It's easy to win,
It's harder to lose
To admit that you're wrong
When you've got something to prove

Non ho chiuso occhio e la luce dell'alba illumina placidamente la mia camera, colorando i muri di colori nuovi.
Oli dorme dalla parte del muro, una lacrima si è incastrata all'angolo del mio occhio sinistro, forse per l'ultimo sbadiglio, forse perché potrei piangere senza accorgermene. La mia amica mi dorme affianco ma non c'è, è come stare sola. Quando Louis ci ha portate qui non gli ho detto nulla, sono fuggita in casa con Oli addosso, che mi cadeva tra le braccia, troppo fatta per capire cosa stesse accadendo. Abbiamo svegliato Deb, che ha il sonno facile, e Amanda è uscita dal bagno in tempo per vederci inciampare sull'ultimo gradino delle scale.
Ho spogliato Oli dei suoi abiti, l'ho vestita con qualcosa di mio, di caldo e confortevole, e poi l'ho messa a letto. Lei mi ha guardata con gli occhi ridotti a due minuscole fessure, spettinata e pallida, l'Oli che ho imparato a conoscere, distrutta e sfatta, con l'odore della città addosso e negli occhi centinaia di parole non dette.
"Mi dispiace" mi ha detto in un soffio e io ho scosso la testa, l'ho girata contro il muro e mi sono sdraiata al suo fianco legandomi i capelli in un codino alto e spettinato, ma comodo. E non ho dormito, perché ascoltare il suo respiro farsi sempre più pesante e regolare, interrotto ogni tanto da qualche colpo di tosse, mi rassicurava, dicendomi che almeno era ancora viva.
Per tutta la notte ho ripensato alle ultime scene, al freddo pungente di quando ho lasciato casa di Zayn, ai colori di quelle luci, alla canna che non ho mai fumato, al rum scadente e alle labbra di Brett sulle mie. Ho rivisto Harry saltargli addosso subito dopo, con una furia quasi animalesca, mi sono spaventata ancora una volta riuscendo a sentire le sue dita attorno al mio collo e l'aria mancarmi, così mi sono girata per fissare il soffitto e adesso sono ancora in questa posizione.
Ruth è uscita che era ancora buio, Cara e Amanda si sono appena alzate, Deb non so cosa debba fare.
Socchiudo gli occhi cercando di prendere sonno, perché immagino che dopo una notte intera ad aver ascoltato il respiro regolare di Oli, sia chiaro che non mi troverò con il suo cadavere affianco. So che non è la prima volta che assume droga, ma ciò non mi ha impedito di agire in questo modo così preoccupato. Proprio perché mi sono abituata a sentirla respirare sempre nello stesso modo, colgo subito il cambiamento del suo ritmo e apro gli occhi allarmata, ma in realtà scopro che si sta solamente svegliando.
Trovo il suo viso mentre gira lentamente il corpo e apre le palpebre con calma, o forse è più plausibile che sia stanchezza e torpore. Ci guardiamo a lungo senza dire niente se non respirando come più ci viene meglio. I suoi occhi sono gonfi ma immagino che anche i miei siano circondati da occhiaie scure, considerando quanto li senta pesanti.
"Come ci sono finita qui?" mi chiede e da una parte sono contenta che non si ricordi della penosa scena di stanotte. Deglutisco, mi sembra di non saper parlare visto quanto tempo sono rimasta sveglia ed immobile nella stessa posizione, incastrata nella mia mente.
"Ci ha accompagnate Louis dopo che ti sei sentita male alla festa di Zayn"
Mi guarda ancora un po' e i ricordi le attraversano la mente, lo capisco perché mi guarda ma non mi vede. È persa in un'altra dimensione, rimembrando forse scene disconnesse e scollegate tra di loro.
"Cos'è successo?"
"Brett ti ha dato della droga che aveva lui e ha quasi fatto a botte con Harry"
"Ma perché sono qui? Io e te..."
Lascia la frase in sospeso perché effettivamente non c'è molto da dire. Non abbiamo propriamente litigato, non ci siamo prese a parole o urlate contro quanto ci odiamo. Mi sono lamentata con Louis, ho pianto contro il petto di Harry ma di fronte ad Oli ho semplicemente dato di matto davanti alla realtà dei fatti. Ci siamo spezzate a vicenda ma non è di certo qualcosa che si può dire a voce alta o si rischia di banalizzarla.
"Perché pensi che ci sia venuta a quella stupida festa, se non per te?" borbotto distogliendo lo sguardo dai suoi occhi.
Non sento nessuna risposta e non ne aspettavo alcuna, perché se c'è qualcuno che conosco, quella è Oli.
"Hai fame?" le chiedo quindi, cambiando completamente discorso.
Annuisce con un mugugno e mi metto a sedere, cercando le mie pantofole sotto il letto. Oli ha sempre avuto paura di guardare sotto il letto ed in questo mi ritrovo ad essere più coraggiosa io. Solamente in questo, però.
Mi segue verso il piano di sotto senza dire niente, stretta in uno dei miei pigiami. Cara e Amanda sono ancora qui, entrambe vestite per andare a lavoro e già perfettamente truccate. Cara ha il suo telefono in mano e Amanda siede a tavola con un magazine di moda sotto gli occhi.
"Buongiorno" saluto piano, con Oli come ombra.
