Capitolo 38 Ci sto

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La guardia mi prese dalle manette e mi condusse di nuovo nella mia 'stanza'.
Stetti in piedi.
Non avevo niente da fare e avevo fame.
No, non ho mangiato quello scoiattolo.
Mi sembrava molto crudele dopo aver mangiato troppi della loro specie.
Quel povero scoiattolo era ancora lì che mi guardava con pietà di non fargli nulla.
Sorrisi e lo presi tra le mani e lo portai vicino alla finestra e lo lascia scappare.
Mi appoggiai con i gomiti sulla finestra e lo sguard are sgattaiolare via.
Il mio sguardo cambiò e divenne serio.
Mi sedetti di nuovo sul letto
Guardai intorno finché non notai una scritta con del sangue sulla mia parete.
'Bella la tua canzone, cantane un'altra per noi, ci piace la tua voce, finché ti rimarrà
xxLORO'
Dovevo coprire la scritta.
O potevo non farlo.
No dovevo farlo.
Presi uno straccio.
Lo passai sopra quel sangue fresco ma si ritrovò solo un paciugo di sangue sul muro.
Inizialmente iniziai a controllare la mia voglia di sangue, ma l'odore mi entrava nelle narici e mi passava per la gola.
Guardai lo straccio ed era tutto rosso.
Lo gettai a terra maledicendomi per essere quello che sono.
Caddi sulle ginocchia di conseguenza.
Tremavo e piangevo allo stesso tempo.
Avevo fame e non riuscivo a controllarmi.
Non riuscivo a coprire quella macchia e mi stava divorando dentro.
Mi sdraiai per terra e mi raggomitolai su me stessa, tremando e stringendo i denti come posseduta.
Il vento soffiava tra le fessure della finestrella e finiva a picco sul mio collo.
La sera arrivò in pochissimo ma io ero ancora nella disperazione più totale
La porta di piombo si aprì, molto probabilmente erano le guardie che mi portavano un altro scoiattolo da scorticare vivo.
E fu così.
Le due guardie entrarono dentro.
Un uomo e una donna.
Entrarono tranquilli ridendo.
E poi mi videro per terra.
Sbuffarono come se fosse una cosa da scherzare.
Mi presero da sotto le ascelle e mi tirarono su di forza lasciandomi cadere sul letto.
Avevo gli occhi semi chiusi è completamente bagnato di rosso dalle mie lacrime.
Tremavo ancora.
E loro erano lì che ridevano e parlavano del più e del meno.
"Questa detenuta è la peggiore di tutte" disse lei
"Sicuro dio mio è matta" aggiunse lui.
Dopo avermi lasciato sul letto freddo e umido posarono lo scoiattolo per terra e le due guardie uscirono dalla stanza ridendo come se niente fosse accaduto.
Tremai ancora e iniziai a cantare per tranquillizzarmi.
La porta si aprì di nuovo.
Ma questa volta lentamente.
La fame mi stava divorando da dentro e i miei occhi non riuscivano a stare aperti.
La porta si aprì così piano che ogni scricchiolio mi faceva venire un brivido sempre più forte.
La porta si spalancò mostrando una sagoma nera con un cappuccio che copriva fino al suo naso.
Il mantello era lungo le arrivava fino ai piedi facendo un piccolo contorno nero lucido., lasciando limpidi da vedersi i suoi tacchi alti.
Avanzava sempre di più e la porta dietro di lei si chiudeva piano piano, i suoi tacchi cadevano a ogni passo su quel cemento, vecchio, grigio e sporco ma ancora solido.
Quel rumore che era l'unico che riuscivo a sentire, rimbombava nelle mie orecchie come la musica alta che c'è in discoteca.
Quel rumore faceva vibrare le mie corde vocali e le mie orecchie stettero attente ad ascoltare ogni minimo dettaglio di quel rumore inconfondibile.
Quel rumore l'avrei potuto riconoscere dappertutto da quel momento.
Quelle scarpe dannatamente perfette appartenevano ad una ragazza, era una di Loro, un ricca ciocca di capelli color carota usciva dal cappuccio, erano leggermente ricci alla fine, ma erano perfetti come lei.
Camminò fino al mio letto.
Teneva in mano una coperta marrone.
La posò sopra il mio corpo tremolante e mi copri passandomi una mano sulla guancia, prima il dorso e poi il palmo.
Le mani erano gelide ma con le unghie che graffiavano.
Sentí un leggero dolore quando passò l'unghia sulla mia guancia.
" Sai dove trovarci ti aspettiamo, da così tanto" disse lei avvicinandosi a me.
