Prologo

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Mentre una falce di luna solitaria e pura vagava nella notte, un boato assordante scosse la città al cuore, e fu subito caos e chiamate di emergenza.

La via ferita, illuminata dalle luci calde dei lampioni, correva obliqua da piazza Castello fino alla grandiosa piazza Vittorio; un lungo mosaico in pietra, arricchito da portici e palazzi antichi, che si allargava oltre il fiume alla chiesa della Gran Madre di Dio e al panorama notturno della collina torinese. A interrompere quella sequenza ordinata di edifici dall'architettura seicentesca contribuiva la chiesa a singola navata della Santissima Annunziata, un pregiato gioiello neobarocco dalla magnifica facciata in marmo bianco e avorio.

Su quei marmi finemente scolpiti e sui palazzi adiacenti, fiamme giallo rosse iniziarono a riverberare bagliori scarlatti con intensità crescente e minacciosa.

Le lingue di fuoco stavano avvolgendo, furiose, un fuoristrada ribaltato contro alcune auto in sosta. Il mezzo, stranamente in equilibrio sul paraurti anteriore, rivolgeva il sottoscocca alla loggia dell'arcata superiore della chiesa.

Nella notte solo lo scoppiettio funesto del fuoco urlava, tutto il resto era silenzio. Un silenzio che cominciava a essere lacerato dal suono intermittente delle sirene dei mezzi di soccorso che in lontananza si udivano.

Auto della polizia, vigili del fuoco e varie ambulanze stavano convergendo a gran velocità sulla scena dell'incidente da ogni direzione.

Sopraggiunsero separati solo di qualche minuto e si schierarono, agili e compatti, a distanza di sicurezza dal mezzo in fiamme.

Detriti e pezzi di carrozzeria erano sparsi ovunque. In fretta la via venne bloccata e le operazioni di soccorso ebbero inizio.

Mentre l'odore chimico di plastica arsa rendeva l'aria soffocante e il fumo bruciava gli occhi e la gola, alcuni curiosi si fermarono a osservare - con angoscia - quel rapido movimento di uomini e mezzi.

I poliziotti delimitarono la scena col nastro segnaletico e i pompieri, con autobotti e mezzi di appoggio, si attivarono per riprendere nel più breve tempo possibile il controllo della situazione. Sia le auto vicine che il palazzo adiacente erano attaccati dalle fiamme; la facciata, il balcone e le persiane sovrastanti apparivano bruciate e annerite.

Nello stesso momento, il personale dell'unità di rianimazione, indirizzato da alcuni presenti, corse a valutare - a denti stretti - i parametri vitali di un ragazzo sbalzato sotto i portici, a parecchi metri di distanza dal SUV.

Non dava segni di vita.

I soccorritori, con maschera a ossigeno e defibrillatore, si prodigarono con frenesia nel tentativo di strapparlo alla morte. Applicarono i sensori, gli elettrodi e infusero diverse scariche elettriche che fecero sobbalzare più volte il petto del ragazzo.

Dopo alcuni tentativi, il capo soccorritore scosse la testa e diede disposizioni all'altro di recuperare un telo bianco dall'ambulanza.

I vigili del fuoco, con lance ed estintori, prontamente domarono le fiamme. Successivamente legarono il paraurti del SUV all'argano del camion di supporto e lo tirarono a terra rimettendolo in piano. Con una cesoia motorizzata aprirono quindi un varco sulle fiancate e, tra i sedili, trovarono incastrati i corpi di altre due persone.

Dopo quella manovra, la via, illuminata in modo intermittente dalle luci led dei lampeggianti, tornò a essere immersa nella quiete.

Affacciate ai balconi una o più persone seguivano sotto shock le operazioni di soccorso. A distanza, altri ragazzi della notte si fermarono a contemplare i resti fumanti di quella immane tragedia, a osservare con pena quelle lamiere contorte e bruciate. «Mio Dio che morte orribile» disse una ragazza con gli occhi gonfi e il tono sommesso, immaginando se stessa al posto loro.

Data la centralità del luogo, arrivò sulla scena anche il magistrato di turno. Scese dall'auto di servizio, parlò con gli agenti, analizzò il contesto e scrisse alcuni appunti su un taccuino. Poi passò a raccogliere qualche testimonianza. Rivolto al gruppo degli astanti chiese: «Qualcuno di voi ha assistito all'incidente? Non abbiate timore, l'obiettivo è capire e dare una spiegazione».

«Io, io ho visto tutto» esordì un ragazzo, ancora visibilmente scosso. Un tumulto di vibrazioni violente gli procurava scosse di tensione. Un pungolo che lo destabilizzava.

«So che non è facile, ma descriva quello che sa.»

«Ci provo» disse il tipo deglutendo.

«Faccia con calma.»

«Stavo arrivando dai Murazzi e camminavo sotto i portici, era tutto tranquillo, quando all'improvviso sento alle mie spalle questo rombo furioso, seguito da uno stridore insistente di pneumatici. D'istinto mi giro e vedo quel SUV arrivare dal fondo della piazza a tutta velocità» riferì indicando con la mano tremante. L'aria gli mancava.

«Continui.»

Fece un respiro profondo e poi aggiunse: «Prima della pensilina del tram l'ho visto sbandare e poi decollare, dopo averla centrata. Da lì ha fatto un volo pazzesco, una piroetta in aria, e poi si è andato a schiantare contro quelle auto in sosta. Uno, nell'impatto, è stato sbalzato fuori ed è finito contro la colonna.»

Il magistrato annuì con rammarico.

«Nello stesso momento il fuoristrada ha preso fuoco e non c'è stato più nulla da fare. Ho provato ad avvicinarmi, ma il calore era troppo intenso. Mi dispiace» concluse a capo chino.

«Grazie! C'è qualcun altro che possa aggiungere qualcosa? Un'informazione? Un dettaglio?»

Un ragazzo e una ragazza si fecero avanti. «Noi li abbiamo incrociati uscendo dello stesso locale. Erano in tre e davano l'idea di essere abbastanza fuori. Probabilmente ubriachi o sotto l'effetto di qualche sostanza stupefacente» disse lei turbata a sua volta.

«Cosa la porta a dire questo? Ha notato qualcosa di strano?» insistette il magistrato fissandola negli occhi.

«Ricordo di aver sentito uno dei tre dire cose bizzarre come: "Col SUV ci mettiamo un attimo. Il rave non aspetta. Ci serve solo altra roba buona. La notte è nostra!" Cose di questo genere, insomma.»

«Anche secondo me erano fuori» ribadì l'amico con l'espressione sconvolta. «Pareva vivessero in un'altra dimensione, in un mondo tutto loro. Continuavano a ripetere che dovevano festeggiare per qualcosa, un affare andato bene, ma senza specificare ulteriormente. Questo è quello che ho capito».

«Grazie» mormorò il magistrato, continuando a scrivere.

Più in là gli operatori coadiuvati dai vigili del fuoco avevano iniziato la procedura di estrazione dei resti dal SUV. I corpi, sfigurati dal fuoco, erano irriconoscibili. Mentre venivano fatte alcune foto da allegare alle indagini, tre sacchi per cadaveri furono posizionati uno di fianco all'altro.

Dai documenti presi dalla tasca del ragazzo a terra, il magistrato lesse le generalità. Un sospiro profondo gli dipinse una smorfia di disappunto sul viso.

Il ragazzo aveva la stessa età del figlio, poco più che ventenne.

Poi si guardò attorno e alzò lo sguardo al cielo.

In quello stesso momento una voce da dietro gridò: «Ehi! Il ragazzo a terra! Si è mosso! Ho visto qualcosa muoversi! Correte!»

Quelle parole lasciarono tutti allibiti, incluso il soccorritore capo che si precipitò all'istante sul corpo. Con un movimento rapido spostò il telo e si inginocchiò a sentire il polso e la respirazione.

Flebilmente, ma con costanza, il cuore batteva.

«Presto, una barella!» gridò.

Eccesso e leggerezzaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora