Not the needle, nor the thread, the lost decree
Saying nothing, that's enough for me

Non mi sveglio perché non ho proprio chiuso occhio, così come Harry al mio fianco. Non sappiamo se in TV ci fosse qualcosa di interessante, ma ci siamo accorti che era tardi – o presto – quando la stanza è stata illuminata dalle prime luci dell'alba e noi eravamo ancora stretti, i nostri corpi ancora nudi e caldi, le mie labbra ancora golose di baci, le nostre schiene ancora inarcate. Per questo abbiamo deciso che dormire una misera ora non ci avrebbe fatto bene.
Poggio la testa ed una mano sul petto tatuato di Harry, mentre lui mi accarezza dolcemente la schiena, fissando il soffitto. China leggermente il viso verso il mio volto e io sollevo il mento per guardarlo meglio, issandomi su un braccio per ascoltare cosa deve dirmi.
Mi sorride con espressione innocente e stanca, che se me lo chiedesse resterei in questo letto con lui fino alla fine del viaggio, o anche per tutta la mia vita, oppure per sempre.
"Siamo le persone più incasinate del pianeta" ride.
Non trovo niente con cui ribattere perché ha ragione. È assurdo stare svegli tutta la notte a fare l'amore senza accorgersi delle ore che scorrono. È assolutamente da pazzi. O da innamorati.
Sono divisa in due: innamorarmi di Harry in parte mi spaventa ed in parte mi riempie di qualcosa di nuovo e meraviglioso. Non so se sono pronta, ma poi lo capisco: l'amore è un sentimento, non una decisione. Non posso decidere se amarlo o meno, se essere pronta o no. Posso solo cercare di capirlo.
In tutto questo, non gli ho risposto e i suoi occhi hanno continuato a guardarmi senza aggiungere altro.
"Me lo fai vedere?" mi chiede.
"Che cosa?"
"Il tatuaggio"
Mi scopro il fianco destro cercando comunque di tenere i seni coperti ed Harry scivola in basso, con lo sguardo puntato sul mio inchiostro. Lo tocca con il pollice, delicato, come quando io accarezzo i disegni sulla sua pelle. Segue la traiettoria, traccia le linee dritte, la punta spigolosa dell'aeroplano e poi tira su un angolo della bocca in un sorriso sghembo.
"Non posso credere che tu l'abbia fatto davvero" dice, ma non sembra infastidito. Scuote piano la testa, forse incredulo.
Vorrei potergli rispondere, descrivergli quello che penso e che mi succede semplicemente con un suo sguardo, quante volte avrei voluto baciarlo e quanto mi piaccia guardarlo mentre dorme o disegna e non mi vede, anche se adoro guardarlo perfino quando i suoi occhi sono su di me. Vorrei dirgli che mi sta bene anche il suo essere a tratti enigmatico, confuso ed incomprensibile, perché mi fa venire voglia di capirlo ancora di più. Ma non ci riesco. Non ci riesco perché è tutto bloccato al mio interno, come se fossi una bottiglia con dentro un messaggio per la persona amata e stessi navigando tra le acque tempestose di un oceano profondo e pieno di insidie.
"Ti piace?" gli chiedo invece, titubante.
Lui sorride e i suoi occhi chiari incontrano i miei. "Per la prima volta sono contento che qualcuno si sia tatuato qualcosa che ho disegnato io"

