"Nice" to meet you.

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La luce soffusa entrava dalla finestra della mia camera. Era il dieci giugno e per una volta potevo alzarmi tardi. Tra la scuola appena finita e il lavoro cominciato i primi di giugno. Oggi era la mia unica giornata libera. Verso le nove e mezza mi alzai con calma dal letto. Andando verso il grande specchio di ferro che occupava gran parte del muro che era rimasto affianco all'armadio. Una ragazza con i capelli biondo spento ormai rovinato, occhi marroni con le occhiaie che arrivavano quasi sotto ai piedi, quel corpo magrissimo che a vederla quasi sembrava morta e se girava di profilo a stento la vedevi. Alzai la maglietta vedendo le ossa delle costole che erano evidenziate anche senza trattenere la pancia in dentro. Quella ragazza per me era una sconosciuta. Con quei tagli sulle braccia e sulle gambe causati dall'abbandono di mio padre due anni prima,la morte di mia madre un anno prima e la scoperta del tradimento da parte del mio ragazzo con la mia migliore amica dopo tre anni di fidanzamento e dopo aver attraversato tutti i momenti belli e brutti. Scacciai quei pensieri andando a fare una doccia calda che cadeva dolcemente sul mio corpo e che faceva bruciare leggermente i tagli. Una volta uscita asciugai i capelli con un'asciugamano in modo veloce e grezzo e andai in cucina a prendermi un caffè senza zucchero. Il caffè amaro faceva un po' schifo ma ormai ci avevo fatto l'abitudine. Si fecero le quattro a furia di leggere e fumare quando mi arrivò una chiamata,stranamente dal mio capo.
-"pronto?!"
-"Megan,Jasmine si è data malata devi venire tu a lavorare oggi."
-"John ma oggi era la mia giornata libera."
-"lo so piccola ma ho bisogno di te. Ti darò un giorno libero quando lo vorrai ma siamo davvero incasinati. Mi ha chiamato il bodyguard di una band famosissima e dicono che non dobbiamo far entrare pazze fanatiche nel locale."
-"ma tanto nel locale non possono entrare se hanno meno di diciotto anni."
-"lo so ma ce ne sono anche di grandi."
-"ah. Ma che gruppo è?"
-"per questioni di sicurezza te lo devo dire quando vieni. Parlando di diciotto anni che vuoi fare per il tuo compleanno?"
-"niente John. Mi sto a casa. Oppure vengo a lavoro."
-"piccola ma fai diciotto anni. Devi godertela."
-"poi vediamo. A che ora devo arrivare?"
-"verso le cinque. Vieni a piedi che Londra è piena di traffico ultimante."
-"ma non ce la faccio col fiato John."
-"e allora non lo so Meg. Ma trova un modo per essere qui alle cinque. Potresti fare un po' di corsa per allenarti col fiato al posto di ammazzarti di canne. Ora vado ciao." Il mio lunatico capo. Era capace di essere la persona più dolce del mondo e poi trasformarsi. Staccai la chiamata e trovai venti chiamate perse dal mio ex che dopo due mesi di relazione con la mia migliore amica mi continuava a telefonare per farsi "perdonare". Ignorai le chiamate e andai in camera a vestirmi. Aprii la porta della cabina armadio e ci entrai dentro. Era una cabina armadio enorme ricavata da quella che una volta era la stanza degli ospiti. La mia ex migliore amica aveva avuto l'idea e mi aveva arredato lei tutta la casa da quando era morta mia madre. Presi un pantaloncino color carne a vita alta lunghi abbastanza da coprire i tagli, un top corto a fiori magenta e rosa chiaro e un paio di tacchi 17 del rosa del pantaloncino. Con un po' di fondotinta coprii i tagli e infilai qualche bracciale,forse qualcuno di troppo. Presi la borsetta chanel nera,regalo di compleanno di John e delle ragazze che lavoravano con me per i miei diciassette anni, cercai le chiavi di casa per metterle in borsa assieme al mio pacchetto di marlboro da venti il mio accendino e il mio inalatore infilai la scatolina nera nel reggiseno e uscii di casa.Le strade di Londra erano piene e camminare con i tacchi era un'impresa impossibile. Erano le cinque meno dieci ed ero ancora a metà strada. Le strade erano,come aveva detto John,piene di macchine e non c'era possibilità di prendere un taxi. Aumentai il passo e sentivo il fiatone che aumentava rapidamente. Alle cinque e dieci arrivai al bar e c'era una folla di ragazze urlanti. Con fatica passai attraverso questa folla e mostrai il mio pass per il bar a due uomini mai visti prima. Mi fecero entrare rapidamente dove trovai parecchia gente. Membri del bar e ad un tavolo in lontananza vidi un gruppo di ragazzi seduto al tavolo in fondo alla sala con un separè davanti con due uomini fermi in piedi. Bodyguard. Sicuramente. Era quel gruppo di ragazzi la causa di tutto quel casino fuori al bar. Il nostro era un bar esclusivo dove venivano persone ricche o famose. Vari tavoli e ogni tavolo servito da una sola ragazza che doveva essere vestita in modo impeccabile e sexy. John mi venne in contro.
