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Tredix

on Mar 21, 2009
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6


Title: sconosciuto
Author: Paolo
CreationDate: Thu Feb 09 22:55:00 CET 2006
ModificationDate: Wed Mar 25 09:00:00 CET 1970
Genre:
Description:
KHALED HOSSEINI.

IL CACCIATORE DI AQUILONI.

PIEMME - 2004.



Traduzione di Isabella Vaj



www.edizpiemme.it



Questo libro è dedicato a Haris e Farah, entrambi noor dei miei occhi,

e ai bambini dell'Afghanistan.



Uno.



Dicembre 2001.



Sono diventato la persona che sono oggi all'età di dodici anni, in una

gelida giornata invernale del 1975.

Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla

mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente

ghiacciato. E' stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti,

che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi

artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in

quel vicolo deserto.

Oggi me ne rendo conto.

Nell'estate del 2001 mi telefonò dal Pakistan il mio amico Rahim Khan.

Mi chiese di andarlo a trovare.

In piedi in cucina, il ricevitore incollato all'orecchio, sapevo che

in linea non c'era solo Rahim Khan. C'era anche il mio passato di

peccati non espiati. Dopo la telefonata andai a fare una passeggiata

intorno al lago Spreckels. Il sole scintillava sull'acqua dove dozzine

di barche in miniatura navigavano sospinte da una brezza frizzante. In

cielo due aquiloni rossi con lunghe code azzurre volavano sopra i

mulini a vento, fianco a fianco, come occhi che osservassero dall'alto

San Francisco, la mia città d'adozione. Improvvisamente sentii la voce

di Hassan che mi sussurrava: Per te qualsiasi cosa. Hassan, il

cacciatore di aquiloni.

Seduto su una panchina all'ombra di un salice mi tornò in mente una

frase che Rahim Khan aveva detto poco prima di riattaccare, quasi un

ripensamento.

Esiste un modo per tornare a essere buoni. Alzai gli occhi verso i due

aquiloni. Pensai ad Hassan. A Baba e ad Ali. A Kabul. Pensai alla mia

vita fino a quell'inverno del 1975. Quando tutto era cambiato. E io

ero diventato la persona che sono oggi.



Due.



Da bambini Hassan e io ci arrampicavamo su uno dei pioppi lungo il

vialetto che portava a casa mia e da lassù infastidivamo i vicini

riflettendo la luce del sole in un frammento di specchio. Ci sedevamo

uno di fronte all'altro su un ramo, le gambe nude a penzoloni, e

mangiavamo more di gelso e castagne di cui avevamo sempre le tasche

piene. Usavamo il frammento di specchio a turno, ci tiravamo le more e

ridevamo come matti. Vedo ancora i raggi di sole che filtrano

attraverso il fogliame illuminando il viso di Hassan: perfettamente

tondo, come quello di una bambola cinese di legno, con il naso largo e

piatto, gli occhi a mandorla, stretti come una foglia di bambù, giallo

oro, verdi, o azzurri come zaffiri a seconda della luce. Ricordo le

piccole orecchie dall'attaccatura bassa e il mento appuntito, che

sembrava un'appendice carnosa, aggiunta al viso in un secondo momento.

E quel labbro spezzato, un errore del fabbricante di bambole, cui

forse era sfuggito lo scalpello, per stanchezza o disattenzione.

Talvolta, mentre ce ne stavamo nascosti sugli alberi, proponevo ad

Hassan di estrarre la sua fionda e mitragliare di castagne il pastore

tedesco del nostro vicino. Lui non voleva mai, ma se io glielo

chiedevo, glielo chiedevo veramente, cedeva. Non mi avrebbe mai

rifiutato nulla. E la sua fionda era infallibile.

Quando suo padre Ali ci scopriva, si arrabbiava - per quanto si

potesse arrabbiare una persona gentile come lui - e minacciandoci con

il dito ci faceva scendere dall'albero. Poi ci requisiva lo specchio e

ci ripeteva quello che sua madre diceva a lui quando era piccolo: che

anche il diavolo usa gli specchi per distrarre i musulmani dalla

preghiera. «E ride mentre lo fa» aggiungeva sempre, guardando

severamente il figlio.

«Sì, padre» balbettava Hassan con gli occhi a terra.

Ma non mi ha mai tradito. Non ha mai confessato che tanto lo specchio

quanto le castagne erano idee mie.

Il vialetto di mattoni rossi che conduceva al cancello in ferro
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