Resta Ancora Un Po'

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Arrivarono davanti a casa di Andrea dopo un breve tratto di strada a piedi. Viveva in un bel palazzo, di quelli antichi, come sono soliti nel centro. Era imponente ma elegante, con dei disegni scolpiti nella pietra agli angoli del portone e sotto i balconi. Non era grande, avrà avuto tre piani al massimo. Dopo l'entrata si apriva un giardino. Era piccolo ma ugualmente bello: al centro, sotto un gazebo di ferro battuto ricoperto ormai di edera, si trovava una fontana dipinta di giallo. Attorno al giardino di forma circolare giravano dei balconi tutti abbinati ad una sola porta. << Siamo solo in due famiglie per ora nel palazzo. Ma tra poco si dovrebbe trasferire un ragazzo che va al Politecnico. >> spiegò Andrea, aggiunse anche che il piano terra fungeva da ripostiglio. << Abito all' ultimo piano. E non c'è l'ascensore. >> disse lui già sulle scale.
<< Ma come? >> si lamentò Sara mentre lo seguiva.
<< Le disgrazie della vita, visto? >>
<< Ci sono disgrazie più grandi. >>
<< Tipo? >>
<< Tipo aver dimenticato le chiavi. >> rispose lei dandogli una leggera spinta con il braccio. << Come sei simpatica. >> rispose lui con una strana smorfia sul viso che lo rendeva, agli occhi di lei, ancora più bello. << Ecco. Siamo arrivati. >> continuò Andrea aprendo la porta di casa e lasciandola entrare spostandosi di lato. L'entrata era grande, la porta dava su un ampio corridoio arredato con attaccapanni affissi alle pareti e una credenza in stile antico affiancata da uno specchio. Una grande porta scorrevole dava sulla cucina. Un'estesa vetrata percorreva tutto il muro da metà verso l'alto. C'era una vista stupenda sulla città. Addosso a questo c'era un grande tavolo in legno tarlato e degli alti sgabelli, invece sulla destra era sistemata un'elegante cucina moderna con mensole chiuse da vetri opachi e un piano lavoro in legno chiaro, dello stesso colore del tavolo. Un enorme frigorifero era presente invece a sinistra: aveva due porte e occupava un notevole spazio. Nella piccola e vissuta cucina della casa di Sara non ci sarebbe stato. Mentre la sua era grande e sembrava nuova. Era una casa bellissima, da rivista. << Ho famissima. Dimmi che quella reggia di frigo è pieno. >> disse lei passandosi una mano sullo stomaco con movimenti circolari. Andrea aprì il congelatore e ne tirò fuori due pizze surgelate. << Vanno bene? >>
<< Più che bene. Io giuro che amo la pizza quasi quanto la neve. >>
<< Wow, due cose in comune. >>
<< Sei un tipo da neve? >>
<< Sono un tipo da pizza. La neve mi piace da oggi. >> lui si avvicinò e le sfilò il cappotto. << Li appendo. >>. Il ragazzo si diresse verso il corridoi mentre Sara tirava fuori il cibo dalla confezione. Lo mise per cinque minuti in microonde. << Che buon profumo. >> disse lui entrando dalla porta.
<< Vero? La pizza è una delle cose più belle del mondo. >>
<< Io intendevo il tuo. >>
E Sara arrossì. E Andrea sorrise. E Sara anche. E a interrompere il silenzio fu il campanello del microonde. Andrea tirò fuori le pizze dall'elettrodomestico e le rimise nel cartone. << Andiamo a mangiare in salotto. >>.
