You can fit me
Inside the necklace you got when you were sixteen
Next to your heartbeat where I should be
Keep it deep within your soul

Mi rigiro nel letto sbattendo un ginocchio contro la gamba di Harry quando mi sveglio. Aprendo gli occhi lo trovo seduto con una felpa addosso e il suo taccuino tra le mani. Muove piano la matita sulla carta, concentrato, ma si accorge comunque del mio risveglio.
"Forse dovrei comprare un letto più grande" dice guardandomi.
Rispondo con un mugugno assonnato, poi mi accoccolo al suo fianco, portandomi le coperte fino al collo, al caldo di un maglione.
"Cosa disegni?" gli chiedo.
Lui scrolla le spalle.
"Niente" risponde. "Cose a caso"
Non indago oltre anche se sono curiosa di vederlo all'opera e poco dopo chiude il blocchetto per poi scivolare al mio fianco. "Ti serve un passaggio a lavoro?" mi chiede.
"Mi servirebbe un passaggio a casa, prima"
"Nessun problema" mi bacia la fronte e poi si scopre. "vado a farmi una doccia"
Lo guardo stiracchiarsi mentre esce dalla stanza e va verso il bagno, così rimango sola tra queste coperte che profumano ancora di noi. È qualcosa di strano che mi mette il buonumore, il fatto di sapere che i nostri profumi insieme generino qualcosa di nuovo. Mi sento parecchio stupida per pensare ad una cosa del genere e mi concentro sul rumore dell'acqua che scorre nella doccia.
Harry ha lasciato il suo taccuino sul comodino ed è un'occasione troppo succulenta per lasciarmela sfuggire, così mi metto a sedere e inizio a sfogliarlo.
La scritta che non ero riuscita a leggere la prima volta nello studio di Mike, recita "might as well" e mi ricorda una canzone dei The 1975, che dice "we might as well just fuck".
Harry ha fatto un sacco di altri disegni da quel giorno: mani intrecciate, Niall sul suo skate, Brett che fuma. Ha disegnato intere vie di Londra, il Big Ben, il Tamigi e la ruota panoramica, perfino il vagone di una metro pieno zeppo di gente e se mi capitasse di incontrarli per strada sono sicura di poterli riconoscere per quanto li abbia disegnati bene.
Continuo a sfogliare e sfogliare ammaliata dalla sua bravura e arrossisco quando trovo dei disegni che mi raffigurano. È bello vedermi attraverso i suoi occhi e le sue mani, mi trasmette un profondo senso d'esistenza, come se capissi di essere viva, fatta di carne ed ossa, solo adesso che mi vedo riflessa in questi disegni.
Curiosa, mi spingo a continuare a frugare tra le pagine, ben sapendo che probabilmente Harry mi guarderebbe in cagnesco se venisse a sapere di quello che sto facendo.
Quando arrivo alle ultime che ha disegnato mi concentro profondamente su ciò che ho davanti perché mi sento più toccata di tutte le volte in cui ho visto il mio viso rappresentato a penna: un aeroplano di carta si estende su una pagina, la traiettoria scheggiata da piccoli trattini netti, e volteggia deciso tra le righe appena accennate che sono state stampate su queste pagine gialline. Sfioro le linee pulite come se potessi toccarne il bordo, ma in realtà accarezzo solo la carta un po' ruvida. Harry si sta ancora lavando, riesco a sentire l'acqua che continua a scendere, così abbandono rapidamente il letto e recupero il mio cellulare; tengo il blocco fermo e scatto una foto al disegno dell'aeroplano, badando che sia abbastanza nitida. Vorrei strappare la pagina e mettermela in tasca, ma poi cosa inventerei come scusa? Quindi mi limito a scattare una foto e a rimettere il taccuino al suo posto.
Quando Harry esce dalla doccia non si accorge minimamente di quello che ho fatto.

