Louis si rigirò sul divano un paio di volte, prima di iniziare a camminare per il salone, stanco e con lo stomaco pieno.
Harry continuava a rimanere sdraiato sul divano, accompagnato da quattro bottiglie di birra e un cartone di pizza.

Louis tentennava in piedi mentre osservava il suo migliore amico rimanere in silenzio, in attesa, con lo sguardo rivolto verso il muro.
Louis ricordò il volto pieno e roseo del ragazzo, a soli sedici anni, mentre la vita gli sembrava ancora una bella cosa.

Tornava a ripensare ai momenti di rifiuto che Harry aveva passato, a le notti passate a giocare ai videogiochi, per non lasciarlo solo.
Il dolore aveva sempre fatto parte della vita del ragazzo, ma a quell'età l'incoscienza era sovrana, in azioni e pensieri.
Guardava il suo migliore amico steso su quel divano, senza trovare un vero scopo per vivere.

-dove vai?- domandò Harry, con voce disperata, mentre Louis lo osservò colpevole.

-ti stai deprimendo, vai a parlare con lei e basta- borbottò il ragazzo facendo una piccola sceneggiata.

-ho delle cose da fare, ci sentiamo- lo fermò prima di richiudersi il portone dietro, con un grande tonfo.

Il ragazzo gettò la testa sulla spalliera imprecando, lasciando alla sua mente il tempo di decidere cosa fare.
Sarebbe potuto andare da Lily e dirle tutto.
Sarebbe potuto andare da Lily chiedendole di scegliere, o sarebbe potuto rimanere lì, fermo sul divano, a magiare ancora pizza.

Si alzò barcollando, salendo le scale che lo avrebbero portato al piano superiore: da Lily.
Si mise seduto vicino alla porta e tentò di parlarle, come se non lo avesse cercato di fare in questi ultimi giorni.
Come poteva spiegarle che dopo con lei si sentiva diverso?
Come poteva spiegarle che lui non le avrebbe mai fatto ciò che aveva fatto alle altre ragazze?

-credo che la maniera giusta per iniziare questa conversazione sia dirti per filo e per segno ciò che ho fatto ad ognuna di loro- sospirò grattandosi la nuca, a disagio.

Ora fintamente sentiva di odiare tutti i suoi ricordi, tutte le sue azioni, tutte quelle innumerevoli ciocche di capelli nella scatola.
Ricordava però le quattro ciocche di capelli, le quattro ragazze che aveva torturato fino alla morte.

Harry premette la sua mano tatuata sulla porta della camera per sentire Lily più vicina, prima ancora di aprirla.
Guardò il vassoio della colazione, trovandolo esattamente al posto in quella stessa mattina.
Il ragazzo si guardò attorno, non trovando Lily.
Cercò in tutta la camera, come per il bagno, alla ricerca della ragazza.
Quando Harry uscì dalla porta del bagno, notò al fondo del corridoio l'ultima porta ricoperta di plastica aperta.
Lily è entrata lì dentro, pensò con il cuore a mille, mentre la raggiunse dentro quella stanza buia.
La ragazza non l'avrebbe mai perdonato dopo quello.
Non l'avrebbe mai capito.
Harry avrebbe perso Lily per sempre.
Girò l'angolo notando Lily ferma davanti a delle casse pieni di un liquido.
Harry avvampò, rendendosi conto che per la prima volta in quella stanza lui sarebbe riuscito a perdere Lily.

Guardava la sua sagoma esile e priva di forza mentre continuava a rimanere in piedi, ad osservare quelle quattro casse contenenti i quattro cuori delle quattro ragazze.

Il ragazzo ebbe per la prima volta un conato di vomito, per essersi reso conto di ciò che aveva fatto.
Harry avrebbe dovuto convincere Lily a rimanere con lui, nonostante quel passato che aveva iniziato a disgustare il ragazzo.
Harry avrebbe voluto avere un'altra opportunità da Lily e dal mondo intero, per farsi perdonare per il suo passato.

-Lily cosa ci fai qui?-

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