5 capitolo

2.5K 203 26

5

Certo che, per quanto provasse empatia per lui, vista la sua triste sorte, veder splendere quegli occhi di gatto nel buio, così sinistri, così...estranei...beh, era inutile negare che le metteva i brividi, addosso.

Un'artiglio la sfiorò in quella che per lei era comunque un'oscurità quasi totale, perchè la debole luce della torcia non illuminava gran che.

Non era una torcia elettrica, ovviamente, ma funzionava con la cosiddetta “pietra di luna”, un materiale fosforescente. La luce emessa era davvero poca cosa. Puntata sul viso di Richard lo rendeva spettrale; Adele cominciò a desiderare di tornare indietro, al sicuro in camera sua, lontano da quella creatura così strana.

Richard spiegò le maestose ali, che si aprivano a ventaglio come quelle dei pipistrelli ed erano sostenute da una membrana molto robusta e ruvida, al tatto.

Erano enormi, del resto dovevano sostenere il peso di un uomo adulto. Benchè avesse un corpo armonioso e snello, Richard era parecchio alto e i suoi muscoli erano ben sviluppati, vista la forza prodigiosa che aveva mostrato di avere. Quindi, giudicò la ragazza, doveva essere almeno sugli ottanta chili.

Ci volevano delle belle ali, dunque...

Per una ttimo, la ragazza provò invidia, per lui.

-Beato te che puoi volare...-

Il giovane sospirò. -Sì, su un'area di cinque chilometri quadrati.-

-Meglio di niente. Sapessi come vorrei provare questa sensazione...da bambina, era il sogno che facevo più spesso. Volare, intendo. E quando mi svegliavo, e mi rendevo conto di aver solo sognato, piangevo disperata...- La ragazza faceva dei sinceri tentativi d'instaurare un qualche tipo di rapporto, con lui, visto che avrebbe dovuto divenir sua moglie. Ma si accorse che lui non stava affatto seguendo il suo discorso: aveva notato, pur nel fioco chiarore spettrale della torcia, la sua agile sagoma tendersi, aqquattandosi silenziosa dietro un cespuglio.

-...Richard....?- Sussurrò lei.

-Ssst! Zitta e non muoverti!- fece lui.

Adele gli ubbidì immediatamente: aveva capito cosa lui stesse facendo.

All'improvviso, preciso e letale, nonostante la presenza disturbante della ragazza, si avventò su un piccolo animaletto che risultò poi essere un ghiro, che malgrado il rumore provocato da Adele, non aveva fatto in tempo a sottrarsi alla precisione letale del suo predatore.

Si udì qualche foglia scricchiolare e qualche ramoscello spezzarsi, un gemito breve e acuto e...il rumore delle mandibole all'opera.

Nel frattempo, la torcia era caduta a terra e Adele la raccolse.

Cercò di puntarla in faccia a Richard, ma questo fu più svelto e si sottrasse, andando a nascondersi là dove lei non l'avesse visto consumare il suo osceno banchetto.

Ecco perchè non mangia con noi! Va a caccia...come tutti gli animali!

Non ha voluto che lo vedessi sbranare la sua preda...Non voleva urtare la mia sensibilità.

Adele trasse un grosso sospiro.

-Richard...guarda che ce la posso fare....vederti mangiare, dico!-

-Uhm...non so, anche se non mi sembri una di quelle sciocchine svenevoli che piangono per la zampa rotta di un uccellino e magari passano con indifferenza in paese davanti ai bambini che tendono loro la mano... è troppo presto!- Rispose asciutto il giovane, che aveva finito.

Poi la riprese per mano.

-Rientriamo, adesso. Quell'affarino mi ha appena stuzzicato l'appetito, devo cacciare qualcos'altro. Ti porto in camera tua, poi io uscirò di nuovo.-

-Guarda che non ho cinque anni...mi è capitato di vedere una volpe sbranare una gallina....-

La ragazza era testarda.

