Introduzione

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Il padrone è qui, in piedi. Non si vede la faccia.
È l'unica cosa che voglio: vedere la sua faccia. Mi alzerei dal pavimento freddo per togliergli quella maschera dal viso ma non posso; la morsa gelida del ferro sui polsi e sulle caviglie mi tengono bloccata.

Il padrone è buono, è misericordioso, il padrone ha pietà di me, il padrone mi vuole bene, mi ama.
Il padrone è un mostro, un vile codardo, un uomo senza cuore né anima, lui mi vuole morta, mi odia.

Passa ore così, in piedi, a fissarmi immobile, una mazza di legno nella mano destra.
Potrebbe colpirmi da un momento all'altro, ma non lo fa. Forse sta studiando il modo migliore.

«Colpiscimi» gli urlo.
Lui resta in silenzio.
«Fallo! Uccidimi!» lo desidero davvero. Voglio morire.
Ma lui non si muove, non parla.

Inizio a piangere: le lacrime calde mi scivolando lentamente sul viso sporco e cadono sul pavimento umido. Inizio ad urlare.

Impugna la mazza e la alza minacciosamente. È lì pronto a colpirmi.
Il padrone è buono. Il padrone è un mostro. Il padrone mi ama. Il padrone mi odia.
Si appoggia la mazza sulla spalla sinistra, si volta e se ne va.

Il volto del padroneDove le storie prendono vita. Scoprilo ora