non doveva accadere

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Uccidere per vivere

Dipingere per fuggire

Che noia!
A scuola di sabato dai Salesiani...non avete idea dello strazio a cui ci sottopongono OGNI giorno, si, ogni giorno, dato che domenica siamo pure costretti a venirci per la messa, e chi non viene poi lunedì si becca la ramanzina.
Credo che ci provino gusto a renderci la vita un inferno, e pensare che venerano Dio.
Driiiiiin...
Finalmente, gli unici dieci minuti di libertà in 5 ore: l'intervallo...
Sono la prima precipitarmi fuori, e ho usato la parola più adatta, dato che ho il cronometro all'orologio preparo il panino della mia merenda 5 minuti prima, così appena suona la prof neanche mi vede che sono già fuori dall'aula, e non scherzo!
Sono la più veloce della classe anche con la gonna, pratico arti marziali da quando ho memoria della mia vita, e l'ultimo ragazzo che non era il mio fidanzato che mi ha toccato il sedere, è tornato a casa con la sensazione di vomitare lo stomaco.
Insomma, mi faccio rispettare.
E se riesco a sentire un po' d'aria per almeno 8 minuti, non ne perdo neanche un secondo.
Purtroppo sono stata costretta a iscrivermi in questa scuola Salesiana perché mio padre ama le divise, e nelle altre scuole di questo tipo la libertà è decisamente maggiore.
Lui ovviamente non ha voluto sentire ragioni, e se non tengo la mia media dei voti sopra l'8 mi castiga per mesi.
Tanto per farvi un esempio: quando ho preso 8- mi ha messo in castigo per un mese, cioè niente band.
Avete sentito bene: band.
Io suono il violino, perciò abbiamo formato le "anime nere" con qualche nostro compagno di classe, uno che mi piace in particolare: Justin, che suona la chitarra.
Gli altri componenti sono Giorgio, il pianista, e Alessia, la cantante.
Ci mancherebbe un batterista, ma è difficile trovarne.
Tornando a prima, mi precipitai giù per le scale salutando ogni suora che incontravo per strada.
Quando finalmente fui fuori e respirai la fresca aria autunnale, sentii un nodo alla bocca dello stomaco: di li a pochi minuti sarebbe successo qualcosa.
Precisamente qualcosa di brutto.
È sempre così: ogni volta che sta per succedermi qualcosa lo stomaco mi avverte in anticipo.
Un paio di secondi dopo i ragazzi uscirono urtandomi e dicendomi di togliermi di mezzo.
Mi spostai di lato e la claustrofobia iniziò a darmi problemi: io sono una sportiva, il problema però è che se non riesco a muovermi con facilità inizio ad agitarmi e la claustrofobia mi prende e non mi lascia finchè o non sono svenuta o non sono libera.
Mi infilai nella massa di ragazzi e finalmente riuscii a uscire a forza di spintoni.
Mi sedetti su una panchina e le altre anime nere si unirono a me.
Abbiamo questo soprannome per via della nostra band.
Sinceramente non mi dispiace: l'ho scelto io e lo adoro.
Scartai il panino e ne staccai un morso.
Guardai il cancello immaginandomi scappare via da quell'inferno e andare al mare, e nuotare finchè una barca non mi porta in salvo su un'isola deserta, o magari avrei potuto unirmi ai ribelli dei movimenti studenteschi.
Da noi sono arrivati da poco e accettano reclute, e quegli che ci sono non fanno che attaccare le scuole, fosse per me mi sarei già unita a loro da un pezzo.
A un certo punto vidi volare nel cortile qualcosa, guardai meglio e ne uscì fumo a volontà.
Ne arrivarono altri e iniziarono ad esserci scoppi, tutti si precipitarono dentro le classi.
Magari potrei ricattare Justin e fargli dire che mi hanno rapita e mi unisco a loro, in fondo, chi non dovrebbe crederci?
Sono ricca, volendo potrebbero immaginare che volessero chiedere un riscatto.
Presi la bandana dalla borsa e me la misi intorno alla bocca per nascondermi alla meglio il viso, no...no, non voglio (almeno per adesso) unirmi a loro, voglio solo cacciargli a calci nel sedere.
Non saranno più di 7.
Vidi Justin che faceva la stessa cosa e cominciammo a correre aggirando la scuola passando dall'altro cancello in modo di arrivargli da dietro.
