14: Ancora, sempre.

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14: Ancora, sempre.
 

 POV Luke.

"Devo tenere su per forza questa...cosa?" mi chiede Ashton, cercando di allentare la stretta delle sua cravatta. Lo guardo con un sorriso, piazzandomi davanti a lui e sistemandogli il colletto della camicia.
"Sì, devi!" gli faccio sapere. Lui sbuffa, alzando gli occhi al cielo. Credo questa sia la prima volta che vedo Ashton vestito elegante; nemmeno quando va alle mostre più importanti si mette su il completo.
Ashton è un tipo molto casual; preferisce le magliette, al massimo una camicia, slacciata quanto basta per farlo respirare.
"Sei davvero molto carino." Sussurro con un ghigno. Il mio migliore amico incrocia le braccia al petto e scuote la testa, sfoggiando un'espressione seccata.
"Nora ti troverà irresistibile...e" faccio una pausa, schiarendomi la voce. "parlando di Emma. Lei dov’è?" chiedo e prima che lui possa rispondere gli faccio altre domande random. "Sa che sei andato a letto con la sposa? Che poi, secondo te Miranda ha invitato tutti i suoi ex?" Ashton spalanca gli occhi, dischiude le labbra e alza un sopracciglio.
"Be’, come prima cosa Nora sta arrivando. Per quanto riguarda Miranda, io e lei siamo molto, molto, amici. Ecco perché sono stato invitato. È irrilevante il fatto che tanto, tantissimo, tempo fa ci siamo frequentati." Dice con un sorriso tirato.
"E…oh, averle batto una bottarella non significa che io sia un suo ex!" Termina, convincendomi appieno con le sue parole.
"Uhm…okay." Sussurro, spostando lo sguardo oltre la sua figura possente.
Mi piace il luogo che Miranda ha scelto per la cerimonia; è poco lontano dal mare e si sentono le onde infrangersi contro gli scogli. Siamo su un’altura, quindi basta affacciarsi per ritrovarsi davanti una discesa infinita d’acqua.  È stata improvvisata una navata, designata da un lungo tappetto bianco ai lati del quale ci sono le sedie per gli invitati. La navata porta ad un gazebo color crema, dove c'è uno pseudo altare. Guardo il posto nel quale dovrò posizionarmi; mi sembra un ruolo importante quello che la mia amica mi ha affidato. Vuole che io testimoni che lei e Leo, il suo futuro marito, si amano e lo faranno per sempre. Mi sembra...toppo.
Ma come fanno ad essere convinti che durerà per sempre?
"È arrivato il mio +1." Mi dice Ashton, facendomi ritornare alla realtà. Mi passa vicino, fermandosi a pochi centimetri dal mio orecchio destro. "E anche il tuo." Aggiunge con un sorriso prima di allontanarsi. Sentendo le sue parole mi volto automaticamente, bloccandomi a metà del movimento.
Il mio +1. 
Mi manca il respiro e la capacità di muovermi, eppure ho immaginato così tante volte il momento nel quale ci saremo rincontrati. Dovrei fare quello che mi ero ripromesso; correre da lui e bacialo, dicendogli che non voglio più passare nemmeno mezzo secondo da solo. Dovrei…ma non ci riesco. Sono prigioniero di me stesso.
È lui ad avvicinarsi a me, con le mani in tasca, un sorriso sulle labbra e gli occhi fissi sulla mia figura. Ed è proprio bello con addosso il completo elegante e i capelli castani fissati all'indietro con il gel. Credo sia il suo colore naturale e...dio, è bello da star male!
"Ciao." Mi sussurra, fermandosi a pochi centimetri da me. Lo guardo, sbattendo velocemente le palpebre.
Involontariamente un sorriso si impossessa nelle mie labbra e credo sia uno dei sorrisi più sinceri degli ultimi tempo.
Dio Michael, mi sei mancato così tanto.
