STORIA 4 ⚡ Wait

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Iris camminava svelta lungo le affollate strade di Austropoli, le labbra tremanti e gli occhi velati da un fragile strato di lacrime. I lunghi, mossi capelli color mirtillo le rimbalzavano sulla schiena ad ogni passo che compiva, e il viso, serio e vacuo, sembrava aver perso tutta la gioia che era solito trasmettere persino nei giorni più bui.

Talvolta la gente la urtava, ma lei non si scomponeva. Procedeva sicura, sebbene fosse pienamente convinta che ormai, a forza di camminare, avesse smarrito il senso dell'orientamento. Suoni, rumori, risate... all'orecchio tutto le giungeva ottuso, ovattato.

Persone, Pokémon...

non esisteva nessuno.

Solo lei.

Lei e l'amore della sua vita.

Sapeva dove si trovava, per fortuna era stata avvisata in anticipo, ma sapeva anche che il tempo le era nemico, e che se non riusciva a trovarlo entro pochi istanti l'avrebbe perso per sempre.

Iniziò a correre, mentre una grossa lacrima cristallina le rigava il profilo della guancia destra.

Dannazione, dove stava andando?

In quale punto preciso si trovava?

Non conosceva Austropoli, e sebbene si fosse non poco vantata di riuscire a scovare anche gli angoli più remoti di Unima, in quel momento era troppo disperata, affranta, confusa per concentrarsi.

L'unica cosa che voleva, era lui. Adesso o mai più.

Improvvisamente, quasi l'avesse voluto Arceus, il suo naso iniziò a percepire odore di mare.

Seguì quell'inebriante profumo fino a quando per le narici divenne un tanfo insopportabile, quindi si asciugò le lacrime con le lunghe maniche color confetto della tunica.

Finalmente arrivata al Porto. Aveva atteso da troppo tempo quel momento, e il fatto di aver imboccato la strada giusta in una città del tutto sconosciuta riuscì a rasserenarla per pochi secondi.

In circostanze migliori avrebbe contemplato il panorama e magari anche assaggiato qualche specialità della casa, ma in quel momento non c'era tempo.
Tic. Tac. Tic. Tac.

Era come se un orologio invisibile le si fosse incastrato nella testa con l'unico, malefico scopo di tenerla sempre in ansia.

Ebbene, ci era riuscito benissimo. Ogni secondo era prezioso quanto una stella, e le sembrava di starne sprecando fin troppo. Doveva darsi una mossa. Cominciò a farsi largo fra la gente, facendo attenzione a non inciampare e, da perfetta scema qual'era, rovinare anche a terra.
Tic.

Il suo cuore perse un battito.
Tac.

Le sue gambe iniziarono ad accelerare, frenetiche.
Tic.

La vista divenne offuscata, segno che di lì a poco sarebbe scoppiata in lacrime come una povera fanciulla a cui hanno appena rubato il Pokémon.
Tac.

Gli ansimi diventarono spasmi, e i primi sensi di fatica iniziarono a farsi sentire.

"Cari signori passeggeri, desideriamo avvertirvi che la nave Austropoli-Levantopoli salperà fra non meno di quattro minuti. Vi invitiamo dunque a raccogliere i vostri bagagli e a prendere posto all'interno della struttura."

Quattro minuti. Quattro, futili minuti di tempo.

Stava per perdere l'unica persona che era stata in grado di farle provare vergogna, imbarazzo, amore, passione e dolcezza.

-No, ti prego...- mormorò, osservando in lontananza una lunga, forse infinita fila di persone entrare dentro la nave munita di valigie grandi quanto alberi. -ti prego, aspetta...- si portò una mano al cuore, sperando di calmare gli ansimi, ma si accorse che non funzionava, quindi lasciò perdere.

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