I've been thinking, I've been thinking
Why can't I keep my fingers off it, baby?

Beth arriva in aeroporto in ritardo di venticinque minuti e questo è bastato per far salire a Louis una crisi di nervi che nessuno, Oli e Mike compresi, è riuscito a calmare. Matty se ne sta per i fatti suoi, seduto sul suo bagaglio a mano a giocare a solitario sul suo telefono, mentre Harry dà uno sguardo al negozio di souvenir di fronte all'ingresso della serpentina per il controllo e io gironzolo fra gli scaffali di uno stand improvvisato a libreria, che più che altro ha magazine, quotidiani e giornaletti per ragazze. In uno c'è scritto "30 modi per farlo col tuo ragazzo" e in copertina c'è Taylor Swift, col suo nuovo taglio di capelli e dei vestiti di Dior che le fasciano il corpo magro e slanciato. Lo sfoglio distrattamente, curiosa di leggere l'articolo sopracitato e quando Beth arriva, coi capelli arruffati in una coda alta e nera, Harry mi sorprende a leggere tra le righe della rubrica sul sesso per minorenni in calore.
"Beth è qui... che stai leggendo?"
Sobbalzo nel sentire la sua voce e me lo ritrovo al mio fianco, con gli occhi puntati sul giornale che ho tra le mani.
"Niente" rispondo arrossendo, chiudendo il magazine e ributtandolo distrattamente insieme agli altri.
"Era una guida sul sesso quella?" mi domanda incuriosito e con una punta di divertimento nella voce.
"No, muoviti" gli rispondo spingendolo fuori dallo stand mentre se la ride sotto i baffi. In effetti non era una "guida", ma più una serie di stronzate casuali su posizioni altrettanto casuali.
"Possiamo andare?" domanda Louis agitato e con la faccia di uno che soffre di claustrofobia – o forse semplicemente terrorizzato all'idea di perdere il volo.
Annuiamo tutti e lui è il primo a trascinarsi dietro il suo trolley bordeaux dentro la serpentina. Oli alza gli occhi al cielo mentre mi si affianca.
"Guarda cos'ho" mi sussurra all'orecchio. Sfila dalle tasche del giubbotto un pacchetto di Lucky Strike, ma aprendolo vedo solo una canna chiusa. Spalanco gli occhi.
"Non vorrai imbarcarti con quella"
La sua risposta è un largo sorriso e, chiuso il pacchetto, se lo infila nelle tasche dei jeans larghi e chiari.
"Stai a vedere"
I successivi minuti li passo osservando Oli con gli occhi sbarrati mentre ci immettiamo uno per uno nella fila. Louis è il primo e Mike lo segue, con me ci sono Beth ed Erika.
"Oli ha una canna" mi dice quest'ultima.
"Sì, lo so"
"Ma è pazza! E se la beccano?" è preoccupata almeno quanto me.
Mi sposto dal rullo per togliermi gli stivali e poggiarli in un'altra cassetta, lanciando uno sguardo alla mia amica bionda che, dopo di noi, carica la sua valigia e inizia a spogliarsi del suo giubbotto blu elettrico.
"Non lo so" rispondo sinceramente.
"Prego, venga avanti"
Oltrepasso il metal detector sotto lo sguardo di un controllore maschio che mi osserva da capo a piedi e non ho niente che faccia scattare l'allarme, quindi mi fanno passare. Erika e Beth ottengono lo stesso risultato e mi sto rimettendo addosso il cappotto per non avere troppe cose in mano, quando Oli passa sotto il controllo e questo inizia a squillare. Il mio cuore prende a battere più in fretta del previsto sentendo le parole "Devo controllarla manualmente" e lei scrolla le spalle come se non avesse dell'erba addosso. Erika è immobile come me, mentre Beth forse non sa nemmeno del pericolo che Oli sta correndo.
Inaspettatamente, l'uomo la lascia andare con un misero gesto delle dita e lei ci raggiunge trattenendo un sorriso.
"Non fate quelle facce" ci sussurra divertita. "È andata bene, no?"
"Vi muovete?" ci esorta Louis, in piedi e con la sua valigia stretta in una mano.
"Il tuo ragazzo è un po' isterico" commenta Beth alzando gli occhi al cielo.
"E non hai idea di come diventa quando viene prima del previsto"
"Oli!" la rimprovera Erika in una risata.
Lei scrolla le spalle, tira giù la sua valigia e seguiamo Louis verso il nostro gate.

Per la gioia di Louis riusciamo a prendere l'aereo in tempo ma perdiamo la coincidenza della navetta per fumarci una sigaretta e questo ci lascia mezz'ora in più buttati al freddo di una Francia dal cielo bianco, col tramonto che avanza prepotentemente sulle nostre teste.
