Lay me down tonight, in my linen and curls
Lay me down tonight, I'm your favorite girl

Beth ed Erika ci raggiungono subito e mangiamo le pizze mentre Mike cerca qualcosa di decente alla TV, appurando che non trasmettano nulla di comprensibile. È un po' difficile fare i conti con gli euro e la stanchezza si fa sentire, ma siamo ancora svegli quando fuori inizia a nevicare. È neve leggera, che quando arriva a terra non si posa ma si scioglie, ma questo non ci distoglie dall'uscire fuori di corsa, con addosso le prime cose che troviamo in stanza. Mike ruba una delle mie cuffiette e corre giù per le scale anche se sono le due del mattino, ed una volta fuori allarga le braccia e apre la bocca, come se volesse mangiare quanti più fiocchi gli sia possibile.
Fa molto freddo, ridiamo piano per non far rumore e solleviamo i visi per osservare il cielo di Parigi regalarci quest'accoglienza inaspettata. Non resistiamo a lungo, così torniamo in camera, ma dopo un po' Beth ed Erika iniziano a segnalare i primi sintomi di stanchezza, sbadigliando rumorosamente, e questo segna che è ora di dormire.
Quando mi sveglio il mattino seguente, ci sono ancora i cartoni di pizza e Oli è sommersa dalle sue coperte. Spetta a me risvegliarla, ricevendo svariati insulti come buongiorno, ma almeno riesco a tirarla fuori dal letto prima che Louis inizi a bussare freneticamente alla porta.
"Chi è?"
"Che palle con questa domanda"
Gli apro con un sorriso, perché farlo irritare si sta rivelando piuttosto divertente. Con lui c'è anche Harry.
"Siete pronte?"
"Quasi. Oli è in bagno"
Louis alza i suoi occhi chiari al cielo. "La solita"
"Ti sento!" urla Oli.
Scendiamo a fare colazione circa tre minuti dopo; Matty e Mike hanno accaparrato un tavolo e le borse di Beth ed Erika sono con loro; le trovo che sfilano nel buffet riempiendosi i vassoi di cibo, mettono da parte dei panini e della frutta per portarsela appresso e noto con un sorriso che la loro tattica viene presto imitata anche dagli altri, dal momento che passeremo tutto il giorno in giro per le vie parigine.
Quando siamo pronti, sazi e abbastanza svegli, ad accoglierci c'è un sole tiepido e il cielo è limpido sulle nostre teste.
Gli Champs-Élysées si presentano con un viale alberato e trafficato, ricco di negozi. Di fronte a noi si erge imponente l'Arc de Triomphe, e una serie di gruppetti di turisti si ferma per scattare delle foto.
"La vedi questa?" Harry mi si affianca con le mani in tasca. "Siamo in Place Charles de Gaulle, originariamente chiamata Place de l'Étoile. Da qui prende il nome dell'arco: Arc de Triomphe de l'Étoile"
Seguo il suo sguardo mentre osserva attentamente l'opera di fronte a noi, in mezzo ai turisti, sotto gli sguardi di tutti. Beth ed Erika sono intente a farsi selfie e scattare foto al panorama, Mike e Matty si fumano una sigaretta in tranquillità e nella loro beata ignoranza e totale apatia, mentre Louis ed Oli stanno parlando, argomentano su qualcosa che credo abbia a che fare con una Range Rover che è appena passata.
"L'arco è in stile neoclassico ed è stato fatto in onore di chi ha combattuto ed è morto per la Francia nella Rivoluzione Francese e..."
"Harry sei una palla!" gli urla contro Mike, facendo ridere Matty al suo fianco. Harry si irrigidisce subito, guardandosi i piedi imbarazzato.
"Lo sappiamo tutti che fai Belle Arti e che sei un sapientone" lo prende in giro Matty e stavolta anche Louis e Beth ridono e Harry alza gli occhi al cielo. Inizialmente ho pensato che ci fosse rimasto male, ma ora sorride, anche se non capisco se sia tutta una finzione.
"A Mila non frega un cazzo di sentirti dire minchiate artistiche" continua Mike, gettando la sua cicca per terra, sotto lo sguardo pieno di sdegno di un turista orientale.
"Non è vero" mi affretto a dire, guardando poi Harry. "Mi piace sentirti parlare di arte"
Lui sorride radioso e scocca un'occhiata vittoriosa agli amici.
