Meeting

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-Non ci credo!- la ragazza era su di giri.
-Calma, calma! Sono felice anche io, ma qui cadono i quadri dalle pareti per il frastuono!-
Ella rise, quasi da sembrare psicopatica, e come un fulmine gli fu davanti. Si blocco di scatto e gli prese la testa tra le mani. Poi lo fissò intensamente, gli occhi spalancati, rimanendo in silenzio e con un sorriso inquietante stampato in faccia.
-E-ehy, così mi inquieti!- disse il ragazzo, la voce tremante.
-Tu non capisci...- sussurrò lei, per poi gridare:- UN'OFFERTA DI LAVORO! SONO COSI' FELICEEEEEEEEEE!- e riprendere la sua corsa sfrenata per l'appartamento.

-I miei timpani...- si lamentò piano la povera vittima. 
-Comunque...- cominciò, ansimando, la neo diplomata:-Ho accettato, e il colloquio è la prossima settimana!-
-Uhm...sono felice per te, ma cosa andrai a fare?-
-La responsabile marketing in un'importante azienda di moda! È un'offerta che non posso lasciarmi scappare.- emise un piccolo grido di gioia per poi gongolare tra sè, dando le spalle all'amico.
-Beh...immagino che qui le nostre strade si separeranno.- disse, egli, tristemente.
La ragazza si rabbuiò e volse lo sguardo al pavimento. -Non dire certe cose, avremo modo di vederci, fidati.- si girò verso di lui e lo abbracciò, per poi sorridergli. Egli ricambiò, sì, era triste, ma non voleva che lo fosse anche la sua migliore amica. Soprattutto ora, che aveva trovato un lavoro.
Prese la valigia, pronta da qualche giorno e si mise il cappello. -Beh...ci si vede.-
-Dove vai?-
-Adesso che ho finito l'università ho deciso di stare un po' dai miei prima di affittare una casa.-
-Promettimi che ci rivedremo.-
-Promesso.- e corse ad abbracciarla di nuovo, per poi chiudersi la porta alle spalle.
Così rimase sola, ancora. Non ci era più abituata, erano anni che il giovane le faceva compagnia. Ma ora era autonoma. Pensò che la vita era ingiusta, monotona, e decisamente troppo corta.
Sospirò, e cominciò a preparare il curriculum.

Una settimana dopo.

-Signorina, per il colloquio, da quella parte.-
-La ringrazio.-
Il rumore dei tacchi risuonava insistente sul liscio pavimento di marmo, spezzato solo da qualche impiegato che discuteva col compare sui problemi della vita, sorseggiando un caffè.
Seguendo le frecce incollate al muro, finalmente trovò la stanza da lei tanto cercata. Quell'edificio era enorme, cavolo. E quei vestiti erano davvero scomodi, la gonna gricia le cingeva il bacino e le dava difficoltà a camminare. La camicia era troppo scollata per i suoi gusti, e il giubbotto abbinato alla gonna era decisamente molto pesante e la faceva sudare copiosamente.
Aprì lentamente la porta, col cuore in gola.
-Si sieda pure, signorina.- una calda e profonda voce maschile la accolse.
Ella ubbidì ed alzò gli occhi. Quell'uomo...era bellissimo. Le sembrò che quelle quattro mura fossero come una cupola, con tutto il mondo all' esterno. Si specchiò nei suoi occhi, che sembravano potessero trapassarle l'anima. Egli ricambiò lo sguardo e sorrise caldamente.
-Allora...è qui per il colloquio, vero?-
La sua voce...così bella. I capelli perfetti, nemmeno un ciuffo fuori. Il suo fisico, scolpito e messo in risalto dalla camicia che---
-Signorina?- i suoi pensieri vennero bruscamente interrotti e, imbarazzata, si affrettò a rispondere: -S-sì! Vorrei lavorare come responsabile del marketing in questa meravigliosa azienda. Ecco il mio curriculum...- pazientemente, aspettò che lo sfogliasse. Il petto pareva scoppiarle, aveva il cuore a mille.
-Lei è sicuramente una persona diligente e devota al lavoro, non è così? Ma penso che lei sia...-
Le parve che tutto si fosse fermato, e si accorse di star insistentemente fissando le labbra dell'uomo, solo per poterci leggere parole positive. "fai che mi assuma, fai che mi assuma per favore..."
-...semplicemente perfetta per questo lavoro! Lei è assunta, le va bene se cominciamo domani? Sono sicura che le piacerà questo posto.-
-La ringrazio! Domani sarebbe perfetto. Beh...arrivederci, allora.- fece per alzarsi ed andarsene, al settimo cielo, quando l'uomo la fermò: -Senta...sta sera ha impegni?-
-Veramente no.- avvampò di colpo a quella richiesta. Era quello che pensava?
-Verrebbe a cena con me?-

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