Se a lei la cucina era sembrata uscita da un catalogo, dopo il salotto la rivalutò totalmente. Un enorme divano con la penisola era sistemato al centro della sala. Tra questo ed il televisore era posizionato un tavolino in vetro con sottili gambe in alluminio opaco. Lo schermo era enorme. Incassato dentro un armadio a parete in legno scuro. Due poltroncine, piuttosto modeste messe a confronto con il resto della casa ma ugualmente eleganti, erano posizionate davanti ad un camino acceso. Il muro della parte esterna era in vetro così da permettere di vedere le luci lontane della città tra le fiamme ardenti del fuoco. Sulla destra rispetto alla stanza una veranda in ferro battuto si apriva dando una splendida vista. La terrazza era completamente opposta allo stile del resto della casa. Sembrava una serra uscita da una villa di campagna dell'ottocento. Un divanetto era appoggiato al muro e c'erano due coperte in pile appoggiate su uno sgabello di fianco ad esso. Un barbecue era invece sulla sinistra con un tubo di sfogo per il fumo che saliva e poi entrava dentro il muro e riappariva mentre fiancheggiava la grondaia. Un tavolino in legno e alcune sedie erano al centro. Era bellissima. << Hai una casa stupenda. >> parlò Sara mentre ancora si guardava intorno. << Non potrò mai più invitarti a casa mia, o ti sembrerà di essere entrato nelle favelas. >> continuò lei.
<< Invece secondo me è troppo. Tutto troppo freddo, non la sento casa mia. E poi scommetto che casa tua è bellissima. >>
<< Lo pensavo anche io, prima di entrare qui. >>
<< Ma non avevi fame? >>
<< Un sacco. >>
Mentre mangiavano ridevano. Erano seduti sul divanetto della terrazza e guardavano la neve scendere e posarsi su ogni cosa ricoprendola con la sua incalzante tranquillità.
<< Andiamo. >>
<< Dove? >>
<< In camera mia, te la faccio vedere. >>
E la sua camera era di uno stile ancora diverso. Aveva CD di band musicali su una libreria in stile moderno sulla parete adiacente alla porta. Il letto matrimoniale era al centro della stanza, non molto lontano dalla portafinestra che dava su un balcone. Una scrivania era vicina alla porta e di fianco c'era una serie di scaffali su cui era posizionata una televisione e una playstation e sopra dei libri. Davanti alla TV era presente una di quelle poltrone fatte a sacco. << Guardiamo un film? >>
<< Qui? >>
<< Sì. Perché? >>
<< Preferirei in salotto. >>
<< Sicura? >>
<< Già. >>
<< Okay, accendi pure la TV. Io vado un attimo fuori. >> uscì e si accese una sigaretta. Sara rimase qualche istante a fissarlo. La mascella quadrata, i capelli castani tirati su e gli occhi dello stesso colore. Il profilo del naso. Le vene che sporgevano lievemente sulle mani. Lei si diresse verso il salotto, accese la televisione è un miriade di canali apparvero. Scelse un numero che programmava Grey's Anatomy.
<< Non dovresti. >> disse la ragazza quando lui entro nella stanza.
<< Lo so. >>
<< Ora puzzi. >>
<< Ah davvero? >> disse lui con un sorrisetto sul volto.
<< Davvero. >> lei rispose avvicinandosi, e quando fu abbastanza vicina raccolse l'indice sopra il pollice a formare una specie di cerchio e lo vece schioccare sul suo collo. Si misero a ridere e ridettero e parlarono per tutto il pomeriggio.
<< Devo andare. >> affermò lei quando vide che fuori iniziava a diventare buio e si alzò dal divano.
<< Resta ancora un po'. Ti prego. >>
<< Non posso. >>
<< Allora ti accompagno alla porta. >>
Lui le prese il cappotto e lei se lo mise.
<< Vuoi che ti porto fino a casa? >>
<< No grazie. Ho delle stupende gambe e vanno usate.>> disse lei indicando le gambe con un gesto della mano che partiva dall'alto verso il basso. Lui si piegò in avanti e si avvicinò lentamente a lei. Quando fu a pochi centimetri dal suo viso Sara si allungò di lato per prendere la sua sciarpa e posò la guancia sulla sua e diede un bacio. Poi sgusciò fuori dalla porta.

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