II

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Camminando per gli infiniti corridoi, la Sala Grande non poteva sembrare più lontana. Erano stanchi, provati dal viaggio e desiderosi di raggiungere al più presto i loro tanto attesi giacigli, ma no, non potevano. Dovevano assistere alla cerimonia di smistamento, come ogni anno, ed accogliere i nuovi arrivati con entusiasmo, prima di poter fare qualsiasi altra cosa. Avevano avuto giusto il tempo per lasciare i bagagli nelle loro stanze, cambiarsi ed indossare la classica divisa con la tunica nera e i ricami della loro casata e correre alla cerimonia, per nulla propensi a prendersi una ramanzina, se non peggio, dal preside Phineas Nigellus Black.
Phineas era un ex studente di Hogwarts, un Serpeverde dal sangue puro e dal lignaggio nobile. Un uomo tutto d’un pezzo che a stento riusciva a nascondere – non che volesse farlo- il suo disgusto per i mezzosangue ed i figli di babbani –i comuni esseri umani privi di magia. Non si poteva definire una persona generosa e caritatevole; oltre a questo odiava insegnare e a stento riusciva a considerare i giovani la promessa per il futuro. Era arrivato dov’era grazie alla sua spropositata ambiziosità, in grado di creargli una certa reputazione anche al di fuori delle mura del castello. Nessuno voleva finire nella sua lista nera, era tanto spaventevole da far ricredere anche i più fastidiosi dei Serpeverde. Che questi avesse un occhio di riserva per gli studenti della sua ex casa, però, era noto. Si poteva parlare di ingiustizie, se non si temeva per la propria lingua.
Le intricate porte principali del salone erano spalancate, segno che erano ancora in tempo per poter raggiungere il proprio tavolo ed accomodarsi. All’interno vi erano quattro, come quattro erano le sezioni, lunghe tavolate piene di studenti, che percorrevano l’intero spazio per il lungo. Sul fondo si ergeva- perpendicolare agli alunni, su una piattaforma sopraelevata-, il tavolo dei professori, al cui centro si trovava la sedia d’oro dove di lì a pochi minuti si sarebbe seduto il Preside. Le decorazioni che si potevano rimirare lì dentro erano le più belle e magiche di tutta la scuola, a partire dalle semplici candele sospese in aria che la illuminavano, insieme ai grandi candelabri lavorati, agli angeli in pietra posti a lato dell’entrata. Il soffitto era stato, oltretutto, incantato in modo tale da rispecchiare il cielo esterno, quindi grandi nubi minacciose si ammassavano l’una sopra l’altra lasciando cadere immaginarie gocce di pioggia sopra le loro teste.
Lu Han salutò i compagni della squadra di Quidditch, sedendosi a fianco a loro e in un battito di ciglia fu sommerso di saluti da parte degli altri ragazzi, entusiasti di poterlo rivedere dopo quei lunghi mesi in cui avevano dovuto separarsi da lui.
 
“Non mi ci abituerò mai.”
“Dovresti. Sei amico di una celebrità, questo vuol dire che la fama arriverà anche a te, volente o nolente.”
“Piuttosto gli sputo in un occhio.”
“Kai! Che diavolo dici. Poi non è che noi siamo così da scartare, mh. Siamo qualcuno, anche se di certo non siamo lui…”
 
Chanyeol guardò Lu Han venir abbracciato da più e più ragazzine, incapace di rifiutare loro il saluto tanto agognato di inizio anno. Era una cosa che aveva dovuto fare per arrivare a patti con coloro che da lui volevano più di un sorriso ogni tanto. La soluzione era quindi stata che, il primo giorno all’anno avrebbe permesso un abbraccio a tutti coloro che ne avrebbero fatto richiesta. Dopo di che, tramontata la luna, non avrebbe esitato a pietrificare all’istante chiunque avesse anche solo tentato di sfiorarlo con un dito.
Tutto d’un tratto il soffuso chiacchiericcio si interruppe, segnalando l’entrata del Preside sulla piattaforma. L’uomo, di media altezza, guardò austero i propri alunni, concentrandosi sulle diverse file di ragazzini in piedi davanti al corpo docenti. Prese nota del leggero tremolio di alcuni, del continuo spostare il peso di altri, fino a soffermarsi con un leggero sorrisetto su coloro che, spavaldi, lo fissavano dritto in volto, con schiena ritta e petto in fuori. Batté le mani un paio di volte e il cielo sul soffitto trasmutò in una notte serena, dando inizio alla cerimonia e al grande banchetto.
 