Il centro di Parigi si rivela caotico quasi quanto quello di Londra, con l'unica differenza che siamo circondati da persone che blaterano "Pardon!" in continuazione. Troviamo il nostro hotel grazie a Matty che si scopre avere un ottimo senso dell'orientamento, al contrario di Louis che ha passato il tempo a sbuffare (e a far finta di trattenersi dal farlo). Ad accoglierci è un edificio a tre stelle con la reception illuminata ed un impiegato di colore a darci il benvenuto. Ci informa riguardo gli orari dei vari pasti benché noi abbiamo prenotato solamente per la colazione e poi ci lascia le chiavi delle nostre camere. Come avevamo precedentemente concordato, io sarò in camera con Oli, perché le stanze sono da due. Nonostante i recenti sviluppi relazionali tra me e Harry e lei e Louis, entrambe preferiamo condividere la camera. Ho lo strano sospetto che dopo un certo tot di ore trascorse insieme, Louis ed Oli inizino ad andare in escandescenza, e litigare durante questo viaggio è l'ultima delle cose che vogliamo.
Fortunatamente le nostre camere sono tutte sullo stesso piano e ci mettiamo d'accordo per vederci in camera nostra tra circa un'ora, giusto il tempo di disfare le valigie.
"Beh, emozionata?" mi chiede Oli, seduta sul letto mentre dispone alcuni abiti in un ordine tutto suo.
"Di essere a Parigi? Decisamente" rispondo sorridendo, aprendo la mia valigia e cercando la sacca con lo spazzolino.
Oli si alza per mettere a caricare il suo cellulare e solleva lo sguardo verso l'allarme antincendio della stanza.
"Mh, questo dovremmo coprirlo" dice storcendo appena la bocca. La nostra camera ha due letti singoli attaccati, una scrivania sotto un'enorme finestra che dà al panorama, una TV spenta col telecomando poggiato sopra ed un armadio accanto al muro che dà al bagno, il quale quindi presenta una leggera rientranza. Abbiamo anche la vasca, un piccolo lusso che non possiedo nella casa a Londra.
Oli si affretta a frugare tra le sue cose in valigia e poi tira fuori un sacchetto di plastica in cui aveva precedentemente inserito le sue boccette di shampoo e bagnoschiuma.
"Tadan!" esclama salendo sul suo letto con le calze nere e legando il sacchetto all'allarme con un elastico che teneva al polso. "Dovremmo essere apposto"
Si siede di nuovo e tira fuori il suo pacchetto di sigarette, lasciando quello con la canna sul comodino in legno chiaro e aprendo un poco la finestra. L'aria fuori è gelida, ce ne siamo accorti non appena siamo arrivati ed Erika ha iniziato subito a lamentarsi per il vento freddo.
Mentre sono ancora china sulla mia valigia, sento Oli farmi una domanda. "Come va con Harry?"
Non la guardo ma sollevo gli occhi verso niente di preciso, scrollando poi le spalle.
"Abbastanza bene, grazie"
"Sicura?" mi chiede espirando, siede sulla scrivania con le gambe a penzoloni. Adesso mi volto a guardarla.
"Sì" rispondo. "Parliamo molto"
Alza un sopracciglio. "Parlate?"
"Sì" dico di nuovo in tono ovvio, ma un po' titubante. "È così strano?"
Scuote la testa ma non mi guarda e si tocca il naso, tipica reazione di chi mente. Questa è una cosa che mi ha detto Deb, ma io so per certo di non toccarmi mai il naso quando dico le bugie. Mi siedo quindi per terra, sulla moquette verde scuro, e la osservo con un sospiro.
"Tu pensi che sia strano" convengo.
"No, affatto" replica velocemente. "Insomma, se voi preferite parlare"
"Abbiamo tante cose da dirci" sposto un maglione e tiro fuori un paio di scarpe.
"Immagino" fa un tiro e guarda il soffitto. "Però pensavo che vi sbatteste da un muro all'altro come due cani in calore"
La guardo con gli occhi ridotti a due fessure e lei scoppia a ridere di gusto, tirando indietro la testa ed indicandomi con una mano.
"Sto scherzando, scema!"
Alzo gli occhi al cielo e continuo a disfare la mia valigia, alzandomi per sistemare gli abiti nell'armadio. Oli ha già disposto gran parte delle sue cose in maniera ordinata.
"Ma avete già fatto sesso, no?"
Non riesco a rispondere né a posare il maglione che ho tra le mani. Smetto di respirare come se mi avesse minacciata con un'arma letale e nemmeno la guardo. Impiego troppo tempo per scegliere cosa rispondere e questo non le passa di certo inosservato.
