TRIS

Quando Justin si alzò per andare in bagno, io mi ero già lavata e mi stavo vestendo. Mi disegnai sulle palpebre una linea sottile di eye-liner, misi un po' di mascara, e velocemente presi la mia borsa, e le chiavi prima di arrivare in macchina.
Non mi vide nessuno fortunatamente.

Quindi, messa in moto la Porsche, mi allontanai lentamente da casa, per evitare di fare rumore, e poi accelerai.

Era la prima volta che Jason mi chiamava per andare da sola, non l'aveva mai fatto. Ero molto preoccupata, e questo era sbagliato. Andando da lui dovevo provare indifferenza, non paura.

Passai prima a casa per prendere dei vestiti in più, dato che quello che ci aveva dato l'albergo erano sufficienti solo per un giorno, se tutti fosse andato bene.

Poi salii di nuovo in macchina, prima di arrivare davanti all'edificio familiare dove parcheggiai per poi entrare dentro fino all'ufficio di Jason.

-Ciao Jason.

Entrai nel suo ufficio senza bussare, e inoltre la porta era già aperta.

-Tris. Accomodati prego.

Feci come disse. Non mi aveva mai fatto "accomodare" sul suo divano.

-Cosa c'è Jason?
-Mi spieghi cosa diavolo è successo alla mia casa a New York?
-È andata in fiamme. Non so bene cosa sia successo. Io e Justin eravamo a letto e non ci siamo accorti di nulla.

Alzò le sopracciglia per ciò che avevo detto.

Stupida Tris.

-Eravamo ognuno nel proprio letto Jason. Tranquillo. Io ero rimasta perché mi fa ancora male il braccio, dato che mi ci hanno conficcato una pallottola e così lui è rimasto con me.
-Mh, okay. Tris, io voglio fidarmi di te. Non fare cose che rimpiangeresti. Non voglio farti del male.
-Jason te l'ho detto. E poi sai chi sono, o no? - gli sorrisi maliziosa e feci l'occhiolino.
-Okay. E poi?
-Ci siamo risvegliati e io avevo i polsi legati alla testiera del letto e così Justin, e la casa andava in fiamme. In quel momento, grazie a dio, è tornato Logan e ci ha liberati, e poi il resto lo sai.
-E questa notte dove avete dormito?
-In albergo.
Annuì - Immagino che loro non sanno che tu sei qui, ora.
-No infatti. Ma dopo essere sparita per tutte queste ore, credo che sospettino qualcosa.
-Va a casa e riposati. Ne riparleremo domani quando ci sarete tutti. Inoltre c'è un'altra cosa di cui dovrei parlarti, ma non adesso. Ciao Tris.
-Va bene, ciao Jason.

Mi alzai dal divano e uscii dall'ufficio per poi salire in macchina e tornare a New York dai ragazzi.

Lo so, può sembrare una pazzia fare New York-Boston per poi fare di nuovo boston-New York. Ma quando il lavoro chiama bisogna rispondere, specialmente se si tratta di Jason.

Eravamo di nuovo tutti e cinque da Jason.

-Allora, mi volete spiegare cosa è successo a New York? - più che arrabbiato, Jason sembrava deluso e infastidito.
-Ryan è morto. Gli hanno sparato, ma non abbiamo più visto bene chi potesse essere.
-È stato quel coglione che ha osato invadere il nostro territorio. Ecco chi è stato! - Aimee si stava sforzando per mantenere la calma, ma non ci riusciva proprio bene.

Erano passati solo due giorni dalla sua morte, e lei era ancora a molto scossa. Io ero ancora più in colpa. E gli altri molto dispiaciuti.

-Comunque la maggior parte di voi sta
bene. Sapevo che era una cosa difficile, ma sono felice che siate vivi. Queste sono per voi.

Ci mostrò i soldi che ci spettavano e li prendemmo senza fare discussioni. Sulla sua scrivania c'erano sei pacchi, e quando l'ultimo rimase lì, fermo e immobile, vidi, anzi notammo tutti come Aimee non si sentisse più a suo agio li dentro.

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