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#128606
lopsesa
lopsesa

Apr 21, 2009
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Il Ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde

Oscar Wilde
Il ritratto di Dorian Gray

I

Lo studio era intriso d'uno splendido odore di rose, e quando la lieve brezza estiva frusciava tra gli alberi del giardino, dalla porta aperta penetrava il pesante profumo delle serenelle, o quello più delicato dei rosaspini.
Sdraiato nell'angolo di un divano coperto di stoffe persiane, e fumando, secondo la sua abitudine, un numero indefinito di sigarette, Lord Henry Wotton poteva vedere i fiori di un'acacia, colorati e dolci come il miele, quei rami fragili che pareva potessero appena sopportare una bellezza tanto splendida; e di quando in quando l'ombra fantastica di un uccello volante si proiettava e scorreva sulle pesanti tende di seta, con una specie di fuggitivo effetto giapponese, facendogli ricordare quei pittori di Tokio, dal viso di giada pallida, che pur servendosi d'un'arte necessariamente statica, cercano di rendere il senso della velocità e del moto. Il cupo ronzio delle api che si muovevano tra le lunghe erbe non falciate del prato, o rotavano monotonamente attorno agli stami dorati dei caprifogli, rendeva ancor più opprimente la immobilità dell'ora. Lo strepito di Londra pareva la vibrazione delle note basse di un organo lontano.
In mezzo alla camera, su un cavalletto, era il ritratto a figura intera di un giovane di singolare bellezza; di fronte, poco lontano, sedeva l'autore; il pittore, Basil Hallward, la cui improvvisa scomparsa alcuni anni or sono suscitò tanto interesse nel pubblico, e originò molte strane congetture.
Mentre il pittore considerava la forma preziosa e piacente che aveva creato sulla tela, un sorriso gli illuminò il volto, e parve cristallizzarsi. Ma improvvisamente egli si alzò in piedi, e, chiusi gli occhi, si pose le dita sulle palpebre, come per trattenere nella fantasia un sogno curioso dal quale temeva di risvegliarsi.
«È il vostro più bel lavoro, la migliore opera che abbiate mai fatto, Basil» disse Lord Henry languidamente. «Dovete mandarla al Grosvenor l'anno venturo. L'Accademia è troppo vasta e volgare. Il Grosvenor è il solo locale adatto a un'esposizione.»
«Non credo che lo esporrò mai» disse l'altro, gettando il capo all'indietro in un particolare atteggiamento che faceva tanto sorridere i suoi amici d'Oxford. «No, non lo esporrò.»
Lord Henry aggrottò le sopracciglia, e lo guardò stupefatto a traverso le sottili volute di fumo azzurro che si svolgevano in fantastiche spire dalla sua greve sigaretta oppiata. «Non lo esporrete? E perché mai, mio caro Basil? Avete ragioni particolari per far questo? Siete stranissimi individui voi pittori. Fate tutto il possibile per farvi un nome; e quando l'avete conquistato par che cerchiate di perderlo. Questo è assurdo da parte vostra; al mondo non c'è che una cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé. Un ritratto simile vi aprirebbe molta strada tra i giovani d'Inghilterra, e riempirebbe i vecchi di gelosia, ammesso che i vecchi siano sensibili a una passione.»
«Sapevo che avreste riso di me» egli rispose, «ma, proprio, non posso esporlo. Vi ho rinchiuso troppo di me stesso.»
Lord Henry si abbandonò sul divano e rise.
«Sì, lo sapevo che avreste detto così; ma, comunque, è vero. Troppa parte di voi stesso. Davvero, io non sapevo che poteste essere così vanitoso; e non riesco a scorgere somiglianza alcuna tra voi, il vostro viso delineato e forte, i vostri capelli neri come il carbone, e questo giovane Adone che par fatto d'avorio e di petali di rosa. Ma, mio caro Basil, quello è Narciso, e voi - senza dubbio avete un'espressione intelligente, ed altri pregi simili - ma la bellezza, la bellezza vera finisce dove comincia l'espressione dell'intelligenza. L'intelligenza pura, è una ipertrofia, e distrugge l'armonia di ogni viso. Dal momento in cui uno si mette a pensare, diviene o tutto naso, o tutta fronte; certamente brutto. Guardate gli uomini che hanno fatto strada in una professione culturale. Sono decisamente brutti! Tranne naturalmente gli uomini di Chiesa. Gli uomini di Chiesa però, non pensano. A ottant'anni un vescovo continua a dire ciò che gli fu insegnato quando ne aveva diciotto, e naturalmente conserva sempre un aspetto piacente. Il giovane misterioso amico, di cui non mi avete mai detto il nome, ma il cui ritratto mi interessa profondamente, non pensa mai. Ne sono certo. È una creatura irragionevole, bellissima, che dovrebbe sempre esserci vicino in inverno, quando non abbiamo fiori da guardare, e in estate, quando abbiamo bisogno di qualche cosa che ecciti il nostro spirito. Non illudetevi, Basil; non gli assomigliate punto.»


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