Capitolo 39#Come rubare (s)correttamente la spada Bigralace

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In vent'anni di vita ho sempre e solo sognato il paese delle meraviglie. Più che altro erano incubi e se erano sogni finivano in sospeso. Per questo sono sempre stata abituata ai risvegli bruschi.

Spalancai gli occhi guardandomi intorno meccanicamente.

Non sapevo dove mi trovavo ma a giudicare dai raggi di sole che entravano da una piccola finestrina era mattina.

La mia mano sinistra toccava il pavimento su cui ero seduta e le dita sfioravano rametti di paglia sporca.

Non sentivo completamente il braccio destro e la cosa non poté che spaventarmi.

Il braccio in questione era abbandonato sulle mie ginocchia e il Grafobrancio ci stava ripetutamente passando la sua lingua ruvida. Senza sapere perché lo lasciai fare senza muovermi e quando si allontano da me, sulla pelle erano rimaste soltanto delle righe nere cicatrizzate.

Ero stupita. Mossi il braccio ripetutamente per accertarmi della sua guarigione e non sentii il minimo dolore.

Rivolsi lo sguardo al mostro.

-Direi che io e te siamo pari...- sussurai pur consapevole che il mostro con un occhio solo non avrebbe potuto capirmi ne rispondermi.

Rimasi per un po' immobile a guardare la bestia sdraiarsi sulla paglia e guardare con l'occhio appannato gli artigli affilati di una zampa.

Poi ricordai la spada. Mi alzai in piedi barcollando intontita e abbassando la testa per non cozzare contro il soffitto. Camminai lentamente verso il mostro per poi inginocchiarmi vicino a lui. Con mano tremante mi avvicinai alla chiave che se ne stava ancora attaccata alla catena sotto una zampa. Riuscii a sfilarla facendola passare in un punto dove un anello si era allentato.

Quella chiave così piccola mi ricordò la chiave di quella piccola porticina. La strinsi nella mano destra e mi girai sulle ginocchia fino a trovarmi davanti al baule, davanti al lucchetto.

Infilai il pezzo di ferro nel lucchetto e quasi con sollievo lo girai con un movimento del polso. Mentre il lucchetto cadeva alle mie ginocchia aprii il baule per poi restare immobile come ipnotizzata.

Davanti a me, perfettamente incastrata in mezzo a del velluto blu che sembra essere stato sistemato apposta per ospitarla, c'era, in tutto il suo splendore, la spada Bigralace.

Mi si mozzò il fiato davanti a quella vista mentre il mio subconscio continuava a ripetermi che era solo una spada, solo una spada, la spada che avrebbe ucciso il Ciciarampa.

Sfiorai con la punta delle dita le madreperle perfettamente ovali incastrate con precisione nella lunga lama lucente. Sembra leggera, non sembra essere in grado di tagliare un arto o una testa.

Lasciai correre le dita fino a raggiungere l'impugnatura lavorato con una fiammella verde smeraldo racchiusa in numerosi filamenti d'argento. Lascia che la mano la stringesse e la tirasse fuori.

Subito ne sentii il peso e mi ci abituai, non era un peso così opprimente, era il peso del bene.

La sguainai nell'aria lasciando che i raggi la illuminassero completamente facendola risplendere, facendomi sorridere anche se la guerra per il quale sarebbe stata usata non era la mia.

Mi alzai reggendola ancora con tutta la mia forza.

Feci per uscire quando, ancora tenendo la mano sul ramo che faceva da maniglia, mi girai verso il Grafobrancio.

-Grazie- sussurrai.

Credevo che quello fosse l'inferno, che fosse soltanto la dimora di una bestia assetata di sangue, invece mi sbagliavo e quando aprii la porta di paglia realizzai che il vero inferno era lì fuori.

Circondata da migliaia di carte corazzate con migliaia di lance puntate contro di me portai la spada in avanti spaventata girandomi di scatto spaventata ad ogni rumore.

-Alice...ma certo come ho fatto a non capirlo?- disse una voce a me nota lasciandomi di stucco.

Tra le carte uscì un uomo alto con le braccia fin troppo lunghe per la sua statura e una benda rossa sull'occhio. Il fante della Regina.

-Dammi la spada- mi ordinò tranquillamente avvicinandosi.

Restai sconvolta dal suo comportamento e non mi scostai fino a quando non arrivò quasi a toccare la punta dell'arma che reggevo, poi sentii un grido provenire da qualche parte dietro le carte schierate.

-Non ascoltarlo! Scappa!!

Istintivamente tutti si girarono e le carte si aprirono in un varco rivelando l'unica persona che non mi aspettavo di vedere ma che avrei voluto vedere con tutta me stessa.

-Scappa!!- urlò di nuovo Will.

Nessuno si mosse per qualche secondo come se stessero decidendo chi attaccare e poi un rumore frantumò quel silenzio e un ruggito squarciò l'aria.

Il Grafobrancio si scagliò contro i soldati facendoli cadere come fossero un castello di carte e poi mi guardò ghignando. Corsi verso di lui e mi buttai sulla sua groppa reggendomi alla catena al suo collo.

Corse travolgendo ogni cosa fino ad un grosso cancello. Allora mi girai incrociando lo sguardo di Will.

-Il Cappellaio- sussurrai sperando ardentemente che mi sentisse.

-Ci penso io!- urlò mentre il fante lo colpiva alla spalle.

Con le lacrime agl'occhi mi allontanai lasciando dietro di me i miei più cari amici che combattevano contro i fanti e la carte.

Bejard mi stava ancora aspettando fortunatamente.

-A Marmorea!- gli gridai lasciando che mi guidasse dalla Regina Bianca.

Una lacrima mi sfiorò il viso quando il cane ululò allontanandosi mentre il Grafobrancio gli correva appresso.

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