Girl, I do not know
Where you're running to
I'm your finished life
I'm the one for you
If you do me wrong
If I'm cruel to you
You're a fool for me
I'm a fool for you

Non importa che io abbia gli occhi aperti o chiusi, vedo sempre la stessa oscurità. E ha il colore dei suoi occhi.
È un vuoto strano quello che sento, perché non so bene come interpretare la distanza che si è creata tra me e lui, se definirla una rottura definitiva o un momento di crisi. Forse dovrei mettere da parte il lato offeso ed egoista di me e andare da lui per dirgli che ho sbagliato e che può comunque contare su di me, ma in qualche modo non voglio. Non è giusto che io mi abbassi a quel livello, che mi prostri ai suoi piedi facendogli intendere che qualsiasi cosa lui faccia per me andrà bene. Io non sono uno zerbino su cui lui si può pulire le scarpe, sono molto di più e voglio essere qualcosa di importante per lui. Forse è un po' pretenzioso, ma non penso di potermi ridurre ad annientarmi ad ogni singola occasione. Non voglio essere una persona debole, nemmeno quando si tratta di lui.
La paura di perderlo mi attanaglia lo stomaco ma non ci posso fare niente, tenere duro e sperare che capisca da solo, o almeno con l'aiuto degli altri, è l'unica cosa che posso fare.
Serena è di buon umore nonostante il freddo e la pioggia e Liam si è presentato con un nuovo taglio di capelli. Il bar è gremito di gente infreddolita e sono contenta di avere tanto lavoro da sbrigare, perché così posso non pensare.
"Io penso che sia uno stronzo" Serena mi osserva portandosi una mano su un fianco, la frangia che le cade sugli occhi. La guardo interrogativa e lei si preoccupa di fornirmi le dovute spiegazioni. "Ho obbligato Liam a raccontarmi perché la tua faccia sia più buia di questo temporale. Non è colpa sua, sono io che sono molto brava a persuadere le persone"
"Spero che tu non l'abbia persuaso con un pompino"
"Ma per chi mi hai presa?" alza gli occhi al cielo.
Mi fa sorridere mentre asciugo una tazzina da caffè.
"Ribadisco il mio punto di vista: è uno stronzo"
"No, non lo è"
"Non difenderlo"
"Ha i suoi motivi per essere così sottotono"
"Non si tratta di essere sottotono, ma di rimboccarsi le maniche e rialzare il culo da terra" mi risponde.
La guardo concedendole tutte le mie attenzioni, un po' spazientita.
"Non so cosa ti abbia detto Liam, perché io non ho raccontato niente a nessuno, ma ti posso assicurare che non si tratta solo di questo"
"Mila" mi richiama, ora più severa. "Stai davvero difendendo qualcuno che ti riduce in questo stato?"
Riesce a farmi abbassare gli occhi sul piano da lavoro, anche se non ho niente da preparare.
"Non è così semplice" rispondo. "Ha perso una persona importante"
"Questo non giustifica il suo comportamento nei tuoi confronti"
"Non lo sto giustificando, sto solo cercando di comprenderlo" ribadisco scoccandole un'occhiata. "Voglio capire cosa sta passando per potermi comportare di conseguenza"
Scuote leggermente la testa con un sospiro pesante.
"Sei troppo profonda per questo mondo"
Tiro su un angolo della bocca in un piccolo sorriso. "È che ci tengo davvero a lui"
"Diglielo" mi sprona. "Forse ora ha solo bisogno di sapere che c'è qualcuno che lo ama"
Non è un ragionamento completamente sbagliato, anche se ho paura di fare la mossa errata. Forse avrei dovuto dirglielo prima, evitando questa situazione di stallo insopportabile, ma non ci ho mai pensato. Ero sempre troppo presa a custodire i miei sentimenti per paura che venissero sciupati, ma dove ci ho condotti?
Serena alza impercettibilmente il mento verso l'ingresso e voltandomi vedo Zayn camminare a passo incerto verso di noi.
"Zayn" lo saluto. "Ciao"
"Ciao. Liam è qui?"
"Sì, sta nel retro, vuoi che te lo chiami?" chiede Serena.
Lui scuote la testa. "No, sono venuto qui per te" risponde guardandomi.
Non nascondo un certo stupore e Serena si congeda allontanandosi verso la cassa, anche se non è chissà quanto distante da noi.
Zayn si poggia con le braccia sul bancone ed io lo sto a sentire.
"Si tratta di Harry"
In qualche modo non mi stupisce.
"È successo qualcosa?"
"No, niente di grave" scuote la testa. "Ma sta impazzendo. So che tu fai molto per lui e che ti sembra che non sia abbastanza, ma Harry sta passando un momento particolare"
"Lo so" rispondo. "Crede che Brett sia morto a causa sua"
"Non è solo questo" ribatte. "È convinto di poter fare del male alle persone che gli stanno attorno. A noi, a te, a Mike... a tutti"
Deglutisco impreparata.
"Gli ho parlato e ho cercato di fargli capire che lui non ha niente a che fare con la morte di Brett e che queste cose che pensa non gli fanno bene" continua. "Sembrava mi stesse ascoltando e ha detto che vuole rimettere le cose a posto un po' con tutti, quindi anche con te"
Ho aggrottato la fronte e non me ne sono nemmeno resa conto. Zayn continua a parlare guardandomi dritta negli occhi.
"Tiene a te più di qualsiasi altra cosa, Mila, ed è per questo che ha cercato di allontanarti. Cerca di proteggerti senza sapere che sta sbagliando"
Non so bene che cosa dire né cosa fare. Continuo a guardare Zayn e poi sposto gli occhi lungo la sala. Serena è ancora alla cassa col suo cellulare in mano.
"Io..." incespico sulle mie stesse parole. "Ti ringrazio per avermelo detto. E per aver parlato con Harry"
Lui scrolla le spalle. "È mio amico e non voglio che si rovini"
Gli sorrido. "Nessuno di noi lo vuole"
"Cosa ci fai tu qui?" è la voce di Liam che sopraggiunge insieme alla sua figura. Si salutano battendo i pugni.
"Ci vieni domani al Seven? Dicono che ci sono le spogliarelliste"
Liam scoppia a ridere e io alzo gli occhi al cielo. "Siete irrecuperabili" commento allontanandomi.
Ho un piccolo peso in meno e sono più pronta ad espormi con Harry. Non so bene cosa ne verrà fuori, se riusciremo a trovare un compromesso, se incolleremo di nuovo insieme i nostri pezzi rotti o se siamo destinati a scalfirci in continuazione. Ho solo voglia di scoprirlo.

