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asia08
asia08

Sep 18, 2009
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racconti - oscar wilde

Oscar Wilde

RACCONTI

IL PRINCIPE FELICE
Nel punto più alto della città, su un'alta colonna, stava la statua del Principe Felice. Era tutto coperto di sottili lamine di oro preziosissimo, come occhi aveva due zaffiri lucenti, e un grande rubino brillava sull'impugnatura della spada.
Era molto ammirato da tutti.
"E' bello come una banderuola - notò un membro del Consiglio della Torre che si vantava di essere un esperto d'arte, - ma non è altrettanto utile" aggiunse, temendo che la gente potesse pensare che era una persona dotata di scarso senso pratico.
"Perché non assomigli al Principe Felice? - domandava una mamma al suo bambino che era solito piangere per niente. - Il Principe Felice non si sogna neppure di piangere per qualcosa".
"Mi fa piacere che ci sia qualcuno al mondo che è sempre felice" mormorò un uomo deluso dalla vita alzando lo sguardo sulla magnifica statua.
"Sembra proprio un angelo" dissero i ragazzi della Carità mentre uscivano dalla cattedrale con le loro lucenti mantelline scarlatte e i lindi grembiulini.
"Come lo sapete? - disse il Maestro di Matematica. - Non ne avete mai visto uno".
"Ah, ma noi li vediamo, nei nostri sogni" risposero i bambini; e il Maestro di Matematica corrugò le sopracciglia e li guardò con molta severità, perché non approvava che i bambini sognassero.
Una notte volò sulla città un piccolo Rondone.
I suoi amici erano partiti per l'Egitto sei settimane prima, ma lui era rimasto indietro, perché si era innamorato della più bella Canna del fiume.
L'aveva incontrata all'inizio della primavera mentre volava lungo il fiume inseguendo una farfalla gialla, ed era stato così attratto dalla sua esile figura che si era fermato a parlarle.
"Posso amarti?" chiese il Rondone, a cui piacevano le maniere spicce, e la Canna gli fece un profondo inchino. Così volò più volte intorno a lei, toccando l'acqua con le sue ali, e formando leggeri increspature. Questo era il suo modo di fare la corte, e continuò per tutta l'estate.
"E' una passione ridicola - squittirono le altre Rondini, - quella non ha denaro, ma solo troppi parenti".
In verità il fiume era pieno di canne. Poi, quando arrivò l'autunno, le altre rondini volarono via.
Dopo che le compagne se ne furono andate, egli si sentì solo, e cominciò a stancarsi della sua innamorata.
"Non c'è conversazione - disse egli, - e io ho paura che sia una civetta, perché sta sempre ad amoreggiare con il Vento".
E certamente, ogni qualvolta soffiava il Vento, la Canna faceva il più grazioso degli inchini.
"E poi ha la stoffa della casalinga - continuò il Rondone, - mentre io amo viaggiare, e mia moglie, di conseguenza, dovrebbe viaggiare anche lei".
"Vuoi venire con me?" le chiese alla fine; ma la Canna scosse la testa poiché era molto affezionata alla sua casa.
"Ti sei preso gioco di me" gridò lei.
"Io parto per le Piramidi. Arrivederci!" e volò via.
Volò tutto il giorno, e di notte arrivò in città.
"Dove mi poserò? - si domandò il Rondone. - Spero che la città possa ospitarmi".
Detto questo, vide la statua sull'alta colonna.
"Mi metterò là - disse ad alta voce, - è una posizione bellissima, ben esposta all'aria aperta".
Così il Rondone scese tra i piedi del Principe Felice.
"Ho un letto d'oro" disse tra sé, guardandosi attorno, e si preparò per dormire; ma aveva appena messo la testa sotto l'ala, che una grossa goccia d'acqua cadde su di lui.
"Che cosa curiosa! - pensò. - Non c'è neppure una nuvola nel cielo, le stelle sono chiarissime e lucenti, eppure sta piovendo.
Il clima nel nord dell'Europa è veramente capriccioso. La Canna amava la pioggia, ma il suo era puro egoismo".
Poi un'altra goccia cadde.
"A che serve una statua se non ti ripara dalla pioggia? - disse. - Devo cercare una cappa di camino" e si decise a volare via.
Ma prima che aprisse le ali, una terza goccia cadde, ed egli guardò in su, e vide... ah! che cosa vide?
Gli occhi del Principe Felice erano pieni di lacrime, e le lacrime scivolavano giù dalle guance d'oro. La sua faccia era così bella nella luce lunare che il piccolo Rondone si sentì impietosire.
"Chi sei?" chiese.
"Io sono il Principe Felice".
"Perché allora stai piangendo? - continuò il Rondone. - Mi hai completamente bagnato".
"Quando ero vivo e avevo un cuore da uomo - rispose la statua, - io non sapevo cosa fossero le lacrime perché vivevo nel Palazzo di Sans-Souci, dove alla tristezza non era permesso di entrare.
Durante la giornata giocavo con i miei compagni nel giardino, e di sera mi lanciavo nelle danze nel Grande Salone. Intorno al giardino c'era un alto muro, ma io non mi sono mai preoccupato di chiedere cosa ci fosse al di là perché tutto quello che stava intorno a me era bellissimo. I miei cortigiani mi chiamavano il Principe Felice, e felice lo ero veramente, se il piacere significa anche felicità. Così io vissi e così io morii. E ora che sono morto mi hanno sistemato qui, così in alto che posso vedere tutte le brutture e le miserie della mia città, e sebbene il mio cuore sia fatto di piombo non posso far altro che piangere".

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