Con un borsone rosa e azzurro in mano, scesi velocemente le scale. Guardai l'orologio appeso in sala.
Erano le sei e trenta, la festa di Aiden iniziava alle nove e mezza, quindi sarei dovuta andare da Maya, prepararmi in tutto, mangiare qualcosa perché lei avrebbe sicuramente voluto mangiare qualcosa e poi andare alla festa, magari anche in anticipo perché Maya era la ragazza di Aiden.
Sospirai. Solo tre ore. Tre ore alla mia prima festa.

"Dove stai andando signorina?" mi chiese mia madre incrociando le braccia al petto. Mio padre la affiancò.

"Ve l'ho detto, la mia amica Sarah mi ha invitato a casa sua per studiare un po' e poi mangiare qualcosa" risposi.

"Sei in punizione" decise mio padre.

"Cosa? E perché?" chiesi, sorpresa.

"Con chi eri in macchina qualche sera fa?" chiese mia madre in tono severo. Appoggiato al tavolo della cucina, Isaac sorrise soddisfatto. Maledetto.

"Travis mi ha solo dato un passaggio!" protestai.

"Non ce ne importa nulla!" ribatté mio padre urlando. "Tu non devi frequentare quelle persone!"

"Oh certo, perché è meglio che qualche sconosciuto stupri vostra figlia" replicai, alzando la voce. E, prima che avessero potuto dire qualcos'altro, raccolsi il borsone e salii velocemente le scale. Mi chiusi in camera e mi accertai che la chiave fosse ben girata, poi mandai un messaggio a Maya e la avvisai. Avevo un piano, oltretutto. Sicuramente i miei genitori mi avrebbero lasciato  dentro fino alla mattina successiva, avevano sempre fatto così. Non sapevo perché Isaac avesse fatto la spia, ma non mi interessava.

Velocemente aprii di nuovo la porta e sgattaiolai fuori, fino alla camera per gli ospiti. Quando ero piccola, era la stanza dei giochi dove io e Isaac passavamo il tempo a giocare, una con le bambole, l'altro con i supereroi. I nostri genitori ci avevano anche costruito una specie di scivolo interno, che finiva al piano di sotto, nella lavanderia. Entrai nella camera e chiusi la porta senza far rumore. Spostai una cassapanca in legno e trovai il vecchio buco. Probabilmente era molto sporco e aveva qualche ragnatela, ma al momento non importava. Volevo solo andarmene. Buttai il borsone giù per il tubo grigio e mi infilai anche io, ma prima di scivolare giù feci attenzione a rimettere tutto com'era, al meglio che potevo. Scivolai giù e, alla fine, cascai con il sedere per terra nella lavanderia. Per mia fortuna non c'era nessuno, neanche Marion, la donna delle pulizie.

Afferrai il borsone ed uscii fuori, ritrovandomi in corridoio. Alla mia destra, sentivo le voci dei miei provenire dal salone. In punta di piedi corsi verso la porta infondo al corridoio, quella che dava sul giardino. Sgattaiolai fuori e, una volta all'aria aperta, corsi via.

****

"Ce l'hai fatta" sospirò Maya vedendomi.

"Piccolo problema con i miei" dissi e iniziai a spiegarle la mia breve e semplice fuga da casa.

"Ohw, lo voglio anche io uno scivolo interno" piagnucolò. Sorrisi ed entrai in casa.

"Maya, c'è qualcuno?" chiese una donna. Era alta e snella, una donna sulla quarantina. I capelli biondi erano legati in uno chignon e gli occhi grigi mi scrutavano attenti. Capii subito che era sua madre e che le assomigliava molto.

"Lei è una mia amica, Faith" ci presentò Maya. "Faith, lei è mia madre."

"Salve signora Marton" salutai.

"Chiamami pure Celine" disse sorridendo.

"D'accordo Celine."

"Dai, andiamo in camera" Maya mi afferrò per il polso, trascinandomi fino alla sua camera.

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