occhi e asciugo le lacrime che non mi ero accorta di star versando.

“Piango perché sono un’idiota” urlo. “Perché ho trascorso notti intere ad immaginarmi come sarebbe stato rivederlo, ascoltare di nuovo la sua risata, abbracciarlo ancora. Piango per tutte le volte che da sola ho cercato di convincermi che stare con Harry fosse quello che realmente volevo e non quello che volevo solo per sostituire quello che ormai non avrei mai più potuto avere. Piango perché quando finalmente avevo preso la mia decisione, arrivi tu e mi fai crollare tutte le certezze” soffoco le parole tra i singhiozzi.

“Cosa c’entro io con Niall?” corruga la fronte.

“Oh andiamo, Alice” tiro su con il naso. Sento la pelle raffreddarsi e alcuni brividi percorrermi la schiena. “Dimmi che non sei venuta per convincermi a parlare con lui. So perfettamente cosa ti ha detto Harry riguardo le sue preoccupazioni per la nostra storia; sai benissimo cosa significa Niall per me. E sai cosa ti dico? Che tutti questi patetici tentativi di interessamento, nonostante sia tutta una finzione, mi hanno convinta”

“Convinta a fare cosa?”

“Vado da Niall. Avevo bisogno di una spinta e tu me l’hai data. Ma ti avverto, non riuscirai a rubarmi Harry. Lui è mio e lo sarà per sempre. Tu non sei altro che una comparsa nella sua vita, sei il suo passato ma sfortunatamente per te non sarai mai il suo futuro”. Mi guarda senza batter ciglio. Bagna leggermente gli occhi, ma non mi da la soddisfazione di vederla piangere.

“Io non volevo”

“Esci da casa mia, Alice. Non sei la benvenuta” giro le spalle e aspetto qualche minuto prima di sentire lo scatto della porta che viene chiusa. Solo allora ritorno a respirare. 

Love Actually (#Wattys2015) // N.H.Leggi questa storia gratuitamente!