II

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È felice quando torna dentro. Si trattiene dal sorridere perché risulterebbe strano e cerca anche di non saltellare, contento.
Ha giocato con l'aereo di carta di Jongin e sono riusciti a passarselo più volte, facendolo librare alto nell'aria. Se lo sono tirati addosso spesso, ma questo non ha fatto altro che farli ridere e divertire di più. Ha anche rischiato di finirgli in un occhio, una volta.
Si chiede se magari, da qualche parte, può riuscire a reperire un foglio per crearne uno lui stesso e darlo ai bambini lì dentro, quelli piccoli, per distrarli. Vorrebbe davvero poterlo fare.
Ha undici anni, Lu Han, e vorrebbe poter essere una guida per gli altri e non una persona da temere. Invece ormai tutti sanno che cosa fa, che cosa ha fatto e nemmeno gli si avvicinano più. Può lasciare il suo cuscino sul letto, tanto nessuno lo tocca. Se una volta desiderava questo lusso, ora non lo vuole più.
Guarda fuori dalle finestre interne mentre attraversa i corridoi e pensa che è da un po' che non vede la direttrice. Per fortuna, viene punito già abbastanza da lui, certe volte anche senza motivo.
Dei lamenti lo distraggono, facendogli tendere l'udito. Sembra che stanno picchiando qualcuno.
 
 "Lo sappiamo. Fai schifo. Perché ti hanno trasferito qui? Ora che sei solo– pagare– odiamo."
 
Lu Han non sente, le loro voci si sono fatte flebili, come se gli stessero sussurrando all'orecchio.
Avanza facendosi guidare dai singhiozzi e smette di respirare, quando vede. "Sehun!" La mente grida, il corpo rabbrividisce, trema.
Lo stanno ammazzando.
Il suono che provoca il suo stomaco quando viene colpito è duro e sembra imprimersi a forza fra le pareti del cervello di Lu Han. I suoi lamenti soffocati sono anche peggio.
C'è del sangue sul suo viso, sul pavimento e giura di vederne anche fra i capelli.
Inorridisce.
Sehun aveva bisogno di lui e lui l'ha abbandonato. L'ha lasciato da solo per un capriccio. Ha ignorato le costanti suppliche, i costanti richiami di aiuto che gli mandava con gli occhi, perché voleva stare solo.
Si sente male.
Si guarda velocemente intorno e cerca qualcosa per intervenire. Trova un pezzo di vetro rotto, dietro la porta aperta della camerata e lo reputa perfetto. Lo stringe in mano e forse esagera un po' perché lo sente lacerargli la pelle. È arrabbiato, deluso da se stesso, mortificato e pieno di rancore. È pericoloso.
Corre contro di loro e sfruttando la rincorsa spinge via quello che tira i calci, facendolo volare per alcuni metri. Gli occhi saettano verso gli altri quattro, lo sa che sono troppi, lo sa che sono più grandi e più forti, ma non gli importa.
Si mette davanti a Sehun, a terra immobile e mostra il pezzo di vetro, tenendolo davanti al viso, in attesa di venire attaccato. In un attimo si ritrova a terra, schiacciato dal peso di uno di loro, mentre graffia con il contorno frastagliato la sua guancia, scalcia e incassa pugni sullo stomaco e sul volto.
La schiena fa male, le ossa fanno male, così come lo stomaco duole e il labbro brucia, ma non demorde.
Ritenta con il vetro e riesce a infilarglielo nel braccio, facendolo urlare dal dolore. Si becca una sberla tanto forte che gli fa girare il capo di lato.
 
 "Ma sei pazzo, non sai chi è quello?!"
 
Il tizio che Lu Han ha spinto lontano si è ripreso ed è corso alla porta.
 
 "Io non ci voglio avere nulla a che fare con lui, porta guai. Porta da loro."
 
Il silenzio si insinua per qualche secondo nella stanza. I ragazzi si scambiano sguardi allarmati, mormorii sorpresi e dopo qualche secondo di esitazione se ne vanno.
C'è solo il proprio respiro nella camerata. Forte, agitato e spezzato, ma udibile. Quello di Sehun, no.
Si mette di lato per riuscire a vederlo e allunga un braccio, afferrandolo per la maglia lercia.
 
 "Sehun."
 
Lo scuote, guardandolo preoccupato. Non si muove, non respira.
 
 "Sehun!"
 
Alza un po' la voce, non gli importa se qualcuno lo sente. Gli occhi gli si riempiono di lacrime.
 
 "Sehun, ti prego, Sehun!"
 
Lo chiama, strattona, trascinandosi contro di lui. Ha il suo viso ad un palmo dal naso, tanto che si bagna la guancia con il sangue colato dalla tempia o dalla bocca, a giudicare dalle strisce incrostate marrone scuro.
Si sente miserabile. Si sente terribile. Si sente vuoto.
Chiude gli occhi e stringe con più forza il tessuto, assorbendo il silenzio.
 
Un respiro.
 
Spalanca gli occhi e lo guarda, speranzoso. Accosta l'orecchio alla sua bocca e sì, ha sentito bene.
 
 "Sehun."
 
Pigola, corrucciandosi. Il ragazzino solleva lentamente le palpebre, con uno sforzo enorme e per un attimo Lu Han vede solo il bianco dell'orbita. Quando si immerge nelle sue pozze scure, quando vede la sorpresa e la felicità di vederlo, Lu Han piange più forte.
 
 "Stai bene."
 
Singhiozza, strizzando gli occhi e lasciandosi attraversare da sentimenti contrastanti. Sussulta quando sente le dita affusolate di lui accarezzargli una guancia e sorride triste nel vedere la confusione sul suo volto. Sembra volergli dire "Ma tu parli." anche se non ne ha la forza. Lu Han lo capisce lo stesso.
 
 "Sì, ma... non è importante adesso."
 
Si preme contro di lui, abbracciandolo per quel che riesce, ancora steso a terra.
 
 "... mi dispiace."
 
Trema un po' e la voce si spezza.
 
 "Mi dispiace così tanto. Non... non ti lascerò più solo."
 
Rimangono sdraiati sul pavimento freddo per un tempo indefinito, poi, con difficoltà, Lu Han si alza e prende il più piccolo sulla schiena, portandolo sul proprio materasso.
 
 
 

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