"Buongiorno Mila" fa la prima. "Ciao Oli"
"Ciao ragazze" dice la seconda.
Oli si siede, barcolla un po'.
"Fra quanto uscite?" chiedo.
"Vuoi sbarazzarti di noi il prima possibile?" Cara è ironica, stamattina dev'essersi svegliata bene.
"No" le rispondo aprendo il frigorifero e cercando qualcosa con cui fare colazione. "Era solo curiosità"
"Usciamo esattamente fra tre minuti" mi risponde Amanda, e prendo del succo all'ananas, aprendo poi gli scaffali.
Oli ha un conato di vomito, si sporge in avanti e rigetta del liquido giallognolo, la testa china verso la pozza.
"Cazzo, Oli!" corro verso di lei e le afferro i capelli, sciogliendo la mia coda ed usando l'elastico per legare i suoi.
Cara e Amanda mi guardano allibite, Oli continua a vomitare e ormai è troppo tardi per recuperare un secchio. L'odore acido del suo vomito impregna subito la cucina e Cara storce il viso in una smorfia di disgusto, mentre Amanda si tappa il naso.
"Spero che tu non sia incinta quanto me" dice sarcastica. Oli resta curva un altro po' mentre le risponde con voce nasale.
"Non sono incinta, deficiente"
Amanda non ribatte ma solleva le sopracciglia e io accompagno la testa bionda della mia amica, facendogliela poggiare contro il muro alle sue spalle. Cara si preoccupa di prendere il rotolo di carta e passarmelo per coprire la pozza. Amanda chiude il magazine e si alza.
"Vado a prendere le mie cose"
"Vengo anch'io" Cara la segue e rimaniamo solo noi due. Bagno un pezzo di carta e lo poggio sulla fronte di Oli, che tiene gli occhi chiusi. In bagno c'è un secchio che riempio con dell'acqua, ci immergo dentro uno straccio e del sapone per pavimenti e poi inizio a lavare via le tracce di vomito, sperando che anche la puzza se ne vada presto. Amanda e Cara escono e ci salutano mentre sto dando la prima passata, stanca ed affamata. Oli mi guarda, ancora seduta.
"Scusa" dice piano.
"Non fa niente" le rispondo. "Probabilmente era l'alcol" alzo lo sguardo verso di lei. "Non sei incinta, vero?"
Scuote la testa e tiro un sospiro di sollievo. Dopo aver sistemato il secchio mi metto a preparare la colazione con quello che trovo di mio. Adesso che siamo di nuovo sole è quasi palpabile la tensione che si è creata tra di noi.
"Dovresti essere arrabbiata con me" la sento dire.
Mi viene da ridere.
"Oh ma lo sono. Anzi, sono incazzata nera con te, perché non dovevi farmi una cosa del genere" ribatto, ma in tono tranquillo e sereno. "Ma so anche che l'hai fatto per me e che in qualche modo pensavi di proteggermi"
Non la guardo mentre porto le varie cose a tavola e metto il bollitore del tè sul fuoco.
Abbassa lo sguardo sulle sue mani e si sfila la carta umida dalla fronte.
"Sarei persa senza di te" dice.
"No, non lo saresti" ribatto io.
"Invece sì" si fa più seria e tenace. "Se sono qui da te significa qualcosa"
E allora adesso la guardo perché è arrivato il momento di mettere un punto a questa sceneggiata, di ricucirci le ferite, sanare i tagli e andare avanti.
"Significa che non sai come sono stata in questi giorni per colpa di quello che è successo. Che non hai nemmeno la più misera idea di cosa significherebbe per me perderti, non averti nella mia vita, e che non intendo spiegartelo o continuare questa pagliacciata dell'evitarci. Quindi avanti, dimmi qualsiasi cosa ti passi per la mente e poi alzati e abbracciami perché davvero Oli, non credo di poter resistere sapendoti così distante"
Sta in silenzio, respira dalla bocca. Potrei darle tutte le colpe di questo mondo, prendermela con lei. Urlarle addosso che è stata una stronza e menefreghista, che mi ha ferita e dirle tante altre cose, ma non lo faccio perché è pur sempre Oli e non è giusto. Non posso approfittarmi della carta bianca che mi sta dando con questa sua vulnerabilità, perché, infondo, lei si fida di me. So che Oli è parecchio fragile sotto la sua corazza fatta di battutine sarcastiche, alcol, droga e bestemmie, perciò non sarei mai in grado di aggredirla in questo modo.
Fuori inizia a piovere come di norma e i nostri occhi continuano a scrutarsi accuratamente. Alla fine Oli fa strisciare la sedia, si alza in piedi e mi viene incontro, abbracciandomi. È fredda, ma questo gesto mi riempie comunque di calore perché realizzo di averla ancora con me.
Mi stringo contro il suo corpo e chiudo gli occhi, l'odore della sua pelle è sempre lo stesso profumo familiare e rassicurante.
"Vorrei poter dire qualcosa" sussurra.
Una volta Oli mi ha detto che non sempre riesce a trovare le parole giuste per esprimersi e che questo la fa incazzare da morire perché "studio filosofia, come cazzo è possibile che non sappia come esprimermi!"; perciò scuoto la testa ben sapendo di essere ancora tra le sue braccia.
"Non fa niente" la rassicuro. Mi basta averla così vicino e sapere che ci sarà ancora, per stare davvero bene.

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