"Sì va beh" Mike alza gli occhi al cielo. "Ti sei trovato la ragazza che studia Lettere"
"Perché non andiamo al Louvre?" chiedo quasi ingenuamente. Lo sguardo di Matty e Mike esplicita la loro perplessità.
"Al Louvre?" chiede infatti il primo. "Il museo?"
"Sì" rispondo, scrollando le spalle. "Non vorrete mica stare in giro a non fare e non vedere un cazzo per tutto il tempo"
"Io ci voglio andare a vedere il Louvre" dice Oli. "Tu, Lou?"
"Sì, anch'io"
"Io ho freddo, quindi per me va bene" dice Erika con dei paraorecchie zebrati e dei guanti neri alle mani, ingolfata in un giubbotto che la fa sembrare tre volte più larga.
"Voglio andarci anch'io" annuisce Beth e non c'è nemmeno bisogno che Harry risponda per conoscere il suo verdetto.
Matty sbuffa in una risata e Mike allarga le braccia.
"D'accordo," si arrende. "e Louvre sia"
Quindi ci incamminiamo e decidiamo di farcela a piedi perché teoricamente è poco più di mezz'ora ma speriamo che ne valga la pena, perché tra noi e il Louvre ci sono tutti gli Champs-Élysées e diversi posti conosciuti che vorrei vedere.
Passiamo per Place de la Concorde con l'obelisco ad osservarci imponente, e Harry mi spiega che Luigi XVI di Francia è stato ghigliottinato proprio qui, in questa piazza, che aveva preso il nome di Place de la Révolution. Gli Jardin des Tuileries ci accompagnano mentre Louis racconta una barzelletta scadente e Matty cerca di convincerlo a buttarsi nella Senna, il fiume, ma ci pensa Oli a frenare tutto quanto dicendo "Non credo proprio, non ho intenzione di subirmi lui e la sua febbre per tutto il viaggio". Ci fermiamo per pranzo, col sole a riscaldarci i visi, Erika continua a lamentarsi per il freddo, mentre io sto bene, anche se sono congelata e le mie guance pesano come il marmo. Sono felice di essere a Parigi, di camminare accanto ad Harry senza bisogno di tenergli la mano per avere la certezza che sia al mio fianco, e scorgerlo costantemente con lo sguardo per aria, ammirando la bellezza di questa città.
Quando arriviamo al Louvre, la grande piramide in vetro ci accoglie maestosa e circondata dai turisti. Perfino Mike la ammira già da lontano, senza voler ammettere l'effetto che Parigi gli sta suscitando. Non so perché sia voluto venire in Francia se non è intenzionato a visitarla, ma credo che il suo disinteresse sia in gran parte motivato dalla presenza di Matty, che ancora ora non degna Parigi delle attenzioni che merita. Mi è simpatico, ma non posso ignorare il fatto che mi irriti il suo totale menefreghismo.
Harry mi prende per mano quando entriamo nel museo, ed è subito uno snodarsi di strade e pavimenti in legno.
"Ci vediamo qui fra due ore" dice Oli, prendendo in mano la situazione.
"Due ore?" sbotta subito Matty. "Cosa devo farci qui dentro per due ore?"
Nessuno gli risponde e Oli fa segno a Beth ed Erika di seguirla, mentre si allontana lasciando Louis con Mike e Matty. Io faccio cenno con la testa ad Harry per incamminarci e lui tentenna un po', ma poi si allontana dagli altri tre.
Harry ammira i quadri con un interesse che non ho mai visto in nessuno, nemmeno in Oli che apprezza tanto l'arte.
Si sofferma su opere che non conosco e me le racconta come se fossero dei libri che ha letto, con gli occhi curiosi. Gesticola un sacco, mi indica particolari che senza di lui non riuscirei a vedere e perfino altra gente lo ascolta cercando di passare inosservata. Mi accorgo che Harry sa un sacco di cose, ma soprattutto mi accorgo che vive di arte, che ama ogni singola forma di essa e che non potrebbe mai farne a meno.
Camminiamo col naso all'insù, districandoci tra gli altri turisti, e se mi fermo ad ammirare un quadro so che posso chiedere a Harry di spiegarmi e raccontarmi tutto ciò che sa, e lo ascolterei per ore ed ore.
Ha portato con sé uno zaino nero da cui ha tolto fuori un piccolo album da disegno e su cui ogni tanto disegna qualcosa.
