The only heaven I'll be sent to
Is when I'm alone with you

Non vado al funerale di Brett perché so che sarei fuori luogo. Mi immagino tanti visi sconosciuti ad ascoltare una messa che nessuno ha voglia di celebrare, chi con gli occhi gonfi dal pianto, chi coi sensi di colpa e chi si è presentato perché, in qualche modo, doveva. Poi mi chiedo davvero quante persone possano essere andate. Oli, per esempio, lei ci è andata, ma lo conosceva da più tempo e sapeva del suo problema con la droga. Anche Diana ci è andata ed immagino anche Mike, Matty e gli amici di Harry.
E, a proposito di Harry, non riesco a togliermi dalla mente i suoi occhi in lacrime, la sua voce rotta dal pianto e dalle urla di dolore. È ancora vivo nei miei ricordi, presente come non lo è mai stato, lacerante come coltelli.
Fuori piove a dirotto e la mia borsa col cambio giace accanto alla porta, mentre sono coricata a letto e fumo una paglia con la finestra semi aperta. È raro che mi metta a fumare sigarette nella mia stanza, al contrario delle canne, ma oggi ne avevo bisogno e non mi sono posta troppi problemi. Sto cercando di lasciare ad Harry del tempo da solo, perché so che deve cicatrizzare il dolore e realizzare tutto quello che è successo, ma contemporaneamente voglio stargli accanto, perché non ha nessuno. Sono tutti troppo presi dalle loro vite e ho la sensazione che non sappiano fino in fondo cosa Brett significasse per lui, e quali fossero i suoi pensieri riguardo tutta la loro situazione. Ricordo ancora quando Brett è entrato in casa sua con una pistola finta, e ricordo anche i pugni che Harry gli ha scagliato sul viso. Non era felice di aver commesso una cosa del genere e ho paura che potrebbe pensarci più del dovuto, visto che tende ad attribuirsi colpe che non gli spettano.
Mi obbligo a trascinarmi giù dal letto, afferrando la mia borsa ed aprendo la porta. Il bagno è aperto e vedo Amanda davanti allo specchio, la pancia scoperta e leggermente gonfia, il labbro inferiore tra gli incisivi. Mi scocca un'occhiata mentre le passo dietro.
"Vai via?" mi chiede, fermandomi.
"Vado da Harry"
Si volta a guardarmi, ha i capelli su una spalla. "Hai una faccia"
"Sì, beh" alzo le spalle. "è morto un suo vecchio amico"
"Oh" fa, sorpresa. "Mi dispiace"
Stringo le labbra e non le dico che è lo stesso che mi ha colpita, perché ormai non ha più senso o valore. Lo sento perfino io il vuoto che Brett ha lasciato, non oso immaginare Harry. Con un dito indico la sua pancia ancora scoperta.
"Quello è il bambino?" chiedo ingenuamente.
Lei alza le sopracciglia.
"Spero di sì, altrimenti credo sia solo grasso" lo dice un po' preoccupata, accarezzandosi la pelle con delicatezza. "Vuoi toccare?"
Me lo chiede con un leggero sorriso, forse eccitata. È difficile immaginarmi Amanda col pancione, che gira per casa in questo stato, e non ho nemmeno idea di come si comporteranno i suoi titolari, visto che la gravidanza procede. Annuisco piano e mi avvicino, allungando una mano sul suo grembo.
"Uh" si lamenta per via della mia pelle fredda.
"Scusa"
Non sento niente e non immaginavo certamente di percepire un calciatore di serie A, ma in qualche modo questo semplice tocco mi rilassa e mi emoziona nello stesso momento.
"A che mese sei?" le chiedo vergognandomi, perché mi accorgo di non essere per niente partecipe nella sua vita.
"Sto per entrare nel quinto. La ginecologa mi ha detto che se voglio posso sapere se è un maschio o una femmina"
"E tu cosa vorresti? Un maschio o una femmina?" le chiedo scostando la mano. Lei si ricopre la pancia e fa spallucce.
