I was frightened of every little thing
That I thought was out to get me down
To trip me up and laugh at me

Il giorno della vigilia di Natale – nonché il giorno del compleanno di Louis, che ha festeggiato il 23 notte – Deb è rientrata a casa con un albero di Natale inscatolato, completo di addobbi e luci, che si è guadagnato un sonoro "Che diavolo è quello?" sia da me che da Cara, mentre Amanda è scoppiata in lacrime alla risposta "Un regalo per noi".
Non ci siamo mai scambiate regali, o almeno non io con loro, mentre immagino che tra di loro si siano sempre regalate qualche cosa, ma quest'anno, non so perché, ho avuto la sensazione che comprare qualcosa fosse la cosa giusta da fare. Non m'importava che non mi avessero preso nulla, semplicemente volevo fare loro un regalo ed è quello che ho fatto. Sono rimaste tutte parecchio sorprese quando hanno trovato i regali sotto l'albero spelacchiato che abbiamo messo in un angolo, di fronte alle scale, perché la cucina è troppo piccola e non abbiamo un soggiorno. Così tanto sorprese da avermi guardata quasi con colpevolezza, imbarazzate per non aver ricambiato il gesto. Io mi sono stretta nelle spalle e ho augurato loro un buon Natale, prima di mettere il bollitore del tè sul fuoco.
Questo mio gesto non è passato inosservato, l'ho notato nei loro atteggiamenti in casa, nei buongiorno e negli sms più frequenti, nei "Come stai Mila?" e nei "Questo maglione ti sta benissimo" detti un po' a caso ma mai forzati. Ma soprattutto, lo noto la sera del 31 Dicembre, quando Liam non è a lavoro con me, il bar è quasi completamente vuoto e le mie coinquiline fanno quasi irruzione.
"Però!" commenta Deb col naso per aria. "Carino questo posto!"
"Cosa ci fate voi qui?"
Serena ci guarda dal fondo della sala.
"È l'ultimo dell'anno" dice Cara.
"Sì, lo so"
"E siamo a Londra" continua Amanda alzando le sopracciglia.
"So anche questo"
Deb sbuffa e le supera tutte, mettendosi davanti a me.
"Levati questo coso e vieni con noi, non passerai il Capodanno chiusa qui" dice puntando alla mia uniforme.
"Ho ancora mezz'ora da fare" rispondo.
"Ventotto minuti" urla Serena entrando nel retro, così da non permettermi di guardarla in malo modo.
"Possiamo aspettare ventotto minuti e poi verrai con noi" deduce allora Amanda sedendosi ad un tavolo e sfilandosi la sciarpa dal collo.
Incrocio le braccia al petto e le guardo. "Ma che vi prende, siete impazzite?"
"No, vogliamo solo passare un Capodanno tutte insieme" mi dice Cara. "Sempre se tu non avevi già altri impegni"
"No" rispondo guardando in basso. "Non avevo programmato niente"
"Perfetto allora!" esulta Deb sedendosi allo stesso tavolo di Amanda, Ruth che la imita. "Ti aspettiamo qui"
I restanti ventotto minuti sembrano essere i più lunghi di tutta la mia vita. Non so bene come reagire alla loro visita improvvisa e a questa decisione di passare il Capodanno insieme. La mia idea, fin dal principio, era stata quella di terminare il mio turno e tornare a casa il più in fretta possibile, prima che i mezzi di trasporto pubblici si riempissero di persone dirette verso il centro. Con l'assenza di Harry e Oli che ha altri piani comprendenti Diana e Louis, non mi sembrava di avere molte altre scelte.
Ci pensa Serena a scandire la fine del mio, e del suo, turno.
"Non capisco perché Phil si ostini a voler tenere il bar aperto anche il 31 sera, è da pazzi!" si lamenta spogliandosi della sua uniforme.
"Chiaramente a lui non cambia molto se ci stiamo noi a lavorare" mi lamento, anche se questo lavoro mi serve da morire. Con questo stipendio riesco a pagare la mia parte dell'affitto e a tenere un po' di soldi per me.
Serena mi posa una mano su una spalla con un sospiro.
"Dai loro una possibilità" mi suggerisce parlando piano. "Sono venute fin qui solo per te"
"Lo so" annuisco. "Sto dando una possibilità anche a me"
Probabilmente Serena non ha la più pallida idea di cosa stia dicendo, infatti non mi stupisco quando mi guarda a lungo senza dire una parola.
"Chiudi tu?" le chiedo.
"Sì, non preoccuparti. Vai pure"
È quasi imbarazzante unirmi alle altre e uscire insieme dal bar, mentre fanno le pettegole su qualcuno che conoscono tutte e quattro. È imbarazzante e strano, ma mi fa sorridere perché è bello.
"Seguite il capitano!" dice Amanda mettendosi in testa e guidandoci verso il centro, anche se tutte noi conosciamo bene la strada. Ruth se ne sta in silenzio come al solito, le mani nelle tasche del cappotto ma un piccolo sorriso sulle labbra colorate con del lucidalabbra rosso ciliegia e del mascara a risaltare le sue ciglia lunghe. Osserva le altre, ascolta quello che si dicono, ogni tanto ride ma non si espone mai. Mi sta accanto come se avessimo tanto in comune, ma forse condividiamo solo dei piccoli segreti. Mi giro per sorriderle e lei risponde al mio gesto mentre ci imbuchiamo nella metro.
