Have you lost the same things I have lost?
Do you know that panic I know?
Would I see the terror in your face?
Do you know that fever I know?

Ho deciso di non spiegare niente alle altre, nemmeno con le trecentomila domande di Amanda, che è rimasta a fissarmi per tutto il tempo, mentre l'acqua nel bollitore del tè si riscaldava. Ruth e Cara non hanno detto niente, Deb si è limitata al "Se non ce ne parli non possiamo aiutarti" e io ho detto loro che il problema non era mio e che avevo già chi mi poteva aiutare. Poi mi sono scusata per aver rovinato il loro Capodanno e Ruth ha alzato gli occhi al cielo dicendo che non era colpa mia e che non avevo rovinato niente. Forse Ruth è brava a mentire tanto quanto me.
Oli è venuta a saperlo quasi subito da Louis, perché lui è stato avvisato da Zayn. Non ha esitato a chiamarmi, anche se stava tenendo la testa di Diana, china sul cesso a vomitare tutto l'alcol in corpo. Io non sono riuscita a darle delle risposte, forse troppo scossa e confusa.
Gli sguardi di Amanda, che non ha approvato la mia decisione di non chiamare la polizia, mi scrutano con attenzione e sospetto, come se stessi nascondendo qualcosa di profondo e di grave. Cara cerca di sorvolare la questione e di comportarsi normalmente, così come Ruth, anche se i suoi silenzi iniziano quasi ad infastidirmi. L'unica di cui ho veramente paura è Deb, perché temo che lei, in qualche modo, possa cavarmi le parole di bocca. E non so nemmeno perché non voglio parlarne, forse perché facendolo riporterei a galla tutto quanto, i segni sul viso di Harry, la nostra lontananza, la sua assenza che mi soffoca, lo schiaffo di Brett e tutte le volte che ha provato ad offendermi direttamente e non. Non so perché mi stia chiudendo in questo modo, anche se riconosco che non sia la mossa più giusta da fare, ma probabilmente lo faccio perché non sono affari loro. È stato bello credere che potessimo essere qualcosa di unito e compatto nella notte tra il vecchio ed il nuovo anno, ma ora mi rendo conto che noi non siamo mai state vicine e che fingere il contrario non ci porta da nessuna parte. È quasi opprimente per me avere tutte le loro attenzioni addosso, perché non ne sono abituata.
A lavoro Liam non mi chiede nulla, solo un "Come stai?" che suona tanto di cortesia e quotidiano alle orecchie di Serena, ma riconosco lo sguardo preoccupato nei suoi occhi e mi limito ad annuire per il semplice fatto che non so come sto.
Le cose procedono secondo una regolarità quasi spaventosa e la stanchezza si addossa all'interno del mio corpo in pesanti blocchi di cemento che, lentamente, mi disfano di ogni energia.
Non mi accorgo dei miei silenzi, del mio non interagire col mondo che mi circonda, chiusa a riccio in me stessa. Ho paura di trovarmi Brett davanti e non sapere come comportarmi.
Niall e Zayn non si sono fatti sentire e tantomeno vedere, ma in qualche modo la cosa non sembra toccarmi nel profondo.
Liam si è offerto di accompagnarmi a casa dopo il lavoro ma non ho voluto accettare, un po' per non essere un peso e un po' perché voglio stare sola, quindi ho preso la metro e adesso mi sto fumando una sigaretta mentre il cielo si sta coprendo col manto notturno e fa così freddo che cammino con la schiena curva e il volto basso.
Espiro il fumo dal naso mentre, senza auricolari nelle orecchie, ascolto il rumore delle mie scarpe sul marciapiede e il cinguettio degli uccelli in lontananza. È quasi rilassante stare in questa solitudine, stretta nel mio corpo, anche con la miriade di pensieri che mi vorticano in testa.
Devo fare qualcosa, devo reagire e riprendermi, non posso lasciarmi soggiogare in questo modo. Penso che sia giusto avere paura di Brett dal momento che mi ha toccata in quel modo e forse avrei fatto meglio a chiamare la polizia, raccontando loro tutto quello che so. Ma poi penso ad Harry, lo vedo disperarsi per la mancanza di Brett e non vorrei perderlo per nessuna ragione al mondo, mi dico.
Sono così assorta nei miei pensieri che non noto subito la figura che mi guarda. Mi blocco in mezzo al parcheggio di fronte casa, boccheggiando per un po' d'aria che non riesco a trovare nemmeno in questo spiazzo aperto, e i nostri occhi si incontrano. Ho quasi paura di essere in un sogno o di essermi persa nelle speranze e in scenari partoriti dalla mia mente, ma questo freddo è troppo pungente e il mio cuore batte troppo veloce perché sia tutto finto.