 

❧❧❧

 
 
La mattina seguente conferiva l’inizio, con le prime lezioni, all’anno scolastico.
La Torre di Grifondoro dava ritrovo alla casata dall’omonimo nome, ospitandone la Sala Comune e i dormitori. Essi erano protetti dal quadro della Signora Grassa, posto lungo il muro delle scalinate della torre, rendendo invisibile ad occhi estranei ed indiscreti l’entrata. La Signora Grassa abitava il quadro da innumerevoli anni, ma non faceva che blaterare di continuo di quando era stata dipinta, come se fosse stato appena qualche giorno prima e non decenni. Si riputava ancora molto giovane e avvenente ed era sempre in vena di chiacchierare con chi riteneva affascinante abbastanza per intrattenerla.
Una cosa che si doveva sapere era che, i quadri, erano trasposizioni di persone realmente esistite e vissute, che possedevano la conoscenza di questi e potevano muoversi e parlare come se avessero volontà propria. Solo personaggi importanti potevano avere l’onore di presidiare in uno di essi.
Per poter superare la vigilanza del quadro -e passare quindi attraverso il passaggio segreto alle sue spalle-, era necessario dichiarare la parola d’ordine annunciata dal prefetto dopo il banchetto iniziale, che spesso poi veniva cambiata nell’arco dei trimestri per scongiurare invasioni indesiderate da scaltri ascoltatori.
L'ingresso prevedeva un piccolo corridoio che si apriva poi su un immensa sala arredata con colori caldi e forti, quali il rosso e il giallo; le pareti erano rivestite, lì dove non si vedeva la nuda pietra, con carta da parati figurata ed erano presenti svariati quadri. Il pavimento era quasi completamente nascosto da grandi tappeti. Comode poltrone, con soffici cuscini, di rosso velluto erano posizionate, assieme ad un piccolo divano, davanti ad un altero ed imponente camino di pietra grigia. Tavolini di legno scuro davano appoggio a lampade e decorazioni varie, assieme a mobili pieni di libri. L'unica altra porta presente dava sulle scale che portavano al dormitorio maschile e a quello femminile. Sfiducia aveva spinto i fondatori ad impregnare di magia le scalinate, facendo sì che nessun maschio sarebbe mai stato in grado di arrivare alle camere delle ragazze; esse infatti diventavano uno scivolo, al solo contatto di una suola di scarpa maschile sul gradino successivo alla porta del primo dormitorio. Erano un totale di quattordici stanze per anno, in cui all'interno si potevano avere dai tre ai quattro letti a baldacchino. Seppur condivisa, la stanza era ampia e confortevole, ed ognuno aveva per sé lo spazio necessario per riporre tutte le proprie cose senza aver paura di non trovar loro posto.
 
Lu Han era sommerso sotto voluminose coperte, lontano anni luce dal tempo presente, con sogni più vividi di quanto sarebbero dovuti essere. Nonostante ciò, la luce che cominciò a filtrare dalle persiane arrivò dritta sul suo volto, portando macchie nella sua visione oscura, obbligandolo lentamente a riprendere conoscenza. Cominciò ad arricciare il naso, provando a nascondersi meglio sotto il lenzuolo dal profumo di pulito, ma finì per peggiorare le cose, quando gli mancò l'aria. Aprì gli occhi, strizzandoli, per poi richiuderli immediatamente, scocciato. Voleva continuare a dormire, non era ancora pronto ad abbandonare il dolce tepore e la morbidezza del materasso. Dai grugniti che gli giunsero alle orecchie, nemmeno Kai e Chanyeol lo erano, ma questo era di poca importanza. Se la luce aveva iniziato a filtrare, voleva dire solo una cosa: era tempo di alzarsi. Presto la magia che oscurava le finestre sarebbe sparita del tutto, segnando l'ultimo rintocco della sveglia naturale che gli era imposta. Se avessero aspettato fino a quel momento, molto probabilmente sarebbero arrivati in ritardo.
 
"C-Chanyeol..."
 
Kai portò un braccio fuori dalle coperte, girandosi fino ad essere a pancia in su, colto da un improvviso colpo di calore. Era sempre così, appena si svegliava non riusciva più a sopportare di essere intrappolato nel lenzuolo. Con un movimento brusco spinse via tutto, scalciando un po' anche, liberandosi.
 
"Joongiiin."
 
Si lamentò Lu Han, la cui ultima speranza di poter dormire ancora qualche minuto in più era appena stata infranta. Si mise a sedere a fatica, provocando il riso di Kai - unico sveglio oltre a lui, a quanto pareva- con il suo bellissimo aspetto.
 
"Mi mancava vederti al mattino, Lu."
"Oh, come se tu sei messo meglio!"
"Fossi... Si dice fossi"
"Argh! Sveglia Chanyeol invece di metterti a fare il grammar nazi alle cinque e mezza di mattina, brutto bipolare di mia nonna."
 
Si lasciò ricadere sul materasso, bofonchiando fra sé e sé mentre con le mani cercava di sistemarsi i capelli come meglio poteva, tenendo sotto controllo con la coda dell'occhio che l'altro facesse ciò che gli aveva detto.
Kai si alzò lentamente, divertito, per poi compiere i pochi passi che lo separavano dal letto a baldacchino di Chanyeol e saltarvici sopra.

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