Quella voce, la conoscevo.
Ma troppe voci nella mia testa per ricordarmi quella voce così troppo chiara
"Non sarà così facile capire chi sono bugiarda" sussurrò nel mio orecchio.
Capiva cosa stavo pensando e questo mi faceva più paura.
"Ci piacciono le tue canzoni parlano così tanto di te...Racconta un'altra piccola bugia per noi piccola bugiarda" disse prima di dissolversi nel nulla.
Chiuso gli occhi per un ultima volta e misi una mano sotto un cuscino.
Sentì un qualcosa di umido e di plastica.
Lo afferrai delicatamente e lo trascinano fuori dal suo nascondino.
Lo osservai meglio.
Era una sacchetta di sangue.
0-.
Il mio preferito.
Girai il pacco e vidi la loro solita firma
'xxLORO'.
Mi sedetti sul letto lasciando cadere la coperta sulle mie ginocchia.
La aprì e iniziai a bere.
Mi dissetai una volta per tutte.
E guardai il muro.
La scritta non c'era più.
La mente diventò più lucida o almeno così pensavo.
Strofinai gli occhi.
Ma quando li riaprì non ero più sul letto in prigione.
Ero davanti al bosco.
Nel bosco in cui ero stata per tanto.
Feci passi avanti anche se volevo tornare indietro.
Arrivai al primo albero di fronte a me.
E entrai nell'albero.
Mi apparve una di Loro
"Ecco dove siamo, vieni a trovarci" disse sorridendo prima che io tornassi nella mia stanza di prigione.
Sospirai e feci la scelta di uscire da quella specie di manicomio.
Salì in piedi sul letto e tirai un pugno alla finestrella e le sbarre caddero.
"Ottimo" dissi ridendo.
Mi girai e guardai la stanza.
Sorrisi.
Pensai che adesso in poi sarei diventata una criminale, una fuori legge, una ricercata.
Ma non importava in quel momento volevo sentirmi potente.
Mi guardai e notai che quella tutina arancione non mi donava.
Scossi la testa e usci dalla stanza.
Andai per le strade e mi fermai attentamente a ogni vetrina che vedevo.
Osservavo ogni capo e guardavo il prezzo.
Continuai per pochi minuti finché non trovai quello che cercavo.
Posso una mano sulla vetrina.
Non volevo farlo ma dovevo in quel momento.
Chiusi gli occhi e feci pressione sulla mano.
Piccoli scricchioli si fecero da parte nel silenzio della notte.
Le lacrime rigavano il mio viso, ma io non potevo fermarmi dovevo dimostrare che ero potente.
Più potente.
Passai la mano libera sotto gli occhi per asciugarmi le lacrime.
Il vetro era completamente spaccato intorno alla mia mano.
E questo mi faceva paura.
Ma dovevo andare avanti
Feci più pressione sulla mano e il vetro si distrusse tra le mie mani.
Devo un passo indietro e lasciai i pezzi cadere facendo un cerchio intorno ai miei piedi.
Lasciai correre e il fatto e mi feci forza.
Presi dal manichino una giacca rossa è un paio di pantaloni skinny a vita alta.
Una maglietta corta e aderente.
Feci di fretta.
E presi il primo paio di scarpe col tacco che mi trovavo sotto mano.
E mi capitarono dei tronchetti neri.
La mia sfortuna del cazzo.
Mi fermai.
L'allarme suonava.
La gente inviava ad affollarsi intorno al negozio.
Presi i tronchetti e mi tirai alla sorte di nuovo.
Prima di uscire dal retro.
Mi rotrovai in mano delle scarpe blu elettrico, forse un po troppo per i miei gusti.
Ma non male.
Vidi l'uscita di emergenza sul retro.
Mi ci scaraventai contro e la aprì.
Chiusi la porta dietro di me di fretta e iniziai a correre verso il bosco.
Sentì delle sirene alle mie spalle.
Delle luci blu e rosse mi accecavano e del sudore iniziò a coprirmi la fronte.
Rosse lacrime scendevo sulle mie guance con velocità cadendo per terra con violenza.
Non potevo fermarmi.
Certo andare più veloce.
Ma la mia mente non ragionava.
Vedevo il mondo con uno sguardo che non era il mio.
Volevo togliermi quella tutina arancione che si appiccicava al mio corpo come per strozzarmi.
Ma non potevo fermarmi.
Avevo le cose in mano e correvo verso il bosco con la polizia che mi inseguiva.
Sentì delle urla e poi uno sparo.
