"Ci vediamo domani?" chiesi a Travis, scendendo dall'auto.

"Domani ho una partita, quindi farai la babysitter da sola" rispose. "Ci vedremo domenica."

"Allora a domenica" dissi.

"A domenica" salutò. Mise in moto l'auto e partì, mentre Isaac parcheggiava davanti il garage di casa nostra. Scese dalla macchina come una furia, sbattendo forte lo sportello e correndo verso di me. Quando si arrabbiava, aveva la faccia simile a quella di un goblin.

"Faith Elizabeth Paige Evans" mi chiamò.

"Non chiamarmi con il mio nome intero" protestai.

"Cosa ti è saltato in mente?" chiese, strattonandomi per un braccio.

"Mi ha semplicemente dato un passaggio" risposi.

"C'ero io Faith" replicò. "E quante volte ti ho detto che devi stargli lontana?"

Mi girai, non volevo neanche rimanere a sentirlo. Entrai dentro casa, mio padre era seduto sulla poltrona del salotto a leggere un giornale.

"Ciao papà" lo salutai.

Lui si girò, togliendo gli occhiali da vista dal naso.

"Papà, dobbiamo parlare" intervenne Isaac.

successo qualcosa?" chiese lui, preoccupato.

"Indovina un po' con chi è tornata Faith questa sera?" disse. "Walker, Travis Walker."

"Faith Elizabeth..." iniziò mio padre.

"Mi ha solo dato un passaggio!" lo fermai.

"Non puoi stare con quel ragazzo" continuò.

"Mi ha solo dato un passaggio" dovetti ripetere. "È stato gentile."

"Lo hai fatto apposta, semmai. Tu mi avevi visto, ma sei entrata in macchina con Walker comunque" mi corresse subito Isaac.

"Sei in punizione" concluse alla fine mio padre. "Una settimana chiusa in casa, uscirai solo per andare a scuola o per questioni scolastiche e la tua punizione aumenterà se continuerai a frequentare quel ragazzo."

E dopo vari sbuffi e proteste ero salita in camera mia. Sentii bussare alla porta della mia stanza. Quando la porta si aprì, Isaac si affacciò.

"Non aprire a nessuno e non uscire" disse. "Io devo andare con Nancy ad una fiera nei dintorni, papà sta lavorando e non sarebbe contento se venisse a sapere che hai disobbedito di nuovo."

"Va' al diavolo" borbottai, quando chiuse la porta. Sprofondai con la testa nei cuscini. Travis sarebbe arrivato a momenti, aveva detto che avrebbe pensato a tutto quanto lui. Non appena sentii la porta al piano di sotto sbattere, mi alzai e iniziai a spostare i mobili, per poter pitturare ovunque. Avevo paura che Isaac o mio padre tornassero da un momento all'altro, ma sapevo anche che non ero poi così sfigata. O almeno sperai.

Sentii il campanello suonare, così uscii dalla stanza e andai ad aprire. Travis era proprio davanti a me, una busta nella mano destra e un barattolo di vernice nella sinistra.

ImpossibleLeggi questa storia gratuitamente!