"Harry" il suo nome mi esce in un sussurro nello stesso momento in cui la sigaretta mi scivola dalle dita.
Harry si scosta dalla macchina ma tiene ancora le mani nelle tasche del giubbotto e sono io ad avvicinarmi con una calma che non mi appartiene, perché tutto quello che vorrei fare in realtà è lasciarmi cadere tra le sue braccia, stringerlo e inebriarmi del suo profumo.
"Dovevi tornare la settimana prossima" gli dico quando siamo a qualche metro di distanza. La sua fronte è aggrottata e le sopracciglia scure gli conferiscono un'espressione incupita e adirata.
"Lo so," mi risponde. "ma Zayn mi ha chiamato e mi ha raccontato a grandi linee cos'è successo"
Abbasso lo sguardo e nella mia mente si accende il ricordo di Zayn che mi mette in guardia con un solo sguardo, mentre io lo ignoro drasticamente e me ne frego delle conseguenze. Come al solito ho agito irresponsabilmente e questo è ciò che ottengo: Harry in piedi davanti a me, preoccupato e arrabbiato.
"Dove ti ha colpita?" mi chiede con la voce bassa, roca, e capisco che non è affatto calmo, ma quasi tumultuoso come il mare che scorgo nei suoi occhi quando sollevo di nuovo il viso.
"Non ha importanza"
"Mila, dove ti ha colpita?"
Deglutisco a disagio e mi lecco le labbra fredde, prima di posarmi una mano sulla bocca, senza guardarlo.
"Qui"
Harry sospira forte e gira la faccia verso l'orizzonte, che è buio e blu, e questo gli colora la pelle di scuro e di freddo, come quest'inverno.
Tutto ciò mi ricorda un po' quando ho portato Deb in ospedale con Oli, la sera che Harry è venuto a cercarmi perché non rispondevo alle sue chiamate. La rabbia che gli scorre sul volto non è la stessa e questa mi sembra addirittura peggiore.
"Io lo ammazzo" dice piano, ma il tanto giusto perché io riesca a sentirlo e a riservargli un'occhiataccia.
"Non dire stronzate"
"Lo ammazzo sul serio" e stavolta aumenta il tono di voce. Si passa le mani tra i capelli, gli occhi enormi e le narici dilatate, furioso. Non l'ho mai visto così e mi spaventa, ma sono immobile, pietrificata esattamente come quando avevo Brett infuriato di fronte.
"Fanculo!" tira un calcio alla ruota della macchina e sussulto "Fanculo! Fanculo!" ripete, "Dovevo esserci io con te!" scaglia un pugno contro il cofano anteriore e non resisto più.
"Smettila!" quello che mi esce è un urlo strozzato, che di me non ha nulla, né il suono della voce né tantomeno l'espressione facciale con cui lo dico, perché sto per mettermi a piangere e respiro con affanno, come se avessi corso per non so quanti metri e non potessi smettere.
Li vedo, gli occhi di Harry, farsi più piccoli e calmarsi, ma non rilassarsi. È spettinato e respira dalla bocca, ha i pugni ancora chiusi ma li apre come in trance e scuote piano la testa.
"Mila" mi chiama, ma io non gli rispondo. "Non so... non so cosa..."
Sta balbettando in difficoltà e io ho un singhiozzo trattenuto, così mi premo una mano contro le labbra e distolgo lo sguardo.
Cerco di controllare il mio respiro per regolarizzarlo, ma è tremendamente difficile, soprattutto con ciò che Harry mi dice.
"Mi dispiace" sussurra. "Sto impazzendo da quando l'ho saputo. Il solo pensiero che lui ti abbia toccata in quel modo mi manda in bestia" ci sono delle pause tra le cose che dice, come se stesse riordinando i pensieri per poi tramutarli in parole sensate.
"Non dovevi tornare per me, sto bene adesso" gli dico.
Scuote piano la testa. "Ero io a non stare bene"
Mi colpisce dritto in petto e sento un bruciore mai provato prima divampare e incendiarmi qualsiasi parte di questo corpo, con la stessa forza e le stesse vertigini che lascia la melodia malinconica di un pianoforte. Io sono la sua debolezza, glielo leggo addosso: nei gesti, nella postura, nel respiro, nello sguardo colpevole e che mi implora di camminare su per questa nostra distanza raggiungendolo, perché non sa se gli è concesso superare i miei muri.