-ti vedo spaesata che succede?
-nulla nulla. La folla urlante mi ha un po' rincoglionita.
-ah. Beh riprenditi e vai a prendere l'ordinazione e presentati ai ragazzi al tavolo dietro al separè.
-perché proprio a me quelli famosi scusa?!
-perché sono bei ragazzi e tu sei una delle più belle che ho qui. Sei il mio jolly.
-mi fai emozionare. Chi sono.
-sono gli one direction.
-come?! Sono famosissimi John. Ma onestamente mi sono indifferenti. Non li ascolto. Massimo qualche canzone. Ora però sono nervosa.
-vai amore sarai perfetta. Posa la borsetta e tieni.
Disse prendendo la borsetta e dandomi il tablet dove prendere le ordinazioni.
-devo proprio?!
-vai.
Disse dandomi una pacca sul sedere.
Arruffai un po' i capelli e andai verso il tavolo con camminata lenta e più sexy possibile. Prima di entrare mi resi conto di avere ancora la scatoletta nera nel reggiseno. Lasciai perdere sperando che nessuno se ne sarebbe accorto. Dopo aver passato i bodyguard entrai nella stanzetta arredata appositamente per gli one direction.
-ciao ragazzi.
Dissi. Avendo nel giro di cinque secondi tutti gli occhi su di me.
-piacere Megan.
Dissi porgendo la mano al primo.
-Zayn. Piacere.
Disse con un largo sorriso. Stessa cosa con tutti gli altri finché non arrivai all'ultimo.
-piacere Megan.
-Harry. Piacere mio.
Disse baciandomi la mano per poi alzare lo sguardo facendomi venire i brividi con quegli occhi verdi. Per poi sorridermi e farmi un occhiolino. Mi limitai a fare un sorriso forzato.
-volete qualcosa da bere?
-beh direi che sono le sei quindi un aperitivo ce lo possiamo concedere. No?!
Disse Liam.
Mi piegai sul tavolo in modo provocante.
-direi di si tesorino. Cosa vuoi?
-perché non ci consigli tu?
Disse Harry e con un movimento fluido e dolce mi tirò sulle sue ginocchia mettendomi una mano sul ginocchio.
-me la vedo io allora.
Dissi alzandomi.
-sorprendici.
Disse Niall.
-grazie piccola.
Disse Zayn sfiorandomi il fondoschiena mentre uscivo.
-Zayn.
Ringhiò Harry. Mi aveva fatto uno strano effetto lo sguardo di quel ragazzo. Ma non ci volevo pensare. Andai al bancone da Jennifer.
-Jenny cinque cocktail Margarita.
-subito.
-grazie.
-come sta andando?
-bene. Sono bei ragazzi.
-non parlavo del gruppo. Ma di te. Di tutto.
-ah. Si va avanti Jenny.
-resisti piccola. Tieni.
Disse poggiando i cocktail sul vassoio. Con una mano portai il vassoio e con l'altra spostai la tendina. Appena entrai Harry corse a prendere il vassoio.
-faccio io non ti preoccupare.
-vedi che riesco a posare il vassoio. Mi hanno assunta per questo.
-il vassoio pesa quanto te e credo che il merito sia del tuo viso non del tuo modo di portare i vassoi.
Mi sussurrò all'orecchio aggiustandomi una ciocca ribelle. Si riaccomodò sul divanetto lasciandomi distribuire i drink a tutti.
-cocktail Margarita per tutti.
-siediti.
Disse Harry facendo cenno alle sue ginocchia. Con un po' di esitazione mi avvicinai e fui poi tirata da lui dal braccio sulle sue gambe. Ci guardammo negli occhi per qualche secondo e poi per distogliere lo sguardo afferrai il suo cocktail.
-assaggia. Dimmi se ti piace.
Tirò su con la cannuccia e fece un sorso poi mi guardò.
-buonissimo.
-mi fa piacere.
Affermai per poi dargli le spalle per guardare gli altri.
-bellezza,non per sembrare un po' pervertito. Ma posso saper perché hai una tetta leggermente quadrata?!
-hahahah oddio.
Cacciai la scatoletta e la poggiai sul tavolo. Harry la prese.
-dammela!
Urlai.
-cosa c'è dentro?
-Harry dammela e non aprirla. Non ci provare.
Harry non mi ascoltò e aprì la scatoletta. Vidi un'espressione di disgusto sul suo volto.

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