Vediamo "La Gioconda", che si rivela essere più piccola di quanto mi aspettassi, ma non meno intrigante del previsto, e gli occhi di Harry si ingrandiscono a dismisura di fronte al dipinto "La zattera della Medusa" di Géricault. Mi racconta la storia senza distogliere lo sguardo dalla tela ad olio, e mi spiega che l'artista si è ispirato ad un evento realmente accaduto nel luglio del 1816, quando la fregata francese Méduse è naufragata per colpa del capitano inesperto e poco pratico.
"Erano in centoquarantasette e soltanto in tredici si sono salvati"
Cerco di guardare la tela con la stessa intensità con cui la guarda lui, ma tutto ciò che vedo io è l'orrore delle scene, i volti disperati, la sete, la fame, la pazzia e la disperazione di chi tenta di sopravvivere pur con delle minime speranze.
"Come sono sopravvissuti?" chiedo, anche se ho paura di conoscere la risposta. Harry, infatti, non me la concede subito.
"Mangiando i loro compagni morti e uccidendo i più deboli"
Mi si chiude lo stomaco di fronte a questa prospettiva, e il quadro mi appare sotto una luce sublime, perché è meraviglioso, perfetto, non manca di dettagli e riesco quasi a sentire lo scrosciare dell'acqua e i lamenti di chi prega e spera di farcela, ma è proprio la scena rappresentata che mi agita e mi turba, nonostante non riesca a distogliere gli occhi da tale opera.
Harry sembra ridestarsi da un sonno profondo e inizia ad indicarmi vari dettagli.
"Guarda la luce, i dettagli dei corpi, come si sgrovigliano in maniera così reale e coerente con la realtà" fa una pausa in cui sospira, sormontato da tutte le emozioni che quest'opera gli trasmette. "È meraviglioso"
"Magari un giorno esporranno anche le tue opere qui al Louvre" gli dico fiduciosa.
Lui mi risponde con un sorriso. "Magari sarà un dipinto su di te"
Questo mi fa arrossire e alzo gli occhi al cielo in imbarazzo, mentre mi sposto scuotendo la testa. Il Louvre mi piace, mi piace un sacco, mi piace anche perché sono entrata senza un minimo di basi e sto uscendo con un sacco di informazioni e storie che mi vorticano nella testa, ma ad un tratto sparisce tutto quanto perché i miei occhi si incollano su un'opera lucente, bianca, marmorea, che mi incanta fin dal primo istante.
"Amore e Psiche" sono immobili quasi quanto me, mentre il simbolo del loro bacio viene spiato da chiunque gli passi davanti. Mi accorgo di muovermi piano mentre mi avvicino alla statua, ammirandola senza dire una parola. La osservo più vicino e a lungo che posso, incantata ed ammaliata dal suo biancore, dalla semplicità e armonia dei due corpi uniti, dalle ali di Amore, dal suo braccio che copre i seni invisibili e dal bacio che infesta l'opera intera.
"Antonio Canova" dice Harry con tono di voce grave. Non lo guardo, ma so che mi è accanto. "Amore non è altro che Cupido"
E io lo so che tutto questo è lontano da noi, che non siamo fatti di marmo bianco, che non brilliamo e non siamo statuari, che i nostri cuori battono a ritmi diversi e viviamo due esistenze turbolente, parallele ma differenti da ciò che ho di fronte. Eppure mi sembra di vedere noi. Di vedere Harry in Amore e me in Psiche. Di vedermi raccolta dalle sue braccia, coperta dalle sue mani e svegliata dal suo bacio. Forse è il modo in cui Amore, o Cupido, cinge il capo di Psiche, o come le sue mani si chiudono sulla testa riccioluta dell'angelo. Forse è Parigi, l'atmosfera del Louvre, l'aver ascoltato la voce di Harry per così tanto tempo ed essere circondata da svariate forme di arte e di sentimenti espressi, ma non trovo nessun modo di commentare quello che ho davanti, se non affiancandolo a ciò che siamo e non siamo.
Harry mi sta già guardando quando mi volto verso di lui, ma non si aspetta affatto che mi aggrappi alle sue braccia per baciarlo. Potrei spogliarmi qui di fronte a tutti e fare l'amore con lui, far vedere a chiunque passa per di qua che anche noi siamo belli e passionali ed enigmatici come Amore e Psiche.
Mi scopro vulnerabile, scossa dall'opera che abbiamo di fronte, e poggio la mia fronte contro il mento di Harry, che mi allaccia le braccia attorno al corpo e non fa domande. Lui non mi chiede mai, mi dà solo risposte.

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