"Non lo so ad essere sincera. Credo vorrei solamente che fosse sano"
È una risposta giusta, lo ammetto. Probabilmente nemmeno io saprei cosa desiderare di più, soprattutto nella sua situazione.
"Pensi che riuscirai ad entrare in cucina quando sarai un enorme dirigibile?" le chiedo facendo il segno del pancione grande. Lei mi spinge via con una smorfia divertita.
"Vai dal tuo ragazzo a cerca di non fare la mia fine!"
Mi fa ridere e le stampo un bacio sulla guancia prima di rendermi conto di ciò che ho fatto, scendendo le scale di fretta.
"Ci vediamo domani!"

Harry non mi apre subito, prima lo sento strillare un "Chi è?" scorbutico e che mi lascia di stucco.
"Sono Mila"
Lo trovo coi capelli spettinati, una felpa grigia ed una tuta nera, ai piedi delle calze bianche.
"Ah, ciao" non sembra contento di vedermi, ha le sopracciglia fitte ed incurvate verso il centro della fronte.
"Ti sei dimenticato che dovevo venire?" gli chiedo entrando in casa. Si butta sul divano con disinteresse e scuote la testa; non mi degna nemmeno di una risposta. Deglutisco e mi sfilo la borsa di dosso.
"Com'è andata?" gli chiedo, riferendomi implicitamente al funerale.
Lui scrolla le spalle, sta guardando una televendita di pentole alla TV e non ho proprio idea di cosa ci sia di interessante.
"Oli c'era?" cerco di fargli delle domande per sbloccarlo, mentre mi dirigo verso la sua camera. Le lenzuola sono appallottolate alla fine del letto e c'è un forte odore di sigaretta. Harry ha spostato alcuni disegni e il caos regna sovrano. La lampada nel soggiorno è stata buttata, ma non sostituita, quindi c'è più buio del normale.
"Non lo so, non stavo guardando"
La sua voce è bassa e grave, rauca ma potente. È come un baratro molto profondo in cui buttarsi e mi trovo punta da spine invisibili mentre cerco qualcosa da dirgli o da fare per scrollargli quest'apatia di dosso. Scuoto la testa e decido di agire d'impulso, anche se sento il sangue ribollirmi nelle vene. Io lo so cosa sta succedendo in Harry, lo capisco dalla barba che gli ricresce sul viso e dall'espressione che i suoi occhi hanno assunto. Non è solo triste e distrutto, non è soltanto in lutto. Lui si sente colpevole.
Afferro il telecomando dalle sue mani che nemmeno lo stringono e spengo la televisione con un semplice gesto.
"Che cazzo fai?" sbotta subito e stringo le labbra mentre lo affronto.
"Io? Io che cazzo faccio?"
Si alza dal divano e cerca di strapparmi l'oggetto dalle mani ma mi scanso giusto in tempo, osservando la sua espressione tremendamente adirata.
"Guardati!" sbraito. "Guardati, Harry!"
Lui si ferma e mi fissa a lungo, le narici allargate e alcuni ciuffi sul viso. Non lo dice apertamente, ma riesco a leggergli tra le righe.
"Non è colpa tua, tu non potevi salvarlo" lo dico più piano che posso, perché so che è una ferita ancora aperta. La sua espressione mostra come le mie parole risultino essere sale grosso gettato sui suoi tagli.
"E chi è che potrei salvare?" sbotta, allargando le braccia.
Adesso sgrano gli occhi, allibita.
"Me!" urlo di rimando. "Tu hai salvato me! Non comportarti come se questo non avesse importanza!"
Riesco a zittirlo.
Mi guarda coi suoi occhi che mi ricordano tanto Hyde Park e per una volta sono consapevole del fatto che mi veda. La sua fronte si distende, rilassa le spalle e respira con la bocca. È più vulnerabile che mai, più di quanto si sia mai concesso. Mi guarda a lungo, così tanto che non so più perché siamo in piedi in questa fase di stallo. È come se Brett fosse ancora in mezzo a noi. Infine decide di parlare.
