Mi guardò negli occhi. Potevo leggere tristezza e rabbia nei suoi occhi e questo mi fece stringere il cuore e lo stomaco. Odiavo vederla nervosa soprattutto se la causa del suo dolore ero io, così allentai la presa sul suo braccio. 

“Ti prego.” Supplicai. 
Scosse la testa. “Non te lo meriti. Perché dovrei ascoltarti?”
“Perché ho bisogno che tu mi ascolti--”
“L’ho fatto e tutto quello che è uscito dalla tua bocca sono stati insulti dopo insulti, Lorenzo--”
“Lo so e mi scuso. Okay?”
“Scusarsi non aggiusta le cose.”
“Lo so che non le aggiusta ma ci sto provando. Okay? Ti avrei potuto lasciare andare e fregarmene ma è questo il mio problema. Ci tengo e odio farti arrabbiare. E’ banale ma è vero.”

I suoi occhi cercarono i miei, poi sospirò. 
“Fai veloce.”
Dalle mie labbra scappò un sorriso. “Grazie.”

Annuì ma questa volta senza guardarmi. 
Lasciando il suo braccio, incrociò le braccia contro il petto, aspettando. 

“Sono un coglione.”
“Decisamente.”
“Sono anche un cazzone.”
Annuì segnalando di essere d’accordo con me.
“E sono anche un fottuto ritardato.”
“Non potresti descriverti meglio.”
Ridacchiai. “Gesù, grazie.”
Alzò le spalle. “E’ la verità.”
Sospirai. “Lo so ed è per questo che sono venuto qui a scusarmi; perché so che sono tutte queste cose. Stavi solo scherzando e io l’ho presa seriamente anche se non avrei dovuto. Ho esagerato.”
“Esagerato? Sei andato su tutte le furie, Lorenzo.”
“Succede quando perdo il controllo. La mia rabbia prende la meglio su di me e non sono più me stesso.”

Aggrottò la fronte, capendo cosa stavo dicendo.

“Quando succede non posso controllarmi su cosa dire o cosa fare. Io … faccio tutto senza pensare alle conseguenze.”

Fece il broncio, portandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio. “Devi imparare come controllarti Lorenzo.”
Annuii. “Lo so che devo ma qualche volta è difficile e non so quando succede. Viene all’improvviso e l’ultima cosa che volevo fare era farti del male; soprattutto dopo tutto quello che ti è successo …” Mi strofinai la nuca, la disperazione riempiva tutte le mie parole.
“Non importa se volevi dirlo o no. Qualche quando, quando si è arrabbiati, la verità esce fuori e--”
“No.” Dissi improvvisamente scuotendo la testa. “Non è vero perché tu sei perfetta nel modo in cui sei. Non stavo pensando quando ho detto tutte quelle cose. Stavo facendo l’idiota, ragionavo con il culo. Non sei neanche lontanamente una puttana. Mi capisci?”

Distolse lo sguardo, evitando il mio. 
Questo mi fece sentire frustrato. Afferrai il suo mento e gentilmente, voltai la sua testa da fare in modo che potesse guardarmi. 
“Ho detto, mi capisci?”
Alzò le spalle. “Come vuoi.”
“Non dire ‘come vuoi’, Brittany.” Sospirai disorientato. 
“Sennò? Inizierai un’altra lista di insulti?” Alzò un sopracciglio, posandosi su un fianco. 
Scossi la testa. “No.”
“Che paura.” Alzò gli occhi al cielo, distogliendo lo sguardo sull’altro lato del corridoio. 
Mi morsi il labbro. “Brittany …” 
“Che c’è?” Mormorò, continuando a evitare il mio sguardo. 
“Guardami.” Dissi piano, il mio tono era abbastanza basso da fare capire solo a lei cose avessi detto. 

Si morse il labbro ignorando la mia richiesta. 

“Piccola…”

Scosse la testa, mordicchiandosi ancora di più il labbro. 

Quando vidi il dolore nei suoi occhi e il suo corpo contratto, realizzai che non voleva ne sentire o parlare. L’unica cosa che voleva era essere confortata ed era ciò che avevo intenzione di fare. 

Avvicinandomi, avvolsi le braccia intorno al suo corpo, spingendola più vicino a me. 
Un respiro fuoriuscì dalle sue labbra mentre il suo corpo cedette sotto il mio tocco. 

Danger {Crookids}Leggi questa storia gratuitamente!