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Pen Your Pride

~ L'incontro ~

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Efrem scese dell'autobus,si sistemò la cravatta che si muoveva per il vento, e si incamminò sulla strada di casa.

Il rumore dei suoi passi era coperto dal suono del vento,forte,tempestoso ma rilassante,almeno per lui.

Fu mentre si dirigeva a casa che senti una voce un pò rauca canticchiare una canzone che conosceva fin troppo bene "...E 'nt'a barca du vin ghe naveghiemu 'nsc'i scheuggi emigranti du rìe cu'i cioi 'nt'i euggi.."
De Andrè sospirò. Amava quel cantante,e conosceva benissimo molte delle sue canzoni. Creüza de ma era un'inno per Genova,una canzone che portava un pò di quella città di mare ovunque per l'Italia.

Si fermò ad ascoltare quella voce,e istintivamente la segui. Si trovò all'angolo di un palazzo e vide un uomo affiancato da un cane di media stazza: era sua quella voce.

La figura dell'uomo era illuminata lateralmente dalla luce della luna,e le mani si muovevano morbide sulla chitarra. Un barbone.

Non gli piaceva particolarmente quella gente,ma non per chissà quale motivo,semplicemente perché  gli dava fastidio la gente sporca, ed era fermamente convinto che non tutti i senza tetto avessero veramente bisogno di soldi,ma quell'uomo era diverso.

Se ne stava seduto con gli occhi chiusi appoggiato in un angolo,non aveva nient'altro che una chitarra e un cane,e non sembrava volere soldi.

Efrem ne rimase affascinato,non seppe nemmeno lui perché, ma le sue gambe partirono e si avvicinarono a quella persona così sola.

"Mi scusi.." bisbigliò.

Jeremiah sussultò, apri di colpo gli occhi e smise di suonare. Squadrò un pò quella figura che aveva interrotto il suo canto e prima di rispondere si prese un momento.

"Sì?" Disse infine,quasi spazientito.

Efrem si sentì in imbarazzo,non sapeva perché,ma quell'uomo lo metteva in soggezione.

"Posso sedermi affianco a lei?..la sua musica...ecco...io amo De Andrè..si insomma.."

Jeremiah sorrise di fronte a quell'uomo che all'improvviso sembrava essere tornato bambino.

"Prego Giovane,siediti qui." Sorrise. " Mi spiace non ho nulla da offrirti,né tanto meno un divano comodo,ma infondo.."

"Stia tranquillo...non mi interessa.."

Calò un silenzio tombale.

Efrem si riscosse "La prego continui a suonare! Non volevo disturbarla"

"Ehi giovane,puoi chiamarmi Jeremiah. Non c'è bisogno di darmi del lei..."

Efrem si sentì spiazzato da quella risposta,  e subito lo guardò sorridente "Va bene Jeremiah,io sono Efrem,e merito il tuo stesso rispetto." Sorrise.

Era un continuo scambio di sorrisi.

Jeremiah chiuse gli occhi e ricominciò a suonare. Stavolta però la musica era diversa. Efrem ebbe un sussulto.
Don't cry dei Guns la canzone che aveva segnato la sia gioventù.

Kenny gli si accoccolò al fianco ed egli non poté far altro che accarezzarla.

"Mi dici perché hai voluto sederti qui vicino a me?" Disse ad un tratto Jeremiah,continuando a suonare ad occhi chiusi.

Efrem lo guardò "La tua voce ha qualcosa di caldo e familiare, e la tua musica è la stessa che piace a me..prima di tornare a casa.." si bloccò,maledicendosi per quella frase "mi spiace io.."

Jeremiah doveva aver intuito perché sorrise leggermente e aprendo gli occhi gli posò una mano sulla spalla "Non è di certo colpa tua se hai una casa!" Scoppio in una fragorosa risata che contagiò anche Efrem,che improvvisamente si sentì più a suo agio.

"Bhe..dicevo..prima di tornare a casa volevo stare un pò qui fuori a godermi il mio mare.."

"Il tuo mare?"

"Si"

"Giovane,è di tutti il mare." Sospirò. "È ovvio che voi ricchi non capite la condivisione e l'amore delle cose di tutti..dimmi un pò, hai famiglia?"

Efrem si sentì umiliato da quell'affermazione. "Io so bene cosa vuol dire condividere" Rispose "E comunque si,ho una famiglia."

"Immaginavo"

"Cosa vuoi dire?"

"Quanto tempo passi con tua figlia o figlio che sia? E che con tua moglie?  Quanto del tuo tempo condividi con loro?"

"Bhe io..io lavoro molto."

"Esatto. Tu condividi il tempo solo con te stesso, come d'altronde molti altri uomini del tuo ceto."

"Anche tu Vecchio, vivi solo con te stesso." boffonchiò Efrem,stizzito,senza pensare all'insensata frase che aveva appena detto.

Jeremiah rise. "Giovane io non sono solo. Ho con me il mio cane e la mia chitarra, e vivo di resti, non chiedo nemmeno soldi,i luridi soldi che vi girate voi altri tra le mani,roba ancora più sporca di me." Rise sarcastico e continuò a parlare con la stessa voce calma che lo caratterizzava. "Io condivido tempo con chiunque voglia farlo. Ad esempio con te. Come vedi non ti ho cacciato via..."

"Sei un senzatetto, a cosa ti sarebbe convenuto farlo?" Disse Efrem fissando lo negli occhi.

"A nulla,appunto."

La conversazione si stava facendo strana.

"Senti vecchio,mi dispiace di averti disturbato,ma ora è meglio che io vada a casa."

Jeremiah sorrise.

"Come vuoi Giovane,io sono sempre qui."  E fece un occhiolino.

Efrem gli lascio cinque euro, e il barbone li prese e glieli ridiede "Non voglio la tua carità,qualcuno con cui parlare è stato già  abbastanza per oggi."

Efrem rimase allibito da quella prova di umiltà.  "D'accordo..." disse confusamente.

Si sistemò,lo salutò di sfuggita e andò a casa senza voltarsi.

Il pensiero di quella conversazione lo accompagnò finché il sonno ebbe la meglio.

Jeremiah.Leggi questa storia gratuitamente!