A Los Angeles tutto sommato le cose non erano affatto diverse da New York; certo, l'unica cosa era che mi dovetti abituare a non avere una squadra in un tempo davvero limitato, ma ci riuscii. Splendidamente.

Ero lì da poco più di due settimane ed avevo già partecipato a parecchie missioni, tutte portate a termine perfettamente. Non mi ero neanche dovuta sporcare le mani più di tanto, le cose erano un tantino meno crudeli di quelle a cui ero abituata.

Comunque, due giorni dopo il mio arrivo, mi recai da Bradley così come mi aveva detto lui. Mi aveva detto che sarebbe stato disposto a darmi tutte le risposte di cui avevo bisogno nel momento in cui fossi stata pronta.

-Bradley, davvero. Non so di quali riposte tu stia parlando - replicai.
-Tris, devi concentrarti, dico davvero. Quando avrai capito ciò che cerchi, allora sarai pronta. E io sarò qui ad aiutarti.
-Allora dammi un po' di aiuto. Cosa sto cercando? Un minimo indizio!

Non capivo a cosa si riferiva, ormai era solo la curiosità che mi mandava avanti. Lui non mi aveva fatta chiamare perché aveva bisogno di me, voleva solo che io sapessi che lui aveva le risposte a delle domande che non erano mai state fatte.

-Tris, rilassati. Ultimamente, qual è stata l'ultima domanda che ti sei posta?

Il mio pensiero andò dritto a Justin. "Perché non posso stare con lui anche se lo amo?" "Perché ho dovuto uccidere proprio Ryan, facendo così in modo che perdessi Le persone che amo?"

Avevo finalmente cosa mi aveva portato fino a Bradley.

-Ryan... Perché è morto proprio lui?
-Ci sei vicina, ma alla domanda manca ancora qualcosa... - mi guardò con i suoi occhi blu come il ghiaccio, come se sapesse tutta la verità.
-Perché... - presi fiato - perché ho dovuto uccidere proprio io Ryan?

Dopo che feci quella domanda, mi sentii come perdere milioni di chili in un colpo solo. Come se davvero reggessi il mondo sulle spalle.

E avevo ragione, Bradley lo sapeva. Mi guardava con soddisfazione. Era riuscito a farmi dire quello che non riuscivo a tenere dentro.

-Ecco fatto.

Pronunciò quelle due parole e poi si alzò dalla sedia per andare in un'altra stanza e uscire pochi minuti dopo con un fascicolo in mano. Io me ne stavo lì seduta a bere il mio caffè mentre lui sfogliava i fogli.

-Bradley... Non sei stato tu a...
-No. Io non farei mai una cosa del genere. Te l'ho detto. Le mie regole sono diverse.

Presi un sospiro di sollievo e mi rilassai visibilmente. Forse troppo, da non accorgermi subito che aveva cacciato un foglio e lo aveva messo in un'altra busta.

-Hai altre domande mia cara?
-Non credo.
-Pensaci e vieni da me ogni qual volta ne senti il bisogno, chiaro?

Annuii e mi alzai dalla sedia, gli strinsi la mano e poi girai i tacchi.

Bradley sembrava stare dalla mia parte, ma io non ancora capivo da che parte ero io.

Aveva ragione. Dentro di me c'erano domande che pregavano di avere una risposta. E io avevo bisogno di trovarle tutte, dalla prima all'ultima. E avevo la sensazione che queste mi avrebbero portato ad un lieto fine.

Mi dovetti alzare dal mio stato di trans, dal letto, per correre in bagno. Era la seconda mattina che mi capitava di vomitare, ed erano infatti un paio di giorni che avevo smesso di bere.

Da quando Justin era entrato nella mia vita, in tutti i sensi possibili, avevo anche smesso di fumare. Sapevo quali danni causava, e non che mi importasse di vivere un giorno in più o uno di meno, ma sapere che un giorno in più, con Justin, avrebbe fatto la differenza allora avevo chiuso.

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