Pensavo fosse la fine.
Mi sentì passai il proiettile vicino al braccio.
Mi sfiorò ma non mi colpì.
Quello sparo mi fece aprire gli occhi.
E le mia mente diventò lucida.
Ero cosciente e iniziai a correre più veloce.
Dopo poco che correvo non vedi più le luci e le airone sembravano come sparite.
Mi girai e sorrisi.
E poi andai a sbattere con un albero.
Le cose mi caddero e vidi il mondo girare.
Stavo per cadere ma una mano mi afferrò e mi trascino dentro insieme a lei.
Mi trovai in un'enorme sala gotica.
Le pareti erano alte e rosso sangue.
Appese vi erano delle teste di molti vampiri.
Non riuscì a guardarli per più di 10 secondi.
Rivolsi lo sguardo a tre ragazze che erano di fronte a me.
Erano sedute ad un tavolo su tre poltrone belle grandi e davanti a loro c'era una sedia misera, come quelle dell'ikea.
La sedia si tirò un dietro è una di loro disse
"Siedi cara" obbedì.
"Ti aspettiamo da tanto tempo, questa tutina arancione ti dona, comunque noi siamo qui per un accordo" disse la ragazza al centro con il cappuccio rosso.
Rimasi semplicemente zitta con le braccia incrociate.
Rimasi in silenzio per un po'. Le guardai attentamente.
Osservai la stanza e le pareti e poi feci un sospiro profondo prima di parlare.
Mi accomodai bene sulla sedia in legno.
e poi poggiai i piedi sul tavolo.
"Voi avete la mia alleanza, io cos'ho?" Dissi tutto di un colpo.
Avevo il sudore che scendeva sulla fronte.
Se avessi avuto ancora il cuore che batteva, molto probabilmente sarebbe scoppiato.
Tipo come quando la prof pesca i bigliettini e tu non hai studiato una mazza.
Le altre si guardarono l'un l'altra.
E dio solo sa come facevano a vedersi.
Volevo dimostrarmi forte e coraggiosa.
Ma in realtà volevo scappare da tutto questo inferno.
"Tu avrai la libertà di fare tutto quello che vuoi oltre ai nostri ordini, avrai una stanza dove dormire, vestiti, cibo." Disse quella con il cappuccio rosso.
Tirai giù i piedi dal tavolo e presi la posizione di una persona composta.
"Ci sto" dissi senza neanche pensare al grosso errore che stavo per fare.
"Adesso regole" disse una delle due con il cappuccio nero.
"I vestiti che diciamo noi, il cibo che diciamo noi" disse l'altra con il cappuccio nero.
Mi limitai ad annuire.
"E da oggi in poi tu non avrai nessun tipo di relazione con nessun uomo vampiro o no" conculse la rossa.
Deglutì rumorosamente.
Nessuna relazione.
"Potrò rimanerci amica?" Chiesi.
Errore fatale.
"Questo lo capirai da sola" disse la rossa concludendo il discorso.
Le parole appena dette mi giravano per la testa come un frullatore.
Sapevo di doverlo fare.
Era maglio per tutti.
Alzai la testa.
Con tono serio.
Loro capirono subito.
E si alzarono dal tavolo sparendo nel nulla.
Mi lasciarono sulla sedia dell'ikea.
E io stetti li a meditare che cosa avevo appena fatto.
Io l'avevo fatto per proteggermi.
Non avrei più avuto visioni.
Niente più sbalzi da Demone.
Niente.
Ma non vedere più Zayn, mi uccideva.
Negli ultimi mesi era quello che era sempre con me.
Avrei finalmente rotto i legami con Harry.
Con Alessia.
Con Liam.
Ma io voglio questa cosa?
Sentì una mano gelida toccarmi il collo e mi girai di scatto.
Notai una ragazza che si era spaventata più lei che me.
Era bassina, aveva gli occhiali scuri come il carbone e altrettanto erano i capelli, ma che alla fine riportavano un cambiamento di colore simile al rame.
Aveva le mani raccolte una dentro l'altra.
Mi guardava con paura probabilmente.
Era umana.
Potevo sentirlo dal suo cuore che batteva irregolare per la paura.
"T-tu devi essere A-Alice... Io sono Britney" disse lei dandomi un sorriso insicuro.
"Si sono io, come mai sei qui?" Chiesi
"Sono la sorella minore di una di Loro e faccio un po' da serva qua dentro " disse tremolando.
"Non ti preoccupare io non ti voglio fare niente di male" dissi rassicurando la mettendo una mano sulla sua spalla.
