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IL BUIO OLTRE LA SIEPE

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IL BUIO OLTRE LA SIEPE 

di Harper Lee 

- E' un delitto sparare a un usignolo - insegna Atticus Finch ai suoi bambini. Gli usignoli non fanno 

male a nessuno e creano una musica meravigliosa. La saggezza di Atticus Finch è grande, ma egli 

non può insegnare tutto ai suoi due figli, orfani della mamma. Scout, altrimenti conosciuta come 

Jean Louise, e suo fratello, Jem, devono risolvere da soli il mistero della casa accanto, dove abita il 

leggendario Boo Radley, che nessuno ha mai visto. E quando ad Atticus viene affidata in tribunale 

la difesa di un negro, debbono imparare, a loro spese, a conoscere le leggi del mondo nel quale sono 

nati, il piccolo mondo d'una cittadina nel Sud degli Stati Uniti, negli anni trenta. Il buio oltre la 

siepe, che recentemente ha vinto il premio Pulitzer, è un libro scritto con gran spontaneità; il brio e 

il sentimento che lo pervadono vi commoveranno, così come vi avvincerà lo straordinario clima 

drammatico della sua parte culminante. 

CAPITOLO PRIMO 

Quando stava per compiere i tredici anni, mio fratello Jem si ruppe malamente il braccio all'altezza 

del gomito. Dopo che guarì, e il suo timore di non poter più giocare a rugby si fu sopito, raramente 

ripensava al suo infortunio. Il braccio sinistro era un po' più corto dell'altro, ma lui se ne infischiava 

altamente, purchè riuscisse a far finte e passaggi. 

A distanza di un certo numero di anni, talvolta discutevamo gli avvenimenti che avevano provocato 

quell'incidente. Io sostenevo che tutto era cominciato per colpa di quegli odiosi degli Ewell; lui, 

invece, che aveva quattro anni più di me, diceva che la cosa era cominciata l'estate in cui era venuto 

a trovarci il nostro amico Dill, il quale ci aveva dato per primo l'idea di stanare Boo Radley dalla 

casa che non lasciava da anni. Io replicavo che, a voler prendere le cose alla lontana, la faccenda 

allora era cominciata con Andrew Jackson. Se questi non avesse ricacciato gli indiani Creek su per 

il fiume, il nostro antenato Simon Finch non avrebbe mai risalito il corso dell'Alabama, dopo di che 

noi dove saremmo oggi? 

Simon Finch era un cacciatore d'animali da pelliccia, che aveva stabilito la sua residenza circa 

sessantacinque chilometri sopra Saint Stephens. I suoi discendenti rimasero all'Approdo dei Finch e 

si guadagnarono da vivere col cotone fino a buona parte dei primi anni del ventesimo secolo, 

quando mio padre, Atticus Finch, andò a studiare giurisprudenza a Montgomery, mentre suo fratello 

minore, Jack, si recava a Boston per studiarvi medicina. All'Approdo restò la sorella Alexandra, la 

quale sposò un uomo taciturno, che passava gran parte della giornata steso su un'amaca vicino al 

fiume a domandarsi se i pesci avessero abboccato i suoi ami. Quando mio padre potè indossare la 

toga, si stabilì a Maycomb, capoluogo della contea omonima, trenta chilometri a est dell'Approdo 

dei Finch. Per qualche anno investì i suoi guadagni negli studi medici del fratello, ma, una volta 

avviato lo zio Jack nella sua carriera, Atticus cominciò a trarre una discreta rendita dai suoi studi 

legali. Maycomb gli piaceva; ne conosceva la gente e la gente conosceva lui; era imparentato per 

sangue o per matrimonio con quasi tutte le famiglie della cittadina. A quei tempi, verso il 1930, 

come la ricordo io quando ero bambina, Maycomb era un vecchio paese infiacchito. Allora la gente 

andava adagio. Bighellonava su e giù per la piazza, si trascinava dentro e fuori dai negozi. La 

giornata durava ventiquattr'ore, ma pareva più lunga. Non c'era fretta, perchè non c'era nessun 

posto dove andare, niente da comprare e niente soldi per comprarlo. Nei giorni di pioggia, le strade 

si trasformavano in una mota rossiccia; sui marciapiedi cresceva l'erba. Chissà perchè, allora 

faceva più caldo: muli ossuti, aggiogati a carretti, si scacciavan le mosche di dosso all'ombra afosa 

delle querce sempreverdi nella piazza; i colletti duri degli uomini, alle nove del mattino erano già 

flosci. Le signore facevano il bagno prima di mezzogiorno e dopo il sonnellino delle tre, e verso 

sera parevano tanti pasticcini con una crosta di sudore e talco profumato. 

Noi abitavamo nella via principale del quartiere residenziale: Atticus, Jem e io, più Calpurnia, la 

cuoca. Calpurnia stava con noi da tempo immemorabile. Era tutta spigoli e ossa; era strabica; 

aveva le mani grosse come pale di mulino e dure il doppio. Mi chiedeva di continuo perchè non mi 

comportassi bene con Jem, e mi chiamava in casa quando non ero disposta a tornarci. Le nostre

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