Deb non fa che dire che il libro che le ho regalato le piace un sacco e Cara cerca di zittirla con "Guarda che è stanca, lasciala stare".
La metro è affollata il tanto giusto da non permetterci di sederci, ma questo non sembra essere un grande problema. Scendiamo tutti alla stessa fermata, calpestando le strade di Londra come se fosse una città qualsiasi.
Londra mi piace. Mi piace il suono del suo nome, come si comportano i Londoners, i suoi negozi, le strade, l'accento, il cielo. Mi piace anche il tempo e il clima, ad essere sincera.
Cammino col naso un po' per aria anche se queste strade le vedo praticamente ogni giorno, solo non così. L'ultimo dell'anno le sta colorando di persone, razze, etnie e luci, la ruota panoramica è illuminata di bianco e azzurro, il Tamigi è piatto, scorre lento e sereno sotto i ponti, mentre alcuni battelli lo attraversano. Il Big Ben ci osserva accompagnato dall'Abbazia di Westminster e le strade si snocciolano in persone in festa, luci e colori.
Ci sono artisti di strada, il cielo è limpido come non mi sarei mai aspettata di vederlo e anche se fa freddo e i nostri respiri si addensano in nuvolette bianche, sto bene.
"È quasi mezzanotte, è meglio che ci cerchiamo un posto dove stare" ci informa Cara controllando sul suo orologio. Le seguo mentre decidono di salire sul ponte più vicino insieme a tanta altra gente che, probabilmente come noi, vuole avere un ottimo ricordo di questi momenti.
È un susseguirsi di "Muovetevi!" e di "Ruth, dove sei?" ma poi alla fine riusciamo a trovare un posto tra la folla nel momento esatto in cui il Big Ben segna la mezzanotte e i suoi rintocchi riempiono il cielo, sovrastando qualsiasi tipo di rumore. C'è solo qualche misero istante di niente, prima che la notte si illumini, colorata dalla miriade di fuochi d'artificio che creano forme geometriche e disegni mozzafiato sul tetto di questa città. Lo so che questo spettacolo è stupendo, ma so anche che i visi delle mie coinquiline, colorati e ammaliati da tutto questo, sono ancora più belli. Ruth si dipinge di giallo, Amanda di rosso, Cara di verde e Deb di azzurro. Il mio viso scopro che è viola quando riporto gli occhi sullo spettacolo pirotecnico. L'acqua diventa un manto nero intriso di mille colori diversi e non sento più il freddo o la stanchezza di questi giorni, non sento nemmeno la mancanza di Harry nonostante preferirei che fosse qui con me.
Amanda tira Deb e Ruth contro di sé, passando le braccia attorno ai loro corpi, e lo stesso fa Deb con Cara. Ruth mi cerca con lo sguardo prima di allungare una mano verso la mia schiena, come a chiedermi il permesso. Mi lascio scivolare verso di lei, portando il mio braccio sulle sue spalle e verso Amanda, che sorride anche senza guardarci.
Forse viste dall'esterno sembriamo cinque amiche d'infanzia che guardano il cielo di una Londra in festa, coi cuori pesanti sì, ma almeno insieme a farci forza a vicenda. Mi piace pensarla così, che la gente ci veda in questo modo. Mi piace far finta che tra di noi non ci siano discordanze, che i nostri rapporti siano così profondi e radicati, quando in realtà sono spesso carichi di tensioni e di incongruenze. Per ora, voglio credere che tutto tra di noi vada bene, e che un po' loro siano la mia famiglia.

Quando lo spettacolo pirotecnico termina, Cara si fuma una sigaretta insieme a me, sulla via del ritorno. I vari quartieri di Londra sono super affollati e super caotici e voglio credere che sia per puro caso che incrociamo Brett nel nostro cammino.
"Ciao Mila" mi saluta come se fossimo amici di vecchia data e io rallento, mentre le altre mi guardano aspettando che risponda. Brett si avvicina e io mi fermo del tutto, osservando i suoi movimenti e la sua figura farsi sempre più prossima.
Amanda smette di camminare e mi guarda un po' confusa, le altre seguono il suo esempio con qualche secondo di ritardo.
"Non mi saluti?" mi incita lui sorridendo appena e allargando le braccia. Si ferma a qualche metro da me, c'è la musica dei pub vicini che fa da sottofondo e i miei occhi lo scrutano attentamente, in guardia e un poco spaventata.
"Che cosa vuoi?" gli chiedo strascicando le parole per la fretta con cui le pronuncio.
Scrolla le spalle e socchiude gli occhi, sono sicura che non sia lucido ma non capisco se si sia fatto di droga, se abbia fumato o se sia ubriaco e il pensiero che possa essere tutti e tre aleggia incontrollato nella mia mente.