"Ti farò impazzire, Mila" è a malapena un sussurro strozzato, un avviso, quasi un lamento che mi lascia in un mare di emozioni contrastanti. Scuote la testa di nuovo con le lacrime agli occhi e non credo di poter sopportare i suoi pianti ancora. "Ti farò andare fuori di testa"
"Smettila di dirlo" gli rispondo gettando il telecomando sul divano ed afferrandogli i polsi. Li tengo ben distanti dal suo viso, osservandolo da vicino nonostante la nostra differenza di altezza. "Smettila con queste cose Harry e rialzati" i suoi occhi tremano e mi accorgo che rabbrividisco anch'io. "Non ce la faccio a vederti così"
Le sue labbra si incurvano verso il basso, chiude gli occhi e stringo ancora la presa. Il suo respiro si fa sempre più irregolare e mi sembra pronto ad esplodere.
"Non ti meriti tutto questo"
"Se non la smetti con queste stronzate giuro su Dio che ti picchio così forte da farti perdere la memoria" lo minaccio, anche se so che non riuscirei mai ad alzare un dito contro di lui. Gli sbatto le sue stesse mani contro il petto e mi guarda sorpreso, ma almeno non piange. Mi sembra di non riconoscerlo più, o forse sto soltanto venendo a contatto con l'altra faccia della medaglia, l'altro lato di Harry, quello nascosto alla luce del sole, ai miei occhi e a quelli di ogni essere vivente.
"Lui ha deciso di iniziare con la droga, lui ha deciso di metterti alle strette, lui ha scelto la droga al tuo posto e lui ha scelto di ammazzarsi. È tutta colpa sua, non tua" scandisco bene ogni singola parola mentre gli pungo il petto con l'indice, più volte. Harry mi guarda senza dire niente e non mi aspetto affatto che faccia qualcosa. Ad interrompere la nostra tacita sfida di sguardi è il suo cellulare, che cattura completamente la sua attenzione.
"È Niall" dice prima di rispondere. Me ne sto immobile, incrociando le braccia al petto, mentre lui parla al telefono. Più che altro i suoi sono versi affermativi o negativi in risposta a quelle che ipotizzo siano domande, fin quando chiude la chiamata.
"Sta venendo con Liam e Zayn"
"Vuoi che me ne vada?" lo guardo quasi scocciata perché non sopporto vederlo struggersi per chi non ha mai lottato per davvero. Scuote piano la testa e non mi restituisce lo sguardo.
"Non so cosa fare se tu non ci sei"
Mi sa un po' di stronzata ma mi accorgo che era ciò che volevo sentirmi dire. Sospiro amaramente, colpita ed affondata, ed annuisco piano.
"D'accordo. Allora resto"
Come ha detto, Liam, Niall e Zayn si presentano poco dopo e la situazione di stallo tra noi due è ancora palpabile. Non sono sicura di voler passare la notte qui con lui, ma mi fingo contenta di vedere i tre ragazzi.
Ordiniamo delle pizze e gli occhi di Zayn sono spesso su di me, o su Harry, perché sediamo ai margini opposti del divano. Niall è impegnato in una conversazione tramite sms con una ragazza che ha appena conosciuto, di nome Margo, ma non vuole rivelare altri dettagli. L'unico che sembra seguire il programma in TV è Liam, silenzioso ed in disparte.
Credo che qualcosa in tutti loro sia cambiato, da quando Brett è morto. Non so bene se dire che si sia ucciso, anche se chiaramente è stato tutto a causa sua, perché nessuno di loro lo ha buttato in quella fossa chiamata tossicodipendenza.
Zayn cerca di invogliare Liam a parlare di qualcosa che può interessare anche Harry, argomenti che concernono tutti e tre, dato che Niall sembra assente per la maggior parte del tempo, ma è chiaro un po' a tutti che Harry non abbia le forze o la voglia per essere di compagnia. Se ne vanno poco dopo la mezzanotte. I piatti sporchi sono nel lavabo della cucina e la televisione è ad un volume indecente per quest'ora, così Harry si preoccupa di spegnerla. Mi sposto nella sua stanza per cambiarmi, ma mi muovo in automatico, con una regolarità ed apatia che non mi appartiene affatto, soprattutto quando sono con Harry. Faccio le cose perché devo, non perché voglio.