"Come mai sei qui?" gli chiedo, pentendomene subito dopo. Perché questa domanda?!
"Io…ehm, forse non sarei dovuto venire." Dice schiarendosi la voce e indietreggiando leggermente. Scuoto la testa immediatamente, allungando la mano verso il suo braccio e prendendoglielo tra le dita.
“No...io non volevo...ehm, vieni con me.” Gli sussurro, trascinandomelo dietro. Passiamo in mezzo alle persone che stanno aspettando l’inizio della cerimonia, riuscendo ad attirare l’attenzione di qualcuno...tipo dei Nashon (perché ormai Nora e Ashton, quando sono insieme sono semplicemente Nashton; forse per pigrizia, forse perché la combinazione dei nomi di due persone mi piace. Anche Muke adesso mi piace, mi piace proprio tanto!).
Entriamo nella grande villa dove poi si terrà  il ricevimento. Saliamo le scale, rifugiandoci nella prima stanza vuota che troviamo. Io rimango appoggiato alla porta, mentre Michael si muove, guardandosi in giro.
"Sei veramente bellissimo." Sussurro, riuscendo ad attirare la sua attenzione. Si ferma, rivolgendomi uno sguardo e sorridendo. In un secondo me lo ritrovo praticamente addosso; le sue mani mi cingono i fianchi e le nostre fronti si toccano, mentre gli occhi si incastrano gli uni negli altri.
"Anche tu. Lo sei anche più di quanto ricordassi." Mi dice sospirando.
"Mi sei mancato." Aggiunge immediatamente, riuscendo a farmi sussultare. Gli sono mancato?
"Mi sei mancato anche tu." Dico a mia volta,  felice di essere riuscito ad esternare i miei pensieri. E detto ciò, tutte le altre parole mi escono fuori in maniera automatica. "Mi sei mancato tantissimo! E avrei voluto fare qualcosa per fartelo sapere prima, però sono un coglione e...ecco sono grato di avere degli amici come i nostri.  Non riesco a stare senza di te e queste ultime settimane sono state un tormento. Pensavo che tu stessi bene, con i tuoi amici e...con Calum e, semplicemente credevo di meritarmi tutta quella soffere-"
"Non sono stato bene nemmeno un secondo da quando ci siamo lasciati. Ti ho pensato in  continuazione. Pur di vederti, più di una volta, ho aspettato che finissi il turno al lavoro, così da poterti osservare almeno da lontano, il che può sembrare da stalker. Però, sai...non sapevo come fare a tornare da te, cercando di farti capire che sei tutto e che farei tutto per poterti avere. Poi Nora ha pensat-"
Prima che lui possa finire di parlare, catturo le sue labbra in un bacio. Le sue dita mi accarezzano piano il viso, mentre le nostre bocche si muovono leggere e  le lingue si assaggiano, ricercando i vecchi sapori. E mi basta un semplice bacio per sentirmi come se non fosse passato nemmeno un giorno dal nostro ultimo contatto fisico. Ritorna tutto all'origine; io e lui, stretti in un abbraccio, con le labbra che si divorano e la voglia di andare a fondo, così da vedere dove effettivamente inizia uno e finisce l'altro. Il confine è davvero sottile, quasi inesistente. Michael è infinito nella sua perfetta imperfezione, è stravolgente e spontaneo come stelle incandescenti che illuminano il cielo buoi. Lui è la mia stella, quella che riuscirà a rendere tutto più chiaro, limpido.
"Siamo due stupidi." Sussurra contro le mie labbra.
"Lo siamo davvero" gli rispondo con un sorriso, circondandogli il collo con le braccia e stringendomi a lui. Le nostre labbra sono nuovamente incastrare. Ho bisogno di sentirlo ancora, così da rendermi conto che è reale.
Non sopporterei il fatto di essere di un altro nei miei sogni. Non questa volta.
"Ahia." si lamenta Michael quando lo faccio sbattere involontariamente contro il muro.