Lo avvicino col petto in fiamme e quando le sue labbra incontrano le mie, il mio mondo smette di girare e di esistere, tutto si ferma e potrei affrontare qualsiasi cosa, realizzare qualsiasi sogno, ma niente mi riempirà mai come l'effetto che i suoi baci mi provocano. Come l'effetto che lui mi provoca, scombussolandomi dalla testa ai piedi, agitandomi inconsapevolmente ed incontrollatamente.
I suoi denti raschiano contro i miei per il desiderio con cui mi bacia e gli afferro i capelli stringendoli tra le mie mani, le nostre fronti che si toccano quando riprendiamo fiato.
"Promettimi che non farai nulla di stupido" voglio esserne sicura, per questo glielo chiedo senza guardarlo in viso. Voglio sperare che mi giuri di non fare stronzate, che stia attento.
Impiega qualche secondo, ma alla fine sento di nuovo le sue labbra sulle mie. "Lo prometto"

Il petto di Harry si muove piano e il suo respiro riempie il silenzio casareccio della sua stanza. Le sue gambe toccano le mie, il suo braccio destro mi cinge come a proteggermi contro il suo corpo, anche se in realtà sta dormendo, mentre fuori è già giorno. La sua mano sinistra poggia sulla sua pancia e segue i movimenti dei suoi sospiri regolari. Quando dorme mi sembra ancora più bello ed è estremamente rilassante e incantevole stare ad osservarlo in silenzio, stanca ed assonnata per aver passato la notte sveglia.
Ha le labbra separate ma respira comunque dal naso, che è dritto e lungo, il suo viso è rivolto verso il soffitto. Le ciglia mi sembrano allungate ora che ha gli occhi chiusi e i capelli gli ricadono sul cuscino in una massa indistinta e, probabilmente, annodata di ciuffi e ricci.
Il contatto dei nostri corpi fa sì che entrambi stiamo al caldo e mi accorgo che si sta svegliando quando tira un respiro più lungo e profondo e chiude la bocca per deglutire.
Resto immobile mentre il suo corpo si muove risvegliandosi dall'intorpidimento del sonno e di questa notte passata a stare vicini. Si strofina gli occhi con la mano libera mentre stringe piano la mia spalla e poi mi guarda, trovandomi già sveglia ad accoglierlo.
Gli occhi di Harry non sono sempre dello stesso colore ed è quello che mi piace di più del suo sguardo, perché anche se ho una vaga idea di ciò che mi possano trasmettere, non so mai con certezza cosa aspettarmi, che colore trovare. Adesso sono chiari, trasparenti, puliti e un po' gonfi, mi guarda a lungo prendendo grandi respiri.
"Hai dormito?" mi chiede con la voce graffiata e spigolosa.
Scuoto lentamente la testa, stanca e spossata ma felice di averlo con me.
"Non dormo molto ultimamente" rispondo. "E poi avevo paura di svegliarmi e non trovarti più qui... che fosse solo un sogno"
Non so che effetto gli facciano queste parole, ma so che io non riesco a reggere il suo sguardo e lo abbasso, poggiando la testa contro il suo petto. Lui mi stringe.
"Non è un sogno. È tutto vero" mi risponde. "Vuoi dormire un po', adesso?"
Faccio di nuovo 'no' con la testa.
"Voglio solo stare così"
Lo sento ridere piano. "Va bene"
Mi concedo dei momenti per bearmi di tutto questo. Della tranquillità dell'atmosfera, del calore del suo corpo, delle sue mani che mi accarezzano i capelli, della sua bocca che mi lascia dei soffici baci sulla fronte, della sua voce che canticchia I know you care di Ellie Goulding, del profumo della sua pelle.
Harry è così tante cose, così tanti dettagli che l'averlo qui con me mi sorprende ogni volta che mi fermo a pensarci per davvero.
È tutto questo e ciò che sento quando sto con lui che mi fa capire che mi sto innamorando. Tradurlo in parole mi sembra stupido ed è come se sminuissi il tumulto di emozioni che vorticano dentro di me, nella mia mente, nel mio cuore, nei miei polmoni, nelle mie vene, nel mio stomaco. Ovunque. Non so se per Harry sia lo stesso e ho paura di poter rovinare tutto esplicitando ciò che provo e che sto realizzando. L'unica cosa che mi viene da fare è stringermi contro il suo corpo nel modo più naturale possibile, e mi accontento della risposta delle sue braccia.

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