Ferma la macchina nel parcheggio di casa mia e mi guarda tirando le labbra in un piccolo sorriso.
"Ti va di salire?" gli chiedo.
"A casa tua?"
"Sì. Non ci sei mai salito. E poi così conosci le mie coinquiline"
Mi guarda stralunato ed imbarazzato e io rido.
"Dai! Non sono così male dopotutto"
Spegne la macchina e si slaccia la cintura. "D'accordo, come vuoi"
Le ragazze dovrebbero essere tutte in casa perché, solitamente, nessuna di loro lavora il Sabato, ma decido comunque di non suonare né il citofono né il campanello e di aprire con le mie chiavi. Harry mi cammina leggermente indietro con le mani nelle tasche dei pantaloni, le labbra all'infuori in un'espressione corrucciata e a disagio che mi fa solamente sorridere per quanto sia impacciato.
Non appena apro la porta d'ingresso sento la voce di Deb che si lamenta per qualcosa e Cara le fa eco ridendo.
"Sono a casa!" dico facendo i primi passi.
"La fuggitiva è rientrata!" sento dire da Amanda.
"Ed anche ad un orario decente" commenta Cara abbassando lo sguardo sul suo orologio. Le trovo tutte e quattro in cucina, ancora in pigiama, che mi guardano cariche di ironia pungente, senza sapere che non sono sola.
"Niente notte di fuoco col tuo boy?" mi stuzzica Deb.
Vorrei tanto risponderle, ma la porta si chiude ed incrocio gli occhi verdi di Harry che arrossisce per l'imbarazzo e mi compare affianco, rivelando la sua presenza.
"Lui è Harry" lo presento e dalla faccia di Deb capisco che vorrebbe sotterrarsi. "Il mio boy"
Ruth cerca di non scoppiare a ridere mentre Cara è costretta a voltarsi e a tapparsi il naso per quanto sta ridendo silenziosamente.
"Loro sono Deb, Cara, Amanda e Ruth" le presento.
Harry alza una mano in saluto e sorride appena.
"Ciao"
Le altre rispondono in altrettanto modo e l'imbarazzo è così evidente che vorrei davvero ridere qui di fronte a tutti.
"Noi saliamo, sto per andare a lavoro"
"D'accordo" Amanda mi fa l'occhiolino.
Guido Harry su per le scale e fino alla mia camera, ben cosciente del fatto che di sotto Deb si stia scavando una buca profonda tre galassie mentre le altre la prendono per il culo.
"Il tuo boy, eh?"
Gli scoppio a ridere in faccia e rido così forte che sono certa che mi sentano anche di sotto. Harry ride insieme a me e scuote la testa.
"Vado a farmi una doccia" decido senza smettere di ridere, gli occhi umidi.
Harry si siede sul mio letto, l'unico posto comodo. "Ti aspetto qui"
"Non disegnarmi i muri e non pasticciarmi L'amico ritrovato, intesi?"
Lui solleva le mani innocentemente. "Promesso"
So che quando ritornerò in camera mia troverò almeno qualcosa di mio disegnato. E questo non fa che migliorarmi l'umore.

Harry è partito da qualche giorno, lasciandomi il disegno di un mazzolino di Non ti scordar di me, dei fiorellini azzurri che ha colorato con dei colori a olio. Lo studio di Mike dovrebbe essere chiuso per le festività, ma mi concede comunque la possibilità di una specie di appuntamento. C'è Oli con me, perché so di avere bisogno di lei.
"Hai finalmente deciso di tatuarti?" mi canzona Mike e sono ben felice di dargli corda.
"Sì"
"Sul serio?" è sinceramente stupito. "Che figo Mila, sono super contento!"
Tiro fuori il cellulare e gli faccio vedere il disegno che ho intenzione di tatuarmi.
"Questo?"
Annuisco senza rispondere, Oli si sporge per sbirciare e sorride.
"È carino" commenta. "Inusuale"
"Mi piace, è delicato" aggiunge Mike annuendo. Sono contenta che non si aspettasse mi tatuassi, che ne so, un teschio messicano sul collo o una sirena su un braccio. Il suo giudizio mi dà fiducia perché so di commettere una pazzia enorme, ma non credo di essere disposta a tornare indietro.
"Dove?" mi chiede guardandomi. "Dove lo vuoi?"
"Qui" dico indicandomi un punto contro le costole, coperto dal reggiseno.
"Ok, d'accordo. Andiamo di là"
Mike è molto professionale e l'avevo già appurato mentre tatuava Oli. Mi chiede di spogliarmi degli indumenti che non mi servono e rimango in reggiseno, sollevandolo appena per permetterli di applicare il disegno, così da mostrarmi come verrà. Sorrido guardandomi allo specchio e "È perfetto" dico.
Mike batte una mano sul lettino facendomi segno di sedermi e accende la musica. Non c'è nessuno nello studio, solo noi, e Oli mi fa l'occhiolino mentre sento la macchinetta accendersi e poco dopo una miriade infinita di piccoli pizzichi iniziano a farmi stringere le mani in due pugni.
Oli si siede ai piedi del mio lettino, mi massaggia le gambe arrivando fino alle cosce, stringe un po' di più e mi guarda con le labbra strette in un'espressione di compassione. Non dura molto, Mike è concentrato ma impiega venti minuti in totale, ripulendomi del sangue che cola piano e applicandomi immediatamente la vaselina.
"Ecco fatto" dice e la mia pelle è irritata, brucia un po', Oli mi lascia andare le gambe e mi metto a sedere.
"Vai a vederti" mi dice la mia amica e io lascio il lettino, trascinandomi euforica ma agitata verso il lungo specchio al muro.
Resto immobile qualche istante, vorrei accarezzare l'inchiostro appena tatuato ma mi trattengo dal farlo, sorridendo al mio riflesso, che non è dei migliori, con la pelle arrossata, il viso pallido e una parte dei capelli spettinati per la posizione che avevo sul lettino.
"È perfetto!" dico entusiasta.
Mike e Oli si guardano e sorridono.
"Consideralo un regalo di Natale" mi dice Mike.
Io lo guardo dal riflesso e scuoto la testa sorpresa. "Non ti ringrazierò mai abbastanza"
Sulla mia pelle, tatuato per sempre, un aeroplano di carta si districa tra le mie costole.

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