Ryomen Sukuna ~ Reliquary of Souls.

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Anime: Jujutsu Kaisen.
Personaggio: Ryomen Sukuna.
Tipologia: LEMON.
Parole: 4359.
Info: Come credo di aver detto più volte, scrivere di Sukuna è molto difficile, perché bisogna trovare il giusto contesto. Credo di averlo trovato, a fatica, ma l'ho trovato. In questa storia ho cercato di fare qualcosa di diverso dal solito, spero che vi piaccia e che non risulti troppo pesante. Fatemi sapere cosa ne pensate, buona lettura!

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Sangue ovunque, due shuriken grigi, che quasi parevano brillare, posti perfettamente al centro della pozza rossa, un sorriso sadico stampato sul volto. Quello era il mio segno distintivo. 

Peccato che nessuno, se non la vittima, aveva il piacere di poter vedere il mio sorriso. 

Avevo appena finito uno dei miei incarichi, era il momento di lasciare il posto, facendo ritorno alla base, non potevo farmi catturare proprio ora, che ogni singola forza dell'ordine della città si stava arrovellando per scoprire chi fosse l'assassino che mieteva anime ogni giorno. Sistemai i miei pugnali nelle loro foderi, poste sui miei stivali neri. Rapidamente uscii da quella villa, appartenente ad uno dei malavitosi che aveva osato sfidare la mia casata. Mi affrettai a raggiungere la mia moto, la accesi e me ne andai.

Molte delle mie vittime mi chiedevano come potevo affrontare una vita del genere. Sinceramente non riuscivo a capire il senso di quella domanda, insomma, sono sempre stata una persona particolare, ho sempre avuto un lato un po' sadico, ma nonostante ciò mi sono sempre battuta per delle giuste cause, anche se il mio modo di agire non era sempre conforme alle aspettative delle altre persone, insomma, quale persona sana di mente, poteva commettere omicidi così efferati, entrando in case altrui con il broncio ed uscendone con il sorriso? 

Per quanto agli occhi degli altri potesse risultare una cosa sgradevole e spiacevole, per me non lo era affatto, anzi, ero contenta di come si stesse svolgendo il mio lavoro, mi pagavano fior fior di soldi e non solo, ero pagata per far fuori i parassiti della società, gli stessi che mi hanno calpestata, gettata in mezzo ad una strada, lasciandomi quasi morire di fame, di sete e di freddo.

Devo ringraziare solo una persona se non sono morta quella sera, dove mi vidi togliere ogni cosa dalle mani. Lui, che aveva assistito alla scena per puro caso, si era preso la briga di rivolgermi la parola. Lo ricordo come se fosse ieri, la mia vita era quella di una normale ragazza di vent'anni. Frequentavo l'università, con i soldi lasciatomi dai miei genitori, mi ero affittata una piccola casa vicino all'università. Ero andata a studiare a Tokyo, dovevo laurearmi a pieni voti, dovevo poter trovare un lavoro ben retribuito, purtroppo i miei genitori, per una serie di problemi, riuscirono ad avermi molto tardi, erano già sulla sessantina e la loro salute non era delle migliori, quindi, avrei fatto di tutto per aiutarli. Però la fortuna non era dalla mia parte. Purtroppo, la casa che avevo scelto io, era un'appartamento di un palazzo vicino al centro. Dei famosi imprenditori, volevano a tutti i costi quello stabile, per raderlo al suolo e farlo risorgere come un hotel a cinque stelle. Gli altri inquilini del palazzo, non opposero resistenza alle richieste e con la coda tra le gambe, da un giorno all'altro traslocarono. Io no. 

Perché? Perché ciò che è mio non lo lascio facilmente e soprattutto perché io non prendo ordini da nessuno. Per giorni mi trovai delle persone che cordialmente continuavano a chiedermi di traslocare, promettendomi anche un compenso in denaro, che però non avrebbe coperto un nuovo appartamento. Continuai per la mia strada, senza badarmi di loro. La mattina frequentavo le lezioni, il pomeriggio studiavo, la sera lavoravo, sempre controllata da questi tizi in giacca e cravatta che non lasciavano la presa, volevano il mio appartamento. Un giorno, mentre ero a lezione, fui convocata negli uffici amministrativi, dove, mi dissero che i soldi per pagare l'università non erano mai stati versati, e che avrei dovuto abbandonare immediatamente i corsi. La prima cosa che mi venne in mente e che ci fosse stato uno sbaglio, quindi non me ne preoccupai troppo, sarebbe bastato presentarsi con tutte le documentazioni e avrei risolto senza troppi problemi. Come solito, tornai a casa, mi gettai sui libri, appena dopo cena mi preparai e andai al mio lavoro, pronta per affrontare il mio turno notturno. Una volta arrivata, il mio capo, con le lacrime agli occhi, si trovò costretto a farmi uscire dal locale, dicendomi che ero appena stata licenziata. 

Jujutsu Kaisen - One shot.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora