12 - Living in sin

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Canzone per il capitolo:
"Living in sin" Bon Jovi

"Succede all'improvviso, come due calamite che si avvicinano troppo e non fai in tempo a trattenerle che già si sono agganciate l'una all'altra."
V. d'Urbano

DODICI

- Merda -

Harry imprecò a mascella serrata, stingeva le mani al volante, cercando di darsi una calmata. Non era possibile. Non potevano essere loro.

Il sangue si gelò istantaneo nelle vene e un brivido percorse la sua schiena.

- Harry, tutto bene? - sentì la voce di Daisy lontano.

Loro se ne erano andati, era tutto finito, vero? I ricordi gli offuscarono la mente e Harry cercò di darsi una calmata, respirando profondo e mantenendo il contatto visivo sull'asfalto da percorrere. Dovevano tornare a casa in fretta.

Il ragazzo notò tuttavia, che la macchina dietro loro non accennava a cambiare strada. Quando Harry scelse di ripercorrere la via per il "Je t'Adore", tornando quindi indietro, e vide il suv bianco seguirli a ruota, non ebbe più dubbi.

Dovevano scappare.

- Harry - insisté Daisy vedendolo teso - tutto ben..
- No! -

Daisy percepì un forte strattone e si aggrappò stretta al sedile quando, bruscamente, Harry accelerò. Inghiottendo una copiosa quantità di saliva e intimando al suo cuore di smetterla di percuotere la cassa toracica in modo così forte.

Cosa significava che non andava tutto bene?

- Harry? - lo richiamò invano.
- Harry che succede? -
Ma nulla, troppo concentrato a sfrecciare velocemente per le strade di Londra, il suv bianco ancora alle calcagna, imperterrito.

Quindi li stavano davvero inseguendo? A Daisy gelò il sangue e si intorpidirono le membra, confusa. Chi poteva essere per aver fatto reagire Harry a tal modo?

Paparazzi? Lo sperava, ma in cuor suo aveva altri sospetti.

- Harry mi vuoi dire che cosa sta succedendo? - intimò con voce rotta Daisy.
Harry inspirò fondo e - tu vuoi stare zitta invece? - sbottò dopo una curva piuttosto pericolosa che per fortuna servì a distanziare i loro inseguitori.

Daisy si morse la lingua e cominciò a pregare che fosse tutto un sogno. Si guardava attorno disperata, lasciando di sfuggita degli sguardi ad un Harry concentrato.

Un'altra curva brusca e il colpo di frusta che ricevette Daisy le fece dolere tremendamente il collo. Sperava stessero rischiando la vita almeno per qualcosa di serio, guardò Harry aprendo la bocca per parlare.

Vedeva le goccioline di sudore formarsi sulle sue tempie, le sopracciglia unirsi in un espressione truce, le labbra umide incresparsi. Notò le mani strette al manubrio e strinse le sue piccole sulle cosce, fredde dall'adrenalina.

Richiuse la bocca.

Si trovavano in una zona di Londra che Daisy non conosceva, vie buie, pochi lampioni e la puzza di alcool entrava dai finestrini che Harry aveva appena abbassato, lasciando entrare anche un sibilo di aria fredda.

Non c'era traccia del suv bianco, le strade erano deserte, lo avevano seminato?

Daisy sospiro di sollievo, si leccò le labbra secche di paura e - Harry, mi vuoi dire cosa è successo? - disse tutto di un fiato.

Harry trattenne l'aria a pieni polmoni, si guardò in giro un'ultima volta, scrutò guardingo gli specchietti, l'aria tersa e fredda della notte gli asciugò il sudore. In giro solo ubriachi: li avevano seminati. Finalmente respirò e guardò una Daisy spaventata, scomposta e confusa sul sedile in fianco al proprio.

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