10 - Colazione da Sara.

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Ti va di fare colazione insieme?

Il messaggio di Sara arrivò alle dieci in punto. Marco non era tornato la sera precedente, Alice aveva un appuntamento con il suo Maestro di pianoforte e le mie lezioni sarebbero iniziate solo alle due del pomeriggio.

Decisi di accettare l'invito della mia amica. Avvisai Alice che rispose al mio SMS con un semplice OK, e che ci saremmo visti più tardi. Finii di prepararmi e mi avviai verso un bar non lontano dal dormitorio. Sentii Sara parlare al bancone con il barista.

- Latte e caffè e un cornetto, per favore.

Appena mi vide mi venne incontro e mi salutò.

- Sbrigati a ordinare, sto morendo di fame.

Chiesi un cappuccino e andammo a sederci in una sala adiacente.

- Sei solo o dobbiamo aspettare qualcuno?

- Solo. Tutto per te! Alice aveva un impegno e forse ci raggiungerà più tardi.

- Finalmente!

Mi rispose seria.

La guardai per un istante e lei notò la mia espressione accigliata.

- Cos'ho detto?

Mi domandò.

- Ultimamente non ti capisco...

Lei cercò di controbattere ma non la feci parlare.

- Fammi finire! Non capisco i tuoi comportamenti. Non capisco le tue parole: Finalmente!. Hai conosciuto Alice solo ieri e mi sembrava che andaste d'accordo, poi, oggi ti comporti così.

Lei non disse nulla e mi fissò.

- Mi sei mancato e volevo solo passare del tempo con te, come prima della tua partenza.

- Adesso siamo qui, siamo soli... e mi hai messo di cattivo umore.

Ero arrabbiato con lei.

- Scusa! Non volevo.

Rividi lo sguardo con il quale era in grado di farsi perdonare tutto.

- Vieni qua!

Aprii le braccia e lei ci si gettò. Anch'io avevo sentito la sua mancanza e dei nostri pomeriggi passati insieme in riva al mare o nel pub vicino casa.

- Raccontami del tuo lavoro. - La esortai. - Non mi hai ancora detto nulla.

- Lavoro con un'agenzia pubblicitaria per un progetto di ricerca marketing.

- Ti piace?

- Vedremo. Sono passati solo un paio di giorni. Per ora ho imparato a fare delle fotocopie perfette.

- Non male. Io non ho mai capito come farle.

Scoppiammo a ridere e finimmo di mangiare. Pagai il conto e uscimmo.

- Parlami di Alice, come vanno le cose?

- Non ne ho idea. Un giorno sembra essere tutto perfetto e quello dopo un disastro, spesso non risponde alle mie chiamate o ai miei messaggi. Non posso mai far affidamento su di lei.

Le confessai, sperando in uno dei suoi saggi consigli.

- Le hai mai parlato di queste cose?

- E per dirle cosa? Non siamo ufficialmente fidanzati, anzi, lei non voleva nemmeno uscire con me inizialmente.

- Non me lo hai mai detto. Cosa le ha fatto cambiare idea?

Leggevo chiaramente la curiosità sul suo volto.

- Io! Ho un mese di tempo: usciamo insieme senza impegno e senza etichettare il nostro rapporto. Se le cose andranno bene, ci penseremo.

- Lei ti piace?

Una domanda secca alla quale risposi senza dover pensare.

- Mi piace tantissimo. Non puoi capire quanto.

- Hai ragione, questa volta non riesco a capirti. Non vedo nulla di speciale in lei. E' carina, si, ma se ti tratta così non comprendo perché le stai ancora dietro.

- Sara...

Le parole di Alice, riferite a un'ipotetica gelosia della mia amica, mi tornarono in mente.

- Non fraintendermi, intendo solo che tu meriti qualcuno che ti accetti e apprezzi così come sei, senza giochi o scommesse. Sei tu che decidi, ma io sarò sempre sincera con te.

Sincera. Pensai.

- Per adesso va bene così, ho tante cose da fare in Accademia: il concorso, la band...

- Che band?

Sara m'interruppe.

- Ah già! Non te ne ho ancora parlato. Abbiamo deciso di partecipare al Concorso Accademico come band. Io, Alice, Marco e la sua ragazza, Nina. Ci chiameremo D.A.M.N.

- Wow! Di chi è stata l'idea?

Sara cambiò improvvisamente atteggiamento.

- Di Marco, ha seguito un suggerimento di Mister L.

- E' una bella notizia. Cosa canterete?

- Cosa canterò! Vorrai dire. Sono la voce solista del gruppo. Abbiamo scelto il genere Pop-Rock, ma non sappiamo ancora quale brano.

- E chi lo scriverà?

Continuò con le sue domande.

- Per il concorso dobbiamo presentare solo una cover a scelta. C'è tanto lavoro da fare. Abbiamo appena iniziato.

- Avete già qualche idea per la cover?

- Non direi proprio.

- Se ti serve aiuto, puoi chiedermelo senza problemi. Anche se so che i miei gusti non ti fanno impazzire, confido nel buon senso degli altri.

Era tornata di buon umore e mi fece sorridere.

- Grazie della proposta, ne terrò conto, ma penso che Alice e Marco abbiano già stilato una lista. Vedremo. Ti terrò aggiornata.

Sara non rispose. Annuì e si alzò.

- Adesso devo andare, ti chiamo più tardi.

- Posso accompagnarti se vuoi. Ho del tempo libero e ho voglia di fare una passeggiata.

- Certo! Andiamo.


L'aria autunnale era pungente, Sara strinse il cappotto e mi prese sottobraccio. Camminammo per venti minuti scambiando solo qualche parola. Quando arrivammo davanti al cancello della palazzina nella quale viveva, mi lasciò e cercò le chiavi nella borsa. Attesi che entrasse nell'edificio prima di salutarla definitivamente, ma prima che il portone si chiudesse dietro di lei, qualcuno entrò velocemente. Una voce maschile le diede il buongiorno e intravidi quel gesto famigliare che faceva ogni volta che si sentiva in imbarazzo: Sara abbassò il capo e contraccambiò il saluto.


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