La mattina dopo Isaac non parlò tanto della conversazione del giorno prima, ma io volevo saperne di più.
Travis aveva ragione.
Ero davvero curiosa.

Perché i miei genitori non sopportano gli Walker? Pensai.

Ero sicura che fosse per qualcosa successo in passato ed ero più che convinta che lo avrei scoperto. Volevo scoprirlo e togliermi quella curiosità dalla testa. E poi volevo sapere di più su Travis. La sera prima mi era sembrato diverso quando eravamo solo io e lui in macchina, meno freddo e spregevole e più socievole e gentile. Ero convinta che se fosse stato Luke a trovarmi forse si, mi avrebbe tolto da quel pazzo di Bryan, ma poi se ne sarebbe andato senza farmi domande.

I miei genitori si erano un po' arrabbiati sul fatto che fossi tornata tardi la sera, ma alla fine non ne fecero una tragedia. Gli spiegai che con la metro avevo sbagliato e che poi avevo preso un taxi sistemando tutto, Isaac non aveva detto nulla e per una volta era rimasto in silenzio. Avevano fatto una faccia disgustata quando avevo nominato la metropolitana, ma avevo continuato lo stesso il racconto.

La campanella mi fece distrarre dai miei pensieri su quella mattina. Raccolsi la mia roba ed uscii dall'aula. Vidi Maya venirmi incontro nel corridoio.

"Finalmente!" urlò. "La Greyson continuava a spiegare filosofia e io non ne potevo più."

"Si, è una materia che odiano tutti" riflettei.

Lei annuì. "Alla fine ieri sei tornata sana e salva?"

Non sapevo se raccontarle o meno di Travis, ma alla fine decisi di evitare. Se ci ripensavo, non sembrava reale neanche a me.

"Si, tutto okay" risposi. In effetti, non le avevo neanche mentito. Mi aveva chiesto se fossi arrivata sana e salva a casa e io le avevo risposto di si.

Uscimmo da scuola e un venticello meno freddo di quello di ieri ci investì in pieno.

"Aiden mi sta aspettando," disse "ci vediamo dopo."

La salutai e scesi le scale, pentendomi di non aver indossato una maglietta più pesante quella mattina. Continuai a camminare fino alla fermata dell'autobus e quando ci arrivai, rimasi sorpresa di chi vidi seduto sulla panchina.
Noah era lì, che si rigirava il cellulare tra le mani e con la divisa della North ancora addosso. O almeno una parte. Aveva tolto la giacca blu e la cravatta, rimanendo con i pantaloni e la camicia bianca. Quando si girò e mi vide, sorrise e mi venne incontro.

"Che ci fai qui? Non dovresti essere a scuola?" chiesi.

"In realtà avevo voglia di vederti" rispose. "Quindi sono venuto a prenderti, sapevo che saresti venuta alla fermata, quindi sono uscito prima e sono venuto qui."

"Che pensiero carino, grazie" commentai sorridendo. Sorrise anche lui, mostrando i perfetti denti bianchi.

"Allora, andiamo a pranzo?" propose.

"Si, magari" accettai.

"Conosco un ristorante molto carino qui vicino, che te ne pare?" disse.

"Perfetto" conclusi. Guardando oltre la sua spalla, notai Travis appoggiato al muro a fumare una sigaretta.

"Andiamo?" chiese. Annuii e ci incamminammo.

Quando passammo davanti Travis, loro due si scambiarono uno sguardo, poi Travis guardò me e iniziò di nuovo a fumare, guardando dritto.

"Quanto non lo sopporto" borbottò Noah.

"Sono in tanti a non sopportarlo" dissi.

"È un tipo così fastidioso, sempre con una sigaretta in bocca e con i suoi amici in giro a ridere e a scherzare su quelli della North" continuò.

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