Corremmo e quando me ne trovai uno davanti gli toccai la spalla, lui si girò di colpo e io gli spedii un calcio nello stomaco, poi un pugno con il taglio della mano sul collo.
Cadde a terra in preda ai dolori.
Justin: non so che fece con esattezza, ma l'altro tizio era nella stessa posizione.
Lo rifacemmo e quando vidi il quinto, l'ultimo, feci segno a Justin di allontanarsi e vedere se ce n'erano altri.
Mi avvicinai e quando gli fui proprio dietro lui che fece? Si girò di colpo lasciandomi senza fiato.
Era una ventina di centimetri più alto di me, mi fissava negli occhi e non sembrava volesse farmi male.
Continuai a fissarlo senza muovermi e vidi i suoi occhi brillare sempre di più, alzò la mano e con delicatezza abbassò la mia bandana.
Feci lo stesso a lui con le mani che mi tremavano leggermente: i suoi occhi erano verdi come il mare, la pelle abbronzata ma non troppo, le labbra carnose e i capelli neri scompigliati.
Stetti li a osservarlo come ipnotizzata e non capii cosa stesse facendo finchè le sue labbra non si poggiarono sulle mie.
In quel momento dimenticai tutto, non sentii più la terra sotto i piedi, poggiai le mani sul suo torace e i sorpresi nel sentirlo così muscoloso e ben definito.
Come se fosse stato disegnato da una mano esperta come quella di Michelangelo.
Sollevò il viso come a staccarsi di malavoglia e mi accorsi che il fumo si era diradato parecchio, e sebbene continuasse a nasconderci dalla scuola, non nascondeva più i suoi amici per terra ancora in preda ai dolori.
Ma quanto tempo era passato?
Lo vidi osservare con orrore i suoi compari e poi tornare a guardarmi, solo che stavolta era spaventato e anche arrabbiato.
Si allontanò correndo rimettendosi la bandana rossa che gli copriva il viso fino a poco fa.
Justin si riavvicinò e mi si piazzò davanti.
-Hope! Perché non lo hai preso a calci? Ti ha fatto male?
Continuai a fissare inebetita l'angolo dov'era scomparso.
-No...
-E allora cos'è successo?
Mi voltai a guardarlo.
-Mi ha baciata...
Ora fu lui a guardarmi come se fossi un mostro.
-Come scusa? Credo di aver capito male.
-Hai capito bene Justin, mi ha baciata. E mi è piaciuto.
-Cosa??? Hope stai scherzando vero?
-No. Non sto scherzando, vorrei solo sapere perché l'ha fatto.
Intanto arrivarono i poliziotti che ammanettarono quegli là e ci fecero domande su domande.
Ovviamente rispondemmo a tutto e raccontammo come andò tralasciando ovviamente la parte del bacio.
Il giorno dopo eravamo sulla bocca di tutti: Hope e Justin, due adolescenti di 16'anni fermano un attacco terroristico di 5 ragazzi.
Ora voi starete pensando "oh fantastico ora sono una specie di celebrità", e invece tutto il contrario: prima di tutto ci beccammo una nota perché eravamo usciti di scuola senza permesso, poi perché abbiamo picchiato dei nostri coetanei, poi chiamarono i nostri genitori, che non solo ci sgridarono perché avevamo fatto una cosa pericolosa, ma perché (ribadendo il concetto) eravamo usciti di scuola senza permesso e avevamo picchiato dei nostri coetanei.
In due avevamo fermato 5 ragazzi dal fare a pezzi il cortile e loro ci sgridano e ci puniscono! Vi sembra per caso una cosa normale?
Beh, non lo è.
Il giorno dopo la scuola fu chiusa e ce ne restammo a casa belli tranquilli, ovviamente in punizione.
Più che altro passai la giornata al computer fingendo di studiare.
Ripensai al ragazzo dagli occhi verdi e al bacio: perché l'aveva fatto?
Insomma, chi è lui? Non l'ho mai visto. Magari lui conosce me, sono una ragazza di famiglia ricca, se non fosse per il fatto che sono tremendamente peperina e non la lascio passare liscia a chi mi fa arrabbiare, direi che sarei stata il bersaglio di derisioni e pettegolezzi.
Magari ci conosciamo e io mi sono dimenticata di lui...no, non mi sarei mai dimenticata di occhi tanto belli.
Hanno ragione quando dicono che sono gli occhi che attirano per prima cosa: sono degli specchi dentro i quali non ho paura di guardare...a differenza di tanti io non abbasso lo sguardo.

Nell'Abbraccio dell'InfernoLeggi questa storia gratuitamente!