"Oddio, scusami." sussurro lasciandogli piccoli baci sulla guancia, poi sul collo, toccando con le labbra il colletto della sua camicia. Odora di ammorbidente, il suo solito profumo da uomo e...tutto ciò che mi avvolge è semplicemente Michael. È casa.
"Luke!" sento improvvisamente qualcuno urlare il mio nome, quindi mi stacco da Michael, girando la testa verso la porta.
"Luke!" chiama ancora ed io riesco a capire che è la voce di Ashton.
Apro la porta ritrovandomelo davanti. Lui ci guarda, sfoggiando un piccolo sorriso.
"La sposa ti vuole." mi fa sapere mettendo le mani in tasca e incurvando leggermente le spalle. Io sposto lo sguardo da Ashton a Michael; la sua mano è ancora appoggiata contro la mia schiena e il suo corpo è a pochi centimetri dal mio.
"Penso sia meglio..." inizia lui, per poi finire io la frase.
"Parlare dopo il matrimonio." Lui annuisce con la testa, allontanandosi leggermente.
"Okay..." sussurro abbassando lo sguardo e incamminandomi fuori dalla stanza. Sorpasso Ashton, lasciandogli una breve occhiata quando gli sono vicino, poi mi volto ancora una volta per guardare Michael.
Lui mi fa un segno con la mano, abbozzando un sorriso.
"Bei capelli." sento dire ad Ashton, mentre scendo le scale.
"Be'...ehm grazie." gli risponde Michael ridendo.
La sua risata riesce a farmi battere forte il cuore, mentre la mia testa comincia a girare. Mi aggrappo alla ringhiera, arrivando con gambe tremante a piano terra. Mi guardo in giro, cercando di ricordare qual è la stanza dove si sta preparando la sposa.
E poi: "Dov'è Luke?" sento chiedere con disperazione.
La voce proviene dalla mia destra, quindi mi metto a correre in quella direzione, aprendo la porta e infilandoci dentro.
"Eccomi!" dico con un sorriso tirato. "Che succede tesoro?" chiedo avvicinandomi a lei.
La vedo abbassare la testa, nascondendo gli occhi dietro alle sue lunghe ciglia.
"Sto facendo la cosa giusta?" mi chiede con un sospiro, mentre le altre persone che sono nella stanza sussultano. Io le prendo la mano destra tra le mie, accarezzandogliela dolcemente.
"Mi sento mancare..." sussurra.
"Ehi, stammi a sentire. Sai cosa mi è appena successo?" sentendo le mie parole alza lo sguardo su di me, facendomi capire che lo vuole saperlo. "Michael è qui...per me." dico, suscitando lo stupore di chi mi sta attorno.  Alzo gi occhi al cielo, spazientito.
"Possiamo restare da soli?" chiedo, ricevendo una risposta positiva alla mia richiesta non troppo gradita. Appena rimaniamo da soli, mi schiarisco la voce e vado avanti a parlare.
"Non ci siamo visti per quasi un mese e, a quanto pare, durante tutto questo tempo, l'unica cosa che entrambi volevano era appartenerci l'un l'altro." faccio una breve pausa, avvicinandomi ancora di più a lei. "Anche io mi sento mancare al pensiero di noi due insieme, però fa più male pensare a me senza di lui. Credo sia normale avere paura, ne abbiamo tutti. A volte la paura ci rende deboli, mentre l'amore ci rende indistruttibili, meno razionali, consapevoli di ciò che realmente vogliamo. Siamo noi a scegliere se far prevalere la paura o l'amore. Quindi..."
"Ci vediamo all'altare." dice lei con un sorriso. "Sì...ci vediamo all'altare" ripete. Io annuisco ricambiando il suo sorriso e lasciandole un bacio sulla guancia. Mi alzo dalla sedia e mi avvicino alla porta, aprendola e trovandomi davanti diverse persone. A quanto pare a qualcuno piace origliare...
"La sposa è pronta." dico.
 

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