Capitolo 9. End up here

You walked in

Everyone was asking for your name

You just smiled and told them "Trouble"



Louis

Vidi Harry sparire all'interno del palazzo e ripensai alle sue labbra sulle mie. Solo per poco aveva detto, era normale che desideravo fosse più che poco? In quel momento lasciare Eleonor e smettere di combattere contro la mia attrazione per Harry mi sembrava la cosa più giusta che potessi fare. Mi aveva chiesto se volevo salire e io gli avevo detto di no, ero davvero sicuro di non voler salire? Preferivo tornare a casa e finire per chiamare Eleanor e scusarmi per l'ennesima volta? La risposta mi sembrava abbastanza ovvia. 

Mi avvicinai al portone, che trovai aperto ed entrai. Sorrisi al pensiero di Harry che lasciava il portone aperto sperando che cambiassi idea e lo seguissi. Non era passato molto dall'ultima volta che ero stato lì, mi ricordavo quale fosse la porta e la trovai senza troppe difficoltà. 

Anche perchè questa era spalancata.

 Mi avvicinai titubante e bussai allo stipite della porta. "Harry?" chiesi e la testa riccia di Harry spuntò dalla camera da letto. 

Si era tolto quell'armamento di cappotto, sciarpa, guanti e cappello che portava qualche minuto prima e ora portava un paio di semplici skinny jeans che gli fasciavano le gambe in un modo vergognosamente sexy e un maglione grigio sformato che gli stava anche piuttosto largo e che incredibilmente faceva risaltare ancora di più il verde dei suoi occhi. 

"Non ci speravo più." sorrise malizioso. Era incredibile come quel ragazzo potesse cambiare radicalmente da un momento all'altro, riusciva ad essere fottutamente timido il momento prima e provocante  quello dopo. "Io... Volevo... Volevo solo-" cercai di dire impacciato ma lui mi bloccò. "Entra." disse dolcemente ed eccolo lì di nuovo, quel fottuto sorriso che mi faceva attorcigliare lo stomaco. Avevo una voglia matta di farglielo sparire a forza di baci.

"Accomodati. Cosa posso offrirti?" chiese indicando la cucina e sfilandomi il cappotto per appenderlo all'attaccapanni, le sue dita indugiarono un po sulle mie spalle. "Un the, se ce l'hai."

Annuì e si mise all'opera con i fornelli, dandomi un'ottima occasione per guardargli il fondoschiena. Arrossii involontariamente quando si girò con due tazze calde in mano e un sopracciglio alzato in un cipiglio confuso.

"Tutto bene?" chiese poggiando le tazze sul piccolo tavolo della cucina. "Si, si. E' solo... il freddo. Ecco, si. Il freddo." balbettai. Annuì, poco convinto, e prese posto davanti a me.

"Non dovresti essere con la ragazza che ami da morire a quest'ora?" chiese con entrambe le mani sulla tazza bollente. Fissai il fumo che esalava la tazza che avevo di fronte e decisi che non avrei lasciato che si prendesse gioco di me, dopotutto era lui quello che neanche mezz'ora prima mi aveva pregato di baciarlo. Presi coraggio e "Volevo stare qui con te. Non mi sembrava ti dispiacesse mez'ora fa." dissi guardandolo negli occhi, dopotutto non ero una quattordicenne alla sua prima cotta.

Il suo sguardo sarcastico ora vacillava. "Non mi dispiace, infatti." disse addolcendo il tono di voce, arrossendo ma mantenendo il contatto visivo. La ridicola tazza con disegni floreali posata di fronte a me fumava ancora intoccata.

"Voglio baciarti, Lou." disse senza un filo di esitazione. Il mio cuore perse un battito al pensiero che si sentisse come mi ero sento io poco prima e mi chiesi dove avesse preso quel nomignolo che mi faceva arrossire e mi ricordava di Eleanor allo stesso tempo. Per una volta mi accorsi che pensare ad Eleanor mentre ero con Harry mi dava fastidio, mi resi conto che avevo cominciato a pensare a lei come ad una zavorra che continuava a trascinarmi sul fondo, impedendomi di spiccare il volo verso ciò che volevo, verso Harry.

Louder Than Love || Larry StylinsonLeggi questa storia gratuitamente!