Capitolo 10

5K 378 8

Il cielo era scuro, di un grigio intenso di nuvole che minacciavano pioggia.

Ormai Mia stava camminando da molto e non sembrava aver intenzione di smettere.

Ad un tratto vide qualcosa in lontananza correre verso di lei: era piccolo e snello, di un colore nero pece ed era veloce.

Mia cominciava ad avere paura, ma non riusciva a muoversi. Era pietrificata.

Quella cosa si stava avvicinando sempre di più e si cominciavano pian piano a distinguere i lineamenti.

Voleva urlare, ma non ci riusciva e nonostante ci provasse e riprovasse la voce non usciva.

Grandi occhi gialli erano a pochi metri da lei e non sapeva che cosa sarebbe successo, nemmeno riusciva ad immaginarselo.

Che ci faceva lì? Come aveva raggiunto quel posto sconosciuto ai suoi occhi?

La cosa si era fermata davanti di lei, ad esattamente un metro di distanza.

La scrutava dall’alto al basso alzando ed abbassando il muso.

Sí, era un lupo nero e Mia ne era terrorizzata.

-Diventerai come me- sentì ad un tratto.

L’animale non aveva mosso la bocca, ma la ragazza intuì che venisse da lui.

-Sarai diversa da tutti gli altri-

Era una voce maschile, molto profonda che rimbombò per tutta la strada penetrando tra gli alberi ai lati di quest’ultima.

Mia aveva il volto bagnato dalle lacrime, lacrime di paura.

Il lupo le si avvicinò di più e le girò intorno strisciando il suo pelo contro la sua gamba. Al contatto con i pantaloni provocò un rumore fastidioso, quasi come mentre si corre il vento penetra nelle orecchie buttandoti all’aria i capelli.

-Chi sei?- riuscì a singhiozzare la ragazza.

Sentì qualcosa dietro di lei, un rumore di passi.

Un uomo le si parò davanti facendola sussultare.

Si guardò dietro e notò che il lupo era sparito.

Lacrime, troppe lacrime di gioia cominciarono a rigarle il viso.

Suo padre era davanti a lei, e lei, non sapeva più che fare.

Gli saltò addosso, abbracciandolo più che poteva.

-Scusa se ti ho fatto paura, ma amo le entrate di scena- cominciò a ridere lui.

Quella risata, però, non durò molto ed il padre sparì riportando Mia alla realtà.

Era distesa sul suo morbido letto con un libro chiuso sul ventre.

Accese la luce che teneva sul comodino, tanto per non far insospettire la madre e con riluttanza prese il libro in mano.

Lesse sulla copertina “Biancaneve e i Sette Nani”, usa storia semplicissima della quale lei ne andava matta.

Gliela leggeva ogni sera il padre prima di dormire, ormai la sapeva a memoria, ma perché era lì in quel momento?

Non si ricordava di avere letto la sera prima, nonostante fosse andata a dormire tardi.

Non amava leggere, preferiva viaggiare con la fantasia per conto suo o sulle note di una canzone presa a caso dalla playlist del suo cellulare.

Si alzò e rimise il libro al suo posto.

Era forse collegato con il sogno che aveva fatto su suo padre?

Com’era possibile che suo padre riuscisse a comunicare con lei in questo modo?

Sentì un rumore provenire dal piano di sotto e, senza pensarci due volte, uscì dalla sua camera. Era sicura che avrebbe incontrato sua madre, ma non fu così.

Appena raggiunse la cucina notò che il pavimento era bagnato e che il frigorifero era aperto. Dentro ad esso non c’era più niente, nonostante il giorno prima sua  madre fosse tornata a casa con la spesa.

Si guardò un po’ in torno e notò che dal salotto due occhi gialli la stavano scrutando. Provò a chiamare sua madre, ma nuovamente la voce le era scomparsa. Com’era possibile?

Provò a muoversi, ma i piedi le sembravano immersi nel cemento da quanto pesanti erano diventati.

Gli occhi gialli si facevano sempre più grandi, capì subito che si stavano avvicinando e con un ringhio le saltò addosso mostrandole l’interno della sua enorme bocca con dei denti aguzzi.

Si svegliò con il sudore che le scendeva dalla fronte, non poté fare a meno che pulirselo con la manica del pigiama.

Si alzò dal letto tremando, facendo cadere le coperte a terra.

Un leggero bagliore proveniva dalla porta semiaperta. La aprì e si affacciò delicatamente.

Sua madre le capitò davanti di colpo facendole prendere paura.

-Ti ho sentita urlare, cos’è successo?-

La guardò dall’alto al basso. Aveva un accappatoio che le teneva i capelli bagnati tirati su e un altro asciugamano le copriva il corpo snello.

Non si ricordava molto di quello che era successo, ma era sicura di aver sognato suo padre e la cosa la terrorizzava.

-Mia?- domandò sua madre alquanto preoccupata.

Non aveva voglia di parlarne, voleva solo dimenticarsi di tutto ciò che poteva essere stato un semplice sogno, anche se faticava a crederlo.

-Tranquilla, solo un brutto sogno- sussurrò uscendo dalla stanza.

Sua madre la guardò mentre si dirigeva verso il bagno e si chiudeva dentro con una strana delicatezza.

Mia si guardò allo specchio, semplicemente per vedere i suoi occhi di colore diverso. Prese la spazzola e si pettinò velocemente i capelli, non curante di come le stessero, tanto sapeva che non appena sarebbe arrivata a scuola gli avrebbe legati in una coda.

La nuova lupaLeggi questa storia gratuitamente!