Capitolo 1 : La Migrazione (I)

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Quando la Cupola fu terminata era l'estate del 2019.

Non un'estate qualunque, la più eccezionale in migliaia di anni di storia di vita umana. Il clima aveva cominciato a peggiorare già anni prima, ma quell'estate fu a dir poco impressionante e la condizione in cui versava la popolazione non era certo delle più confortanti. Erano oramai già due anni che la gente aveva dovuto lasciare le proprie case, vederle demolite, che doveva affrontare le forti escursioni climatiche all'aperto e senza le tecnologie a cui era abituata, ma la ventata di speranza che quella Cupola infondeva nelle persone era di una forza fuori dal comune. Era incredibile: il popolo, forse per tanto timore, o semplicemente allettato dalle tante promesse, era disposto ad assecondare quel progetto folle, a vivere da forestiero nella sua stessa terra, ad aspettare la fine di quell'interminabile costruzione. Sarebbero stati necessari circa quattro anni di lavoro, tra demolizioni e ricostruzioni; tutto tempo che la popolazione avrebbe dovuto passare al di fuori di quei territori: in altri stati, in altre città, nella peggiore delle ipotesi, in costruzioni armate alla meglio dal Governo nelle foreste. Certamente; all'inizio il disagio per le abitazioni prive di arredamento e servizi e le foreste incolte in cui era costretta a vivere, avevano scatenato non poche rivolte e malcontenti all'interno della popolazione, ma più i giorni, i mesi passavano e più diminuiva il numero dei rivoltosi. Il progetto avanzava velocemente e lo Stato, che non aveva fatto mai mancare televisori e computer nelle abitazioni cadenti, approfittava in ogni occasione per vantarsi pubblicamente dei suoi successi:

“I lavori procedono spediti. Probabilmente riusciremo a consegnare le abitazioni a tutta la popolazione prima di quanto avessimo sperato” o “La Cupola sarà terminata 3 mesi prima della consegna prevista. E' un grande traguardo raggiunto dall'edilizia del nostro illustre Paese” o ancora “Con i soldi risparmiati a seguito della consegna anticipata, riusciremo a dotare ogni nuova casa della Cupola di un sistema di allarme in caso di pericolo, di un arredamento ultra-tecnologico e molto altro ancora”

Era così che teneva a bada e sedava le rivolte: promesse, promesse e ancora promesse, come d'altronde aveva fatto da due anni a questa parte. Era stato facile perché dopotutto si era diffuso tra tutti il pensiero che si trattasse solo di aspettare un paio di anni ancora e la qualità della vita sarebbe stata nettamente migliore, di gran lunga migliore della precedente vita “rischiosa” che poteva offrire loro una delle vecchie case. 

Ebbene si, passarono 3 inverni e 2 estati, vite nuove che arrivavano e che probabilmente avrebbero ricordato solo il nuovo mondo e vite che se ne andavano e non l'avrebbero visto mai. La popolazione intera quasi si era abituata alla nuova vita temporanea, aveva trovato le sue abitudini e, inoltre, già metà del tempo previsto per la realizzazione del luogo della sicurezza, del sogno, era passato. Già si cominciavano ad intravedere all'orizzonte i contorni indefiniti della città nuova e il Governo per un po' non ebbe più da preoccuparsi delle rivolte.

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