Le luci in salotto si spengono, così come quella della camera, prima ancora che io possa essermi rivestita, e c'è solo l'abat-jour sul comodino ad illuminare questa stanza, creando le ombre giuste. Sento i passi di Harry e la sua mano si chiude forte sulla mia spalla nuda, facendomi voltare con energia e baciandomi con impeto e trasporto. Perdo l'equilibro verso l'indietro e mi aggrappo al suo corpo, ma la sua mano si apre sul muro, lasciandoci come una linea obliqua, le nostre bocche premute che si divorano e i miei occhi spalancati per la sorpresa.
Percepisco la sua destra farsi strada lungo la mia schiena, accarezzandomi la colonna vertebrale, la pelle fredda e nuda, il gancio del reggiseno ed infilarsi scaltra e leggera sotto il tessuto del mio intimo, stringendomi una natica come a voler rimarcare il suo possesso su di me. Incastrata in questa posizione non ho alcuna possibilità di sfuggirgli, per questo quando le sue labbra si spostano sul collo mi stringo ancora di più a lui, respirando con la bocca.
"Chiudi gli occhi, Mila" sussurra piano. "chiudi gli occhi e prenditi tutto di me"
Mi sento sopraffatta sentendolo dire queste parole e i nostri corpi si scontrano pesantemente quando lo spingo via per liberarlo di ogni tipo d'indumento. Non sono mai stata audace, ma ho sete dei suoi baci, fame dei nostri corpi a contatto e bramo il suono della sua voce roca contro le mie orecchie mentre lo porto all'orgasmo. Le sue mani grandi potrebbero creare delle impronte durature sul mio corpo e non m'importerebbe di andare in giro con addosso segni che indicano la sua proprietà su di me perché non voglio nessun altro.
Bacia il mio collo, il mio petto ed i miei seni mentre gli accompagno il capo giù per ogni mio centimetro, in vita, sui fianchi, sulle cosce, tra le gambe, sdraiati nel letto che è freddo e sfatto, ma con noi si riempie di richiami e di gesti voraci.
Ingordo, Harry non lascia un singolo lembo della mia pelle senza che le sue labbra o mani lo tocchino e mi brucia addosso non come fiamme pronte ad incenerirmi, ma come un fuoco rigeneratore, come se fossi una fenice pronta a bruciare e carbonizzarmi per rinascere più bella e splendente di prima. Io, fredda, distante, congelata e gelida, mi sto lasciando bruciare dal fuoco che lui mi installa dentro, accendendolo con piccoli fiammiferi e stando ben attento a non distruggere il mio cuore, fragile, fatto di carta bianca.
Mi penetra con riguardo ma impazienza, osservando le mie reazioni, i nostri corpi uniti in un'unica cosa, che dove finisce lui comincio io.
Lo amo.
Io lo amo.
Adesso lo so, il motivo per cui rimango invece che chiudermi la porta alle spalle e tornare a casa mia, dalle mie coinquiline, alla mia vita prima che lui arrivasse. Ed è la voragine piena che mi permette di prendere l'iniziativa, di baciarlo pochi istanti prima che tremi tra le mie braccia, di infilare le dita tra i suoi capelli sudati, a farmi capire la profondità che tutto questo ha in me, quanto la sua persona sia importante e pericolosa allo stesso momento, quanto potrebbe farmi male perderlo. Per questo lo stringo di più e prego, come se fossi una credente, che non mi lasci, come ha promesso, che questa notte duri per sempre, che le sue labbra continuino a pronunciare il mio nome con l'accuratezza con cui mi accarezza e mi trattiene a sé.
I suoi baci seguono la linea della mia spina dorsale quando cambiamo posizione e le sue mani mi afferrano e mi stringono, mi respira addosso, mi accompagna e guida con cura. Mi concedo a lui come non ho mai fatto con nessuno, nemmeno con Oli. Mi offro completamente, incantata, impazzita e persa. Ingenua ma consapevole, sicura.
E lui mi accetta.

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