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gigi2600

on May 15, 2009
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eros_giovanni_verga

1


Giovanni Verga
Eros

Questo e-book è stato realizzato anche grazie al sostegno di:
E-text
Editoria, Web design, Multimedia
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QUESTO E-BOOK:

TITOLO: Eros
AUTORE: Verga, Giovanni
TRADUTTORE:
CURATORE:
NOTE:

DIRITTI D'AUTORE: no

LICENZA: questo testo è distribuito con la licenza
specificata al seguente indirizzo Internet:
http://www.liberliber.it/biblioteca/licenze/

TRATTO DA: Eros / Giovanni Verga ; introduzione di Gilberto Finzi. - Milano : A. Mondadori, 1986. - XXXVII, 182 p. ; 19 cm. - (Oscar classici ; 85)

CODICE ISBN: 88-04-27975-3

1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 24 ottobre 1997

INDICE DI AFFIDABILITA': 1
0: affidabilità bassa
1: affidabilità media
2: affidabilità buona
3: affidabilità ottima

ALLA EDIZIONE ELETTRONICA HANNO CONTRIBUITO:
Claudio Paganelli, md5924@mclink.it

REVISIONE:
Claudio Paganelli, md5924@mclink.it


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EROS
Giovanni Verga

I

Verso le quattro di una fra le ultime notti del carnevale, la marchesa Alberti, seduta dinanzi allo specchio, e alquanto pallida, stava guardandosi con occhi stanchi e distratti, mentre la cameriera le acconciava i capelli per la notte.
«Che rumore è cotesto?» domandò dopo un lungo silenzio.
«La carrozza del signor marchese.»
«Cosí presto!» mormorò essa soffocando uno sbadiglio.
La cameriera era per chiudere l'uscio del salottino che metteva nelle stanze del marchese, allorché entrò bruscamente un uomo in abito da maschera, col passo malfermo, e il riso scuro.
«Cecilia dorme?» domandò senza fermarsi.
«L'ho lasciata or ora, signor marchese» rispose la cameriera mal dissimulando la sorpresa.
«Domandatele se può accordarmi cinque minuti.»
Egli rimase immobile, col ciglio corrugato, e lo sguardo fiso dinanzi a sé. La cameriera ritornando sollevò la pesante portiera di velluto; il marchese fece alcuni passi verso l'uscio, volse gli occhi a caso su di un grande specchio che gli stava di faccia: sembrò esitare un istante, poscia alzò le spalle, aggrottò il sopracciglio, ed entrò col sigaro in bocca.
La marchesa leggeva, voltata verso il muro: udendo il passo di lui chiuse il libro, e domandò senza muovere il capo:
«Siete voi?»
«Sí.»
Ella alzò gli occhi verso l'orologio appeso alla parete.
«Son le quattro e mezzo,» rispose il marito a quella muta e significativa interrogazione, masticando il sigaro fra i denti.
«Datemi quella boccettina che è lí sul tavolino, vi prego.» Egli buttò il sigaro nel camino, e non si mosse.
Allora la marchesa si voltò verso di lui, con un brusco movimento che modellò le coperte sulla sua elegante figura di donna; si passò una mano piú bianca della batista che le cadeva lungo il braccio, sui folti capelli castani, e fissò in volto al marito i suoi grand'occhi scuri bene aperti
Egli era ritto, immobile, serio - troppo serio per gli abiti che indossava - e avea tuttora un leggiero strato di polvere sui capelli e sul viso: dovea essere giovane, invecchiato anzitempo, pallido, biondo, elegante, alquanto calvo.
«Dovete parlarmi?» domandò la marchesa dopo un breve silenzio.
«Sí.»
«Sedete adunque.»
Egli volse un'occhiata sulle seggiole ed il canapè, ingombri di vesti e di arnesi muliebri, e rispose secco: «Grazie».
«Vi chiedo scusa per la mia cameriera» disse la moglie arrossendo impercettibilmente.
Alberti inchinò appena il capo.
«Scusatemi piuttosto la mia visita importuna. Mi premeva di parlarvi... stasera.»
Cecilia gli lanciò uno sguardo rapido e penetrante, e domandò:
«Avete perduto?»
«Non ho giocato.»
«Vi battete...?»
«Sí.»
Ella impallidí.
«Tranquillizzatevi» soggiunse il marchese. «Non mi batto col conte Armandi.»
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