Lui la fissò con quegli smeraldi fosforescenti: -Tu non vuoi vedermi mangiare, credimi, Adele!- Ribadì, in tono che non ammetteva repliche.

-Allora chiedi a tuo padre...che so...una bella bistecca al sangue, tenera e succulenta, e mangia con noi, da domani!-

-Credi che mio padre non ci abbia già pensato?- Ridacchiò ironico lui.

-...e allora qual è il problema?-

-Il problema, mia cara fanciulla...- le disse Richard, facendosi molto, troppo vicino a lei -è che a me

piace cacciare. Fa parte della mia natura. Mi dispiace se la cosa ti disgusta, ma questo io sono, ancheun animale.-

Lui le sibilò queste parole in faccia con freddezza, facendole saettare a pochi centimetri dal naso la sua lingua biforcuta da rettile, e Adele, spaventata, fece un salto all'indietro.

Un attimo prima lui pareva così dolce, e quello dopo le sbatteva in faccia tutta la sua mostruosa diversità.

La ragazza scoppiò in lacrime.

Ecco, questa cosa Richard la trovava estremamente urtante: lei piangeva perchè lui era...quello che era.

Eppure aveva avuto la sensibilità di risparmiarle il truculento momento del suo pasto...cos'avrebbe dovuto fare? Imparare ad usare coltello e forchetta e a mangiarsi un'insalatina per non turbarla? Trasformarsi in un cicisbeo per compiacerla?

Forse devo solo darle un po' di tempo...

Riflettè saggiamente poi.

Ma anche Adele, che non era una stupida, si rese conto che quel suo pianto doveva averlo ferito.

-Scusa...Io...non ci avevo pensato, ecco. Mi dispiace. Mi abituerò a te, vedrai. Adesso me ne torno dentro, così potrai fare in pace quello che ti pare!- Sussurrò sinceramente dispiaciuta, singhiozzando.

-Sei in grado di tornare indietro da sola? Abbiamo fatto un buon tratto, dall'ingresso...- Si preoccupò Richard.

-Me la caverò.- Rispose asciutta lei, non volendogli già dare l'impressione di essere dipendente da lui.

-Bene!- fece il giovane,e , in due balzi felini, fu già lontano parecchi metri da Adele.

La ragazza, facendosi coraggio, puntò la torcia a terra e cercò di imboccare il vialetto ghiaioso che riportava indietro..Ma nella più fitta oscurità, o quasi, ogni foglia che scricchiolava sotto i suoi piedi le dava l'impressione di qualcuno che le fosse alle calcagna, ogni toporagno che sfrecciava verso la sua tana le sembrava una bestia pericolosa, e in breve Adele si rese conto di aver perso l'orientamento. Il parco era enorme, chi non fosse della casa correva seriamente il pericolo di perdersi anche durante il giorno, figurarsi nella notte..

Il conte lo usava anche come tenuta di caccia, e non si sapeva se uccideva più volpi lui o suo figlio per cibarsene.

Fatto sta che Adele cominciò ad andare nel panico. La vegetazione e gli alberi erano alquanto fitti, ogni ramo storto e nodoso pareva un artiglio pronto a ghermirla; attorno a lei la pallida luce lunare che ora filtrava dalle nubi rendeva il tutto solo più pauroso.

La torcia non serviva a molto e comunque, durante una corsa durante la quale Adele credette di essere inseguita da chissà quale animale (probabilmente una volpe) le cadde, finendo in un cespuglio talmente intricato da essere difficilmente recuperata senza graffiarsi orribilmente.

A completare l'opera, uno stormo di pipistrelli si mise a volteggiarle intorno sbucando all'improvviso da un piccolo anfratto naturale.

La povera giovane svenne, nel vano tentativo di toglierseli dai capelli tra cui alcuni erano rimasti impigliati.

Oltre l'apparenzaLeggi questa storia gratuitamente!