"Non l'avete ancora fatto" asserisce.
Deglutisco, mi volto verso la sua parte trovando il suo sguardo arcuato e sorpreso ed inspiro a fondo prima di confermare quello che ha detto con timidezza.
"Non vuoi?" mi chiede.
"Sì. Sì che voglio"
"E allora qual è il problema? Se tu lo vuoi e lui lo vuole, perché non vi spogliate e non lo fate?"
Abbasso lo sguardo e mi mordo l'interno del labbro inferiore, ancora col maglione tra le mani. Lo poggio cercando le parole giuste, ma mi immobilizzo piano piano, sentendomi con le spalle al muro. La consapevolezza di avere un problema, di non fidarmi completamente di Harry si fa presente e pesante nel mio petto.
"Ho paura" rivelo.
"Di cosa?" mi chiede Oli.
La guardo stando ferma nella mia posizione, una mano che stringe l'anta dell'armadio scuro e buio.
"Ho paura che una volta fatto sesso mi scaricherà"
Oli chiude e riapre gli occhi lentamente, pensierosa. Distoglie lo sguardo da me e storce la bocca.
"Per tutto quello che vi siete trovati di fronte, ho seri dubbi che potrebbe scaricarti dopo aver fatto sesso"
La guardo senza dire niente e lei fa cadere la cenere della sua sigaretta fuori, oltre la finestra semi aperta.
"Tu non ti fidi mai troppo delle persone" mi dice. "E questo a volte ti frega"
Penso che sia strano, perché di solito è l'esatto opposto: mi fido troppo e ne rimango fottuta. È questo il mio problema maggiore: la fiducia. O ne ripongo troppa, oppure troppo poca, e non so mai come dosarla e con chi posso permettermi di fare un'eccezione.
Ma so anche che Oli ha ragione. Ce le ho bene impresse dentro e addosso, tutte le volte che Harry si è preso cura di me. Mi ritrovo a fissare il pavimento senza riuscite a dire una singola parola.
"Sai che ti dico?" Oli espira il fumo dalla bocca con un soffio, getta la sigaretta non ancora terminata di sotto e balza giù dalla scrivania. "Chiudi l'armadio, questa canna ce la fumiamo io e te"
Sorrido, scuoto la testa ma seguo le sue istruzioni e ci sistemiamo entrambe sulla scrivania. Accende la canna e la fuma per prima, mentre io osservo i suoi movimenti. Me la passa dopo solo due tiri e, forse perché siamo a Parigi, forse perché siamo riusciti ad imbarcarci con una canna nelle tasche dei jeans, ma mi sembra la più buona che abbia mai fumato.
"Ti piace molto, vero?" mi chiede, e la guardo confusa. "Harry intendo. Non la canna. Quella lo so che ti piace e pure tanto"
Mi fa ridere e mi prendo il tempo di rispondere, facendo un altro tiro.
"Allora?" mi esorta, inclinando leggermente la testa. Mi volto a guardarla ancora col sorriso sulle labbra.
"Sì" rispondo prima di grattarmi la fronte. "Mi piace. E non so dirti se mi piaccia tanto oppure troppo, perché non riesco a capirlo"
"Stai diventando poetica?" mi sorride sorniona.
"Forse" alzo le spalle. "Ma se dovessi paragonarlo a qualcosa, allora ti direi che mi piace persino più di questa canna"
"Uuuh!" Oli fa una faccia sofferente, ma che in qualche modo mi diverte. "Allarme rosso! Allarme rosso! Mila preferisce Harry alle canne!"
Mi fa ridere e la mia risata è così alta che la contagia. Le passo la canna poco prima che qualcuno bussi alla porta.
"Chi è?" urla.
"I sette nani. Chi cazzo volete che sia? Gesù bambino?" è Louis.
"Vado io" dico balzando giù dalla scrivania. Con un calcio faccio chiudere la mia valigia e vado ad aprire la porta; Louis sfreccia dentro con una serie di cartoni di pizza fumanti ed impreca mentre li fa slittare sulla scrivania, sotto gli occhi allibiti ed estasiati di Oli. Dopo di lui entrano Mike e Matty, ed infine Harry.
"Dove le avete prese queste?" domanda Oli, la canna ancora tra le dita.
"Quaggiù, pensavamo di trovarvi in pigiama e con delle maschere al kiwi in faccia" risponde Mike, facendo ridere Matty. La porta ha una specie di molla che non la fa stare aperta, quindi lascio che si chiuda in automatico mentre afferro Harry per un polso e lo fermo, aggrappandomi al suo collo e baciandolo.
"E questo per che cos'era?" mi domanda incuriosito.
"Per la pizza. E perché siamo a Parigi"

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