Oli e Louis si sono beccati una ramanzina infinita da parte di Mike, mentre Matty al suo fianco annuiva. Si sono scusati a dovere, hanno detto che è stata una pazzia che dovevano fare e poi la cosa è finita lì, decidendo che la meta della giornata sarebbe stata Montmartre.
Oli mi tiene d'occhio mentre siamo in metro ma non me ne accorgo finché non incrocio i suoi occhi, troppo impegnata come sono a prendere in giro Harry che siede vicino ad una signora francese che gli fa domande e lui la guarda pallido in viso, non capendo.
"Il ne parle pas français" Erika gli viene incontro e la signora annuisce e lo guarda come se Harry fosse suo nipote, sorridendo appena.
"Hai l'aria di una che ha avuto la scopata migliore della sua vita" mi sussurra Oli, affiancandomi non appena scendiamo dal treno, Matty è in testa al nostro gruppo e ci guida in superficie. Scrollo le spalle ma non riesco a trattenere un sorriso mentre lancio un'occhiata alla nuca scoperta di Harry, qualche passo più avanti, i suoi capelli raccolti in un codino. Oli mi afferra un polso e mi fa voltare dalla sua parte. "Tu hai avuto la scopata migliore della tua vita!"
"E tu hai fatto una specie di fuitina con Louis" ribatto. "Siamo pari, no?"
Non risponde e alza gli occhi al cielo, mentre la luce del sole ci accoglie. Ci districhiamo nelle vie, arrivando ad ammirare il panorama, la basilica del Sacré Cœur, il Moulin Rouge e Place du Tertre. Harry si ferma qui il più a lungo possibile, mentre gli altri si allontanano per cercare un posto dove mangiare. Lo vedo districarsi tra gli artisti appostati nella piazza, tra i loro ritratti, i loro disegni, ed osservarli con attenzione e scrupolo, concentrandosi sui movimenti delle loro mani mentre disegnano.
Perfino io riconosco che queste persone sappiano disegnare a dovere e i prezzi che richiedono non sono di certo modici. Mi immagino Harry seduto su una seggiola come queste, coi turisti che gli passano di fronte, gli occhi concentrati e le sopracciglia dritte sulla fronte aggrottata, mentre riproduce ciò che vede, i dettagli che percepisce sulla tela che tiene tra le mani. Penso che se si mettesse anche lui, ora, a disegnare con soltanto una matita, come è solito fare, riuscirebbe a guadagnare qualcosa, ma so che è troppo umile per permettersi un comportamento del genere. Si limita a guardare gli altri artisti con cui condivide la passione dell'arte e assapora le loro opere col sorriso sulle labbra e l'acquolina negli occhi.
Oli è rimasta con noi e anche lei si aggira tra i quadri in religioso silenzio. Siamo un po' distanti tra di noi, formiamo quasi un triangolo perfetto mentre io osservo il ritratto di una bambina bionda che suppongo sia tedesca o scandinava, e tutto ad un tratto sento la risata forte di Mike, e Louis imprecare. Corrono verso di noi, Erika si tiene il cappellino di lana in testa e Beth ha le gote arrossate. Matty è l'ultimo, sventola un cappello coi paraorecchie e pesta forte i piedi quando corre.
"Correte! Correte!" ci urla Louis, afferrando Oli per un braccio e trascinandola con sé. Rivolgo uno sguardo ad Harry ed entrambi abbiamo la stessa espressione interrogativa. Una voce che parla un francese fluente ci raggiunge e c'è un signore panciuto con dei folti baffi scuri e in mano una scopa che ci viene incontro correndo, così seguiamo gli altri del nostro gruppo. Corriamo veloci giù per le discese, l'aria fredda quasi mi buca i polmoni e la risata di Mike mi riempie le orecchie insieme ai nostri piedi che battono contro la strada. Ci fermiamo solo quando nessun francese ci urla contro e ci insegue con un bastone in mano e mi accorgo che mi fanno male la gola e le gambe, così mi piego in avanti.
"Ma che cazzo fate?" esclama Oli.
"Si può sapere cosa vi è saltato in mente?" si aggiunge Harry, stanco almeno quanto me.
Mike ruba il cappellino dalle mani di Matty. "Lo vedi questo? La testa di merda qui presente l'ha rubato sotto gli occhi del negoziante"
Matty, il colpevole, agisce in maniera sconsiderata e menefreghista, scrollando le spalle.
"Quindici euro per questa cosa erano troppi"
"Che stronzo" Oli lo guarda quasi indignata. "Se ragionassimo tutti così saremmo finiti"
"Hey tu devi stare zitta, sei passata al controllo con una canna in tasca" la riprende lui.
"Almeno lei non ha derubato nessuno" Louis prende le sue difese e Oli chiude le mani in due pugni.
"Non sapevo che servisse anche il cane da guardia" commenta Matty pungente e con un ghigno sul viso.
"La volete piantare?" sbotto innervosita. "Mi avete fatto prendere un infarto, scendere da lassù in fretta è stato atroce. Forse è meglio che torniamo in albergo e poi ognuno fa il cazzo che vuole. Tanto questa sarà l'ultima notte"
"Già, ho bisogno di una doccia" decreta Beth.
"D'accordo" fa Mike alzando le mani. "Andiamo"
Matty apre la fila e Oli la chiude. In qualche modo percepisco che la reazione di Louis non le sia piaciuta.

Oli ha trovato online un locale non lontano dal nostro hotel con del free drink e mentre Mike e Matty hanno deciso di tornare nel quartiere a luci rosse, noialtri stiamo ballando illuminati ad intermittenza da luci stroboscopiche, con un DJ francese che piazza musica dubstep. Siamo riusciti a procurarci qualche canna, Louis sembra parecchio in forma e Oli gli parla con tranquillità. Quando eravamo sole in camera non mi ha detto niente di particolare, se non che Cannes fa cagare e che Louis a volte è proprio un coglione. Eppure adesso sembrano andare d'amore e d'accordo, ma mai quanto me e Harry.
Questo mi ricorda la prima volta che ci siamo visti, quando mi ha chiesto di ballare con lui e io mi rifiutavo, mi scansavo al suo tocco nonostante lui mi avesse sottratta dalle grinfie di un ubriaco capitato per caso. Adesso invece pagherei oro per avere una misera stanza in disparte con lui che accarezza ogni singolo centimetro di me.
Louis richiama la sua attenzione e lo convince ad andare a prendersi da bere, lasciando noi ragazza insieme.
Il braccio sinistro di Oli finisce immancabilmente sulle mie spalle e mi guarda sorridente.
"Ripeti dopo di me: quello che accade a Parigi resta a Parigi" mi urla.
Rido e tiro indietro la testa.
"Coraggio!" mi esorta, quasi impaziente.
"Quello che accade a Parigi resta a Parigi!"
Mi sorride radiosa prima che le sue mani si chiudano sulle mie guance. Le nostre bocche si toccano in un bacio casto e pulito, non intenso né passionale, dato a labbra chiuse ma pressate le une contro le altre a causa della forza con cui Oli mi tiene.
Non riesco a guardarla sconcertata o arrabbiata quando si stacca, perché mi ride in faccia e poggia la sua fronte contro la mia. Beth ed Erika si uniscono a noi abbracciandoci, i bassi e le note della canzone a farci da sottofondo.
Guardo ancora Oli di fronte a me, che mi restituisce l'occhiata cosciente e furba, prima di staccarsi e riprendere a ballare per i fatti suoi. Dopotutto, quello che accade a Parigi resta a Parigi.

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