La mia borsa pesa sulla spalla, ho l'ombrello aperto perché piove a dirotto e cerco di fare lo slalom tra le varie pozzanghere mentre entro nel parcheggio di casa.
La prima cosa che noto anche sotto questo temporale, è la macchina di Harry, parcheggiata in malo modo tra altri due veicoli, le gocce di pioggia che lavano via ogni traccia di sporcizia.
Il mio cuore prende a battere con frenesia ed agitazione e velocizzo la mia camminata, raggiungendo il portone e chiudendo l'ombrello non appena imbocco le scale al coperto. Dal corridoio aperto riesco a vedere la pioggia scrosciante schiantarsi contro il suolo e scrollo un po' di acqua dal mio ombrello, passando di fronte alla finestra con le nuove tende di Deb. Apro la porta con le mie chiavi e faccio i primi passi, meno male che dentro non fa freddo anche se le luci sono spente.
"Harry?" lo chiamo titubante, perché immagino che sia salito in casa.
Sento qualcosa cadere in cucina e mi affaccio sulla soglia, rimanendo pietrificata sul posto.
"Mila!" è la voce strozzata di Ruth a parlare, seduta sul piano coi pantaloni abbassati e Harry stretto tra le sue gambe. Le loro pelli e corpi legati in un contatto così intimo mi mozzano il respiro e sento la testa pulsare e girare contemporaneamente.
"Mila" il mio nome adesso viene pronunciato dalla bocca di lui, bocca che immagino abbia toccato anche quella di Ruth e non oso pensare che altro. Si allontana da lei e si abbassa per sollevarsi i boxer e i pantaloni, ancora eccitato per qualcosa che a me dà i brividi. Sono ancora ferma, ho smesso di respirare ed è il tremito che mi trapassa il collo che mi risveglia.
Apro la porta d'ingresso e mi spingo fuori, correndo lungo il corridoio e giù per le scale. Respiro col fiatone, guaisco e mi butto contro il portone, aprendolo con forza. La pioggia mi cade addosso mentre attraverso il parcheggio di corsa, le gambe molli e le mani congelate, come se mi si potessero staccare da un momento all'altro.
Corro, corro e corro come se non avessi altro scopo nella vita, scappo da una realtà che ha preso le sembianze di un incubo e mi infilo nel tornello del parco dietro casa, calpestando le pozze di fango coi miei piedi.
I capelli mi si attaccano alla pelle, ho gli occhi appannati da onde di lacrime che non so se stiano già scendendo sul mio viso perché la pioggia mi bagna ogni singolo centimetro di pelle scoperta. Striscio, quasi cado ma non perdo l'equilibrio e continuo a correre ancora e ancora, con fitte in tutto il corpo, dolori lancinanti che non so se attribuire a ciò che ho visto o a questa fuga disperata.
Mi viene da tossire, la mia gola punge e l'aria fredda e umida che respiro mi raschia dentro, ho la lingua asciutta e respiro così veloce e male da farmi salire la nausea.
Il primo conato di vomito mi obbliga a fermarmi, stringendomi le ginocchia ossute. Il secondo mi fa accasciare al suolo, tra la terra bagnata e il fango, e rigetto qualsiasi cosa ci sia nel mio corpo. Vorrei poter espellere anche il male che mi attraversa da capo a piedi, latro come un cane abbandonato a se stesso e più cerco di trattenermi più peggioro la situazione.
Il terzo conato è causato dal mio singhiozzare incontrollato, le mie spalle scosse da spasmi che vorrei affogare in una vasca piena d'acqua e non so cosa significhi morire, dimenticarsi di vivere, lasciare questo mondo per andare chissà dove, ma in questo momento io vorrei essere morta.
Ci sono i tuoni a farmi da compagnia, ma questo temporale non lava via niente. Non lava via un cazzo di quello che sto passando e sentendo, che forse avrei fatto meglio a farmi i fatti miei quando Brett e Harry avevano deciso di starmi alla larga. Che forse Serena ha ragione a definire Harry uno stronzo e forse anche Oli aveva ragione a dirmi di stargli lontana. Ma io non ho badato a niente di tutto questo, alle occhiatacce di Louis, alle voci di corridoio, alle battutine sul sesso. Ho voluto fare di testa mia e adesso mi sto crogiolando in me stessa, rachitica, sola, persa ed illusa. Sono solo una povera stupida ed infondo questo me lo merito.
Voglio morire. Lo dico a voce alta. Lo piango a voce alta. Ma tutta questa sofferenza non fa che ricordarmi che, invece, sono ancora in vita.

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