Takara.

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Capitolo 4

Takara.

La ragazza vide la madre oscillare per un istante, l'afferrò per una spalla.

«Gelsa, vai di sopra.»

«Ma...» cercò di ribattere la più piccola.

«Vai!» le ordinò con un po' troppa severità la madre. La bambina ubbidì e corse su per le scale, stringendo il suo peluche, spaventata.

La donna si girò verso gli uomini, incrociando le braccia.

«Cosa vuoi, Phillip?» pronunciò quel nome con pungente risentimento. La figlia strabuzzò gli occhi. Allora sua madre conosceva davvero quell'omone blu, Phillip. C'era qualcosa di angoscioso, di respirabile. Una sorta di ostilità fra la donna e quell'uomo dall'aria minacciosa.

Elettricità vibrò nell'aria.

«Lo sai...» Affermò l'uomo.

Clarisse scosse la testa, poi rise.

«Te l'ho già detto Phillip, con la perdita di Ben tutto sarebbe finito, finito.» disse con tono grave.

«Non capisci Clary, lei ci serve... lei...» l'uomo la guardò, con sguardò pietoso, come se si aspettasse la sua comprensione. Clary. Clary. Aveva già sentito qualcuno chiamare la madre in quel modo, ma chi?

«Non obbligarmi Clarisse... ti prego.» La donna si irrigidì, come se per un momento avesse perso la sicurezza.

«Tesoro, vai in camera tua.» Ma la ragazza non si mosse.

«Clarisse, sappiamo entrambi che è la cosa migliore per lei, per noi, per tutti.» La stava implorando. Gli occhi gli si inumidirono, non voleva fare ciò che stava facendo. Ma la donna respinse la sua richiesta con uno sbuffo, disgustata.

«No Phillip, non lascerò che diventi una beta, capito?» beta? "Che cosa diamine sta succedendo?" pensò la ragazza. Strinse la maglia della madre, nel panico.

«Phillip, devi andartene da casa mia, ora.» Phillip cambiò atteggiamento. Il suo sguardò si indurì, come se ogni traccia di umanità in lui fosse solo cosa remota.

«Clarisse, sono ordini, dobbiamo obbedire e basta.» Ringhiò l'uomo, spazientito.

E poi afferrò il braccio della ragazza.

Quello che successe dopo fu un turbinio di urla e panico. Phillip l'aveva agguantata, la stava trascinando via, seguito e aiutato dai suoi compagni. La ragazza non aveva idea di cosa stesse succedendo. Iniziò a scalciare. Ma non appena vide le scintillanti pistole nelle cinture dei militari si voltò, disperata.

Sua madre lottava per tenerla, la tirava per le maniche, urlando di lasciarla. Il cuore le correva a mille. Avvertiva le forti mani dei militari stringerla, e la madre che lottava, con tutta la forza che aveva.

«Mamma no!» Phillip impugnò l'arma.

«Clarisse, mi hai costretto.» La puntò verso la donna. La ragazza impallidì, e con uno scossone riuscì a liberarsi per un istante. Prese il viso della madre fra le mani, lei piangeva. Non si curò della pistola, c'era lei davanti a sua madre. Ma la sentì. Per la seconda volta sentì il freddo del metallo premere contro la nuca.

«Mamma, me la caverò, te lo prometto.» Quella frase racchiudeva un'inondazione di parole ed emozioni, travolgenti, devastanti. Non voglio che tu muoia a causa mia, non voglio. La madre con gesto veloce si strappò dal collo la sua collana e la diede alla figlia. Phillip e i suoi uomini iniziarono a tirarla verso l'elicottero. Lei riuscì appena in tempo a stringere le dita attorno al medaglione. Madre e figlia si guardarono negli occhi. Un giuramento rimase sospeso nell'aria, muto, silenzioso, infrangibile. Gli occhi della donna scintillarono sotto i raggi del sole.

«Sii forte!» le urlò la madre, con la voce rotta dal pianto. L'ultima cosa che la ragazza vide fu il portellone dell'aereo chiudersi e il viso della sorellina che si affacciava sconvolta dalla porta, la madre che piangeva.

«Tienilo con ...!» mai sentì il resto. Sbatté la testa contro qualcosa di metallico, ebbe le vertigini e tutto cominciò a girare. Poi sentì la voce gutturale di Phillip, con l'affanno. Le palpebre le si appesantirono.

«Decolla Jack! Andiamo!...» sbuffò «Dovrebbero darmi un aumento per questo.» e altre voci, tutte confuse, che pian piano si affievolirono, e la cullarono, come una dolce ninna nanna.

Non avrebbe mai dimenticato gli occhi verdi della piccola Gelsa che si spalancavano attoniti, la forza della madre andare in frantumi. Le si strinse il cuore, in una morsa nera e dolorosa.

E poi si svegliò, in una stanza.

Tutta bianca.

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