"Mila andiamo?" fa Deb e vorrei che stesse zitta perché ho paura anche per lei. Brett la guarda appena, seguendo la traiettoria del mio sguardo, ma non si muove di un centimetro e sento il freddo pungermi le ossa. Stringo i pugni prima che lui parli di nuovo, quasi in tono supplichevole, i suoi occhi fissi su di me.
"Dammi un'altra possibilità"
Sbotto in una risata, una solamente, il tanto giusto da schernirlo quanto basta per fargli capire quanto sia inefficace ed inappropriata la sua richiesta. Che sia lucido o meno, Brett ora ha l'aria di uno stupido, in piedi, rigido come uno stoccafisso e con lo sguardo concentrato su di me.
Infilo le mani nelle tasche del cappotto scuotendo la testa.
"Vai al diavolo, coglione" mormoro tra i denti. Lo supero per raggiungere le altre che mi aspettano ma sento i suoi piedi seguirmi e prima ancora che possa sfiorarmi con un solo dito mi volto di scatto, piantandogli un ceffone sulla guancia e lasciandolo interdetto e stordito per qualche istante. La mia mano brucia per la forza con cui l'ho colpito e ho il respiro accelerato per via dell'agitazione che mi corre in corpo.
"Non t'azzardare ad avvicinarti a me" gli intimo come una belva, lo schiocco delle nostre pelli che mi rimbomba ancora in testa. "Mi sono spiegata?"
La gente attorno a noi è immobile e ci guarda divertita ed interessata, stupidi idioti. Il viso di Brett si volta lento e cauto, i suoi occhi mi pietrificano sul posto e mi accorgo di aver commesso l'errore più grande della mia vita colpendolo.
"Brett!" la voce di Zayn ci richiama entrambi e lo vedo uscire da un locale alla mia destra. "Mila cosa ci fai qui?"
Niall lo affianca subito dopo, non ride, bensì sembra teso e preoccupato.
Guardo le ragazze alle mie spalle, quella che potrebbe parlare per prima è Amanda, già pronta a venirmi incontro, ma non voglio che si metta in mezzo a questa storia.
"Stavo andando a casa" rispondo quindi, scoccando un'occhiataccia al ragazzo di fronte a me, le mie cinque dita che gli arrossano la guancia. A tal proposito, Niall aguzza la vista e i suoi occhi cerulei si spalancano per lo stupore quando nota il segno del mio gesto.
"Mi ha colpito" dice Brett con astio.
"Non l'ho fatto di certo per hobby" replico.
"So cosa state facendo" inizia a blaterare rivolgendomi tutte le sue attenzioni. "So cosa sta succedendo tra te e quel pezzo di merda di Harry"
Mi si gela il sangue nelle vene e Brett inizia ad avvicinarsi sempre di più, sovrastandomi. Zayn corre in mio soccorso trattenendolo per le spalle.
"Adesso basta" gli dice, ma Brett non lo sta a sentire e lo aggira rapidamente, puntando verso di me.
"Te lo scopi per bene, gli succhi il cazzo ogni volta che te lo chiede e ti prostri ai suoi piedi alla minima occasione, perché sei solo una puttanella da quattro soldi"
"Tu non sai niente!" esclamo adirata e offesa, cercando di tenergli testa sebbene lo sguardo sbarrato di Zayn mi suggerisca il contrario. "Non ti meriti nemmeno tutto quello che Harry ti dà e le attenzioni che..."
"Sta' zitta!" la forza con cui la mano di Brett si scaglia sul mio viso è tale da farmi indietreggiare, perdere l'equilibrio e cadere al suolo. Le sue nocche hanno colpito la mia bocca e sono così stordita che mi accorgo in ritardo di Zayn e Niall che lo trattengono mentre altri due ragazzi si scaldano inveendogli contro.
"Ma che cazzo fai?" grida uno.
"Ma sei scemo?" dice l'altro.
Le ragazze mi si fanno accanto e il primo viso che vedo è quello di Deb.
"Mila stai bene?" mi chiede e non so cosa rispondere perché sento sapore di sangue e toccandomi le labbra mi si macchiano le dita di rosso.
Brett si dimena e con una bestemmia riesce a liberarsi dalla presa di Zayn e Niall, ma non mi si avvicina.
"Io chiamo la polizia" dice subito Amanda e mi affretto a guardarla scuotendo la testa.
"No" dico implorandola con lo sguardo. "No, non farlo, per favore"
"Ti ha colpita!"
"Non farlo"
Mi rimetto in piedi e non guardo nessuno mentre mi allontano da questo posto accompagnata dalle mie coinquiline, col labbro sanguinante.
Brett dice qualcosa che non sento, c'è la voce di Zayn che esclama "Cazzo" e poi qualcuno sputa per terra.
"Me ne vado" decreta Brett. Quando svoltiamo l'angolo mi stringo il cappotto e cerco di leccarmi via il sangue, provando disperatamente a dimenticarmi di tutto questo.
Ruth mi porge un fazzoletto e mi ripulisco il labbro. Me ne strofina un altro sulle guance e sugli occhi perché a quanto pare sto piangendo e non me ne sono nemmeno accorta.

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