Stavolta mi mostró un vero e proprio sorriso a trentadue denti.
Ricambiai.
"Ti porto nella tua stanza" disse lei.
Annuì.
Prendemmo una sorta di ascensore che Britney aveva chiamato con un tasto che tirò fuori dalla tasca.
Entrai nell'ascensore di cristallo.
E mi portò in alto.
Uscimmo dopo nemmeno 3 minuti di ascensore.
Mi apparve davanti una camera gotica.
I muri erano neri.
I tappeti che coprivano il parquet erano rossi e c'erano svariate candele sparse per la stanza.
Il letto era un letto a baldacchino.
Nero e rosso con delle creature fantastiche intagliate nel legno.
C'era un armadio enorme.
Lo aprì e ci trovai dentro di tutto e di più.
Vidi un pulsante e lo schiacciai.
Automaticamente si aprì una cabina armadio o meglio una stanza piena di scarpe, vestiti, trucchi e di tutto.
"Se hai bisogno di qualcosa di solo il mio nome. E io arrivo. Se hai bisogno dell'ascensore sul tavolo li dentro c'è il pulsante. Adesso vado ciao" disse Britney
Annuì e la salutai con la mano prima che lei svanisse nell'ascensore.
Mi guardai intorno.
Osservai tutti i vestiti.
Erano tutti neri.
Nessuna eccezione.
Le scarpe erano tutti modelli diversi ma nere anch'esse.
Mi passai una mano nei capelli.
Sbuffai.
Presi un paio di stivali con il tacco e un vestito naturalmente nero.
Mi tolsi quella tutina arancione con sopra il mio nome e la lasciai.
Entrai in bagno dove trovai saponi di tutti i tipi è una doccia enorme.
Sti qua avevano soldi da spendere, riflettei tra me e me.
Aprì l'acqua.
Levai in fine l'intimo
E entrai dentro chiudendomi la porticina alle spalle.
L'acqua calda scendeva lungo la mia schiena .
Mi sentivo nuova.
Ma non era così.
Volevo essere la più forte.
Ma in quel momento ero la più debole.
Chiusi l'acqua.
Tirai fuori una mano e presi l'asciugamano.
Me la avvolsi intorno.
E feci un primo passo fuori dalla doccia.
Andai davanti allo specchio ormai appanato.
Mi passai una mano in faccia e quando riaprì gli occhi vidi Britney dietro di me.
Feci un picco salto con un sussulto.
E poi mi girai verso di lei
Mi ha parecchio spaventata" dissi appoggiando una mano al lavandino dopo aver sistemato l'asciugamano.
Sorrise di soppiatto e poi riprese.
"Loro hanno detto che puoi uscire fino alle 11.00 di stasera non più tardi" disse Britney e io annuì decisa.
E dopo si dissolse di nuovo nel nulla.
Presi il nuovo intimo (naturalmente nero) e lo infilai dopo ciò infilai il vestito e le scarpe.
Mi truccai con un po di eye-liner è un rossetto piuttosto scuro.
Mi camuffai il più possibile per non farmi riconoscere dagli sbirri.
Tirai su i capelli in una coda che mi arrivava fino alle spalle.
Uscì dal bagno e lanciai la roba sporca sul letto.
A questo punto schiaccia il pulsantino che mi aveva lasciato Britney e l'ascensore arrivò in un batter d'occhio.
Ci entrai e schiaccia il pulsante per andare all' 'ingresso' anche perché era l'unico bottone che sapevo dove mi avrebbe portato.
All'ingresso rimasi lì.
Non sapendo dove andare.
Sospirai.
"Britney" dissi sottovoce.
E lei mi apparve davanti dal nulla.
"Si?"
"Come esco da qui?" Chiesi guardandomi intorno
"Oh... Vedi quel muro?" Disse indicando alle sue spalle.
Annuì.
"Ci devi andare contro" disse normalmente.
Rimassi di sasso
"Ok... Grazie" dissi e lei se ne andò sorridendo.
Guardai il muro e mi avvicinai ad esso.
Appena fu vicina ci misi un dito dentro.
Ed esso scomparve.
Pian piano feci entrare la parte destra del mio corpo e poi mi immersi del tutto.
Ero fuori.
Mi guardai le mani e erano ancora tutte intere.
Mi sistemai un po' il vestito e camminai fino alla strada per arrivare in città.
Passai davanti al negozio che avevo svaligiato la notte prima e ad un sacco di altri negozi.
Camminavo guardando le vetrine quando andai a sbattere contro qualcuno...

"ALICE?"

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