Quella notte non ci fermammo in hotel, o almeno andammo lì solo a prendere le nostre valigie e le nostre cose.

La casa di Jason era pronta quindi potemmo andare li. Caricammo l'automobile e passammo sul ponte di Brooklyn fino ad arrivare in periferia nella nostra nuova casa.

C'erano quattro stanze libere, e Logan e Katherine si sistemarono subito in una riservata solo a loro.

Non mi andava molto di lasciare Aimee da sola, o almeno non in queste condizioni, ma i miei sensi di colpa e la vergogna che provavo mi stavano divorando.

Pensavo che non meritavo neanche l'amore tanto sudato e difficilmente ottenuto di Justin, ma sapevo che molto presto, ancora prima di quanto avessi mai pensato, avrei dovuto lasciarlo.

Ormai la mia umanità era uscita fuori, non avevo più il controllo di me stessa e delle mie emozioni.

Appena poggiai a terra le valigie, un dolore lancinante mi passò per tutto il braccio, ricordandomi della brutta botta che avevo preso quando ero caduta.

Mi tolsi delicatamente il giacchetta e mi accorsi che mi ero anche beccata un proiettile nel braccio. Non mi ero accorta neanche del sangue che mi scorreva per il corpo, tanto era forte il dolore che avevo provato.

-Katherine! - la chiamai, tenendomi il braccio.

Normalmente mi sarei tolta il proiettile da sola, ma non ero nelle condizioni esatte al momento, e inoltre si trovava in una posizione parecchio scomoda e irraggiungibile per me.

-Che c'è, Tris?

Venne verso di me, e distolsi lo sguardo quando vidi i suoi occhi accerchiati dal mascara colato a causa delle lacrime per Ryan. Tutto per colpa mia.

-Ehm, puoi aiutarmi a togliere il proiettile?
-Certo...

Eravamo al piano di sotto, in palestra, quando scesero anche Logan e Justin, che mi guardò in un modo che mi fece sciogliere. Era preoccupato per me, nonostante ero viva e vegeta, o quasi, di fronte a lui; come dargli torto.

-Dov'è Aimee? - chiesi io, non ne potevo più di tutto quel silenzio agghiacciante.
-È in camera, vuole rimanere da sola.
-Portatela fuori a svagarsi - dissi.

Mi tirai giù la manica, una volta che il sangue fu fermato, e la ferita avvolta da una fasciatura, e scesi dalla sedia. Una volta in piedi, mi guardarono tutti sconcertati.

Sapevo che non era l'idea migliore, ma era sicuramente meglio che rimanere in casa a guardare i suoi vestiti che non indosserà più.

-Vado a mettere in moto la macchina - decise Logan, sorridendomi.
-Io non vengo, mi sento un po' debole per via della botta che ho preso dalla caduta, e per via del braccio, quindi resto qui.
-Io rimango con lei, se non vi dispiace. - intervenne Justin.

In tutta risposta, Katherine gli strinse il braccio, trasmettendogli fiducia e incoraggiamento.

Salimmo di sopra con loro e ci volle meno del necessario per convincere Aimee ad uscire. Si sarebbe ubriacata il più possibile per dimenticare; eravamo tutti consapevoli che non era la scelta giusta. Ma non eravamo nessuno per poterla fermare.

-Okay, allora noi andiamo.
-A dopo!

Andarono via e chiusero la porta. Calò un silenzio quasi imbarazzante, ma tranquillo.

-Allora che ti va di fare?
-Io vado a letto, Justin. Non mi sento proprio in forma e sono stanca. - mi alzai dal divano, e mi diressi in cucina. Justin mi seguì.
-Vuoi